L’Africa e il MO.CI (Movimento per la Cooperazione Internazionale) Milano: la strada delle emozioni

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    ABBIATEGRASSO – “Per me l’Africa è un po’ come la strada delle emozioni. In questi due giorni di viaggio che ci vogliono per raggiungere la missione situata nel nord del Benin, l’Africa si mette allo specchio. Attraversi la miseria, situazioni neanche lontanamente immaginabili e capisci la storia dei migranti di cui noi qui vediamo l’ultimo pezzo“.

    Il dottor Aldo Minuto è il primario anestesista dell’ASST Ovest Milano (ex Azienda Ospedaliera di Legnano) e da poco è rientrato dal suo ultimo viaggio in Benin con il M.O.C.I Milano Movimento per la Cooperazione Internazionale, Organizzazione non Governativa che da una ventina d’anni a questa parte porta avanti progetti umanitari in Rwanda, Benin e  Congo. 

    “In questi posti – dice Minuto – sul piano delle fragilità c’è tantissimo da fare. Siamo arrivati prima in Rwanda nel 1999, abbiamo trovato un Paese a pezzi, con una situazione ancora molto delicata a livello politico, appena uscito dal terribile genocidio del 1994″. Qui il MO.CI è riuscito a realizzare un vero e proprio gioiello sanitario nella regione dei grandi Laghi.  E’ stato fondato l’ospedale di Mibilizi, situato a sud-ovest della provincia di Cyangugu, nella parte più occidentale del Rwanda nel cuore dell’Africa Nera.

    Siamo partiti praticamente da zero. Abbiamo realizzato un nuovo blocco operatorio e inizialmente, abbiamo organizzato missioni continue anche tre volte l’anno con periodi di 15/20 giorni“. Poco alla volta questo ospedale si è trasformato in un vero e proprio punto di riferimento con pazienti che tutt’oggi arrivano anche dai vicini Burundi e Congo.

    “E’ stato un grosso impegno – ricorda – ma i tanti sforzi sono stati ripagati dalla soddisfazione finale. Anche come formazione abbiamo preparato diversi medici del posto. E’ stato un po’ come tornare indietro all’inizio della nostra carriera medica, in quanto, in questi posti la tecnologia a volta non basta. Serve un metodo più empirico ma efficace”.

    Tutto il progetto si è sviluppato con l’appoggio della Diocesi del luogo, e si è giunti a realizzare anche una sorta di “mutua privata“.

    Benché in un contesto delicato – sottolinea Minuto – abbiamo avuto rapporti con il Governo, ci siamo mossi tramite il nostro consolato. Adesso chi lo desidera in Rwanda pagando un euro all’anno può avere tutta una serie di visite ed esami gratuiti, alcune di queste essenziali, considerato per esempio l’alta diffusione che vi è ancora (specie tra le donne) dell’HIV”.  Di investimenti ne sono stati fatti parecchi: oltre 2 milioni di euro in progetti che sono andati ben oltre l’ambito sanitario.

    Dai progetti in campo agricolo, a quelli di natura educativa, sino alla scuola dei mestieri e alla realizzazione di un centro disabili. Perché laggiù il tema degli abbandoni tra i minori è ancora oltre modo impattante, senza contare le ricadute a livello psichico, oltre che sanitario.

    “Oggi questa struttura – evidenzia il primario dell’ASST Ovest Milanoraccoglie almeno 180 bambini disabili per lo più abbandonati”. Un’esperienza forte, ma bellissima, che prosegue. Come dal 2011 va avanti il progetto nel vicino Benin. “Una regione dalle condizioni climatiche, ma non solo davvero difficile” osserva Minuto. Non è facile, d’altronde, dover lavorare con una temperatura costante di 42-45 gradi. Senza dimenticare la componente religiosa: in Benin il 90% della popolazione è mussulmana.

    Anche qui però con l’aiuto della Diocesi siamo riusciti a realizzare un ospedale che alla luce della situazione è oggi un punto di riferimento per molti“.  “Offrire questo genere di esperienze molto forti – rimarca Minuto – ai nostri giovani medici (e non solo) significa vivere esperienze umane uniche. Certo la nostra tristezza è vedere pazienti che qui da noi potrebbero essere salvati”. Anche in Benin i progetti vanno ben oltre l’aspetto sanitario. Dalla costruzione di pozzi, all’attivazione dell’energia elettrica con sostituzione dei vecchi generatori.

    Anche in Benin, naturalmente, non manca la piaga dei bambini abbandonati, da qui il progetto orfanotrofio. Altro grosso ostacolo è la malnutrizione. In quest’ottica va il “progetto spirulina”. “Abbiamo realizzato sei vasche dove facciamo crescere quest’alga dai forti contenuti proteici. E’ un metodo efficace, oltre che economico per integrare l’alimentazione di questi bambini”. 

    Complessivamente, in tutti questi anni hanno turnato dai 300 ai 350 medici e operatori sanitari nelle missioni del MOCI. “Molti – conclude Minuto – arrivano dai nostri quattro ospedali, per ovvi motivi di conoscenza, gli altri anche dai presidi sanitari di Milano e della provincia”. Insomma, una bella storia che continua e che cresce sempre di più.

    Fabrizio Valenti

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