L’architetto seicentesco, Giovanni Maria Gola, progettò l’Oratorio che avrebbe dovuto fare concorrenza alla nascente chiesa degli Agostiniani Scalzi

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TURBIGO – Impossibilitato a uscire di casa, ho impiegato l’intero pomeriggio del 1° maggio 2017 a scrivere la storia di questo architetto a cui è dedicata una Via turbighese. Nato a Turbigo il 30 aprile 1654, progettò l’Oratorio (ossia chiesa campestre, in quanto allora, a nord del terreno parrocchiale, c’erano solamente campi) che avrebbe dovuto sorgere in Via Fredda (dove attualmente è collocata la ‘Casa del Giovane’ – Ufficio Postale), in concorrenza con la nascente chiesa degli Agostiniani Scalzi. Perché tra parroco e frati non correva buon sangue, anche perché gli abitanti del Turbigo in Giò frequentavano volentieri la chiesetta di San Damiano anziché la parrocchiale. E capitava anche che i morenti prendessero l’estrema unzione dai Frati ai quali magari lasciavano parte dei loro beni…L’Oratorio progettato dall’architetto Gola non fu costruito e quindi nel Turbigh in Giò rimase l’influenza dei Frati fino a quando, nel 1807, il convento fu chiuso dalle superiori autorità.

67 – GOLA GIOVANNI MARIA, architetto secentesco

Collega la Via Corridoni con la Via Libertà ed è stata denominata con delibera n. 68 nel Consiglio Comunale del 29 settembre 1985. I primi insediamenti in margine a questa Via risalgono al secondo dopoguerra, ma fu solamente con il completamento di un piano di insediamenti residenziali a villette che si determinò la necessità che tale vie diventasse pubblica.

Di questo illustre turbighese non si sapeva nulla fino a quando non ne parlarono il Grassi e la Gatti Perer (1965) in occasione della pubblicazione del catalogo del fondo Spedizioni diverse, rintracciato nel 1964 nell’Archivio Arcivescovile di Milano. E’ lì che è stato rintracciato un disegno, datato ‘1678, addì 15 agosto” con firma “Giovanni Maria Gola ha dissegnato” della lunghezza di mm 340×227, realizzato con inchiostro seppia su carta filigranata, il quale rappresenta il progetto di un oratorio campestre, ad aula rettangolare, in due campate e cappella maggiore quadrata, che avrebbe dovuto sorgere nel terreno che da sempre apparteneva alla parrocchia, dove attualmente c’è la ‘Casa del Giovane’ (Ufficio Postale).

Fu il parroco di Turbigo, Melchiorre Butero (1652-1678), che nel 1677 chiese di “poter edificare un oratorio dedicato a San Defendente, per propria devozione e comodità del popolo che va in campagna e si trova un po’ distante dalla parrocchiale” e ciò nonostante qualche anno prima fosse stata posta la prima pietra della nuova chiesa dei SS. Cosma e Damiano, che si trovava a poca distanza dal sito individuato per l’erezione (e forse proprio per una sorta di concorrenza con i frati agostiniani che non erano visti di buon occhio dal parroco! (1)). La chiesetta campestre non si fece perché il parroco morì poco dopo.

Recenti ricerche di Paolo Mira hanno permesso di saperne di più su questo architetto turbighese. Giovanni Maria Gola nacque a Turbigo il 30 aprile 1654. Era figlio di Domenico e Angela Borromeo (2), sorella di Giacomo Francesco Borromeo, noto architetto che lavorò con il Richini a Cuggiono, ciò che gli permise di iscriversi al prestigioso collegio milanese nel 1668. Diversamente, il nipote Giacomo Maria Gola che, trasferitosi presso la parrocchia di San Maurilio a Milano, aveva iniziato nel 1673 a frequentare lo studio di Giovanni Sebastiano Robecco, riuscendo a diventare membro del prestigioso Collegio nel 1678. (3)

NOTE

1 – Lo documentano una grande quantità di ‘proposizioni’ rinvenute nell’Archivio Plebano di Dairago.

2 – A memoria, purtroppo invecchiata, ricordo che uno dei documenti più antichi conservati nell’Archivio Storico turbighese è il testamento di un Borromeo che abitava nell’attuale Via Al Palazzo, quel palazzo ancora oggi visibile sulla destra scendendo (con delle colonne) prima di arrivare l Naviglio.

3 – Già nel Cinquecento esisteva a Milano un‘Università di Ingegneri e Agrimensori che poco alla volta assunse un carattere statutario. Dal XVI al XVIII secolo furono diversi i professionisti provenienti dai nostri paesi che ottennero l’iscrizione al prestigioso Ordine. Il primo citato (1593) è Giovanni Pietro Carisio, un cuggionese, seguito dal parente Gerolamo Carisio nato nel 1623 da Giovanni Antonio, detto il ‘Contino’ e Perpetua Pissina. A lui sono legati Giacomo Francesco Borromeo di Turbigo, figlio di sua sorella Maddalena Carisio e il nipote di quest’ultimo, Giovanni Maria Gola.

FOTO Il sito della parrocchia (attuale area occupata dalla Casa del Giovane-Ufficio Postale) dove il parroco Butero voleva innalzare una chiesetta, in ‘concorrenza’ con la rinnovata chiesa dei SS. Cosma e Damiano gestita dai padri Agostiniani Scalzi, della quale erano in corso i lavori. Questo sito ha una lunga storia: durante la sua terza Visita Pastorale il card. Andrea Ferrari benedì l’Oratorio maschile (qui rappresentato nella foto in evidenza). In questo Oratorio si riunivano le operaie turbighesi all’inizio del Novecento e qui fu arrestato il sindacalista Antonio Noseda. L’oratrio maschile è stato demolito negli anni Cinquanta del secolo scorso per far posto alla Casa del Giovane.

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