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La vita ai tempi del coronavirus- Un intervento della dottoressa Elena Oldani, psicologa

Consigli pratici per vivere al meglio (e non subire) l'isolamento forzoso

Oltre all’emergenza sanitaria, in tutta Italia- ne parlano diffusamente giornali e media- stiamo vivendo anche una vera emergenza psicologica. Abbiamo perciò chiesto ad un’autorevole professionista del ramo- attiva da anni nel Magentino- di esaminare il tema, proponendo anche delle possibili soluzioni da attuare durante la quarantena. A questo primo intervento, nei prossimi giorni, ne seguirà un secondo. Buona lettura.

Ci troviamo immersi in una situazione di emergenza inedita e “straordinaria”, il nemico che ci minaccia è invisibile e ciò rende ancora più difficile prendere coscienza della serietà della situazione. L’evoluzione incerta e le grandi limitazioni alle libertà personali rendono tutto ancora più complesso da gestire.

Le reazioni di ognuno di noi sono le più eterogenee, considerando il punto di vista non solo della terapeuta, ma anche quello della donna che si trova costantemente a contatto con le persone nei contesti più disparati (che ancora mi sono concessi, svolgendo un’attività sanitaria e di volontariato attivo sul territorio). Si passa dalla negazione e minimizzazione del pericolo, per arrivare attraverso diversi gradi di insofferenza, fino a comportamenti irrazionali e di psicosi collettiva.
Studi di psicologia sociale e nello specifico Le Bon spiegano bene come “Una persona quando entra a far parte di una folla arriva a pensare e agire diversamente da quanto farebbe se fosse sola “.

Non è la prima volta che ci troviamo a dover affrontare situazioni di emergenza, la nostra storia è caratterizzata da terremoti e alluvioni, ma nel caso del CoViD-19 è diverso, per almeno due motivi: il nemico è invisibile e non ne conosciamo evoluzione, inoltre, lo spazio lasciato all’imprevedibile e all’ignoto è troppo vasto. L’uomo ha, invece, bisogno di controllo, di sapere con chi sta lottando e quando ciò non è possibile viene destabilizzato. Il ruolo della psicologia risulta essere, così, di non  secondaria importanza.

Ovviamente, ora la priorità è riconosciuta all’intervento sanitario e a tutto ciò che serve per mettere in sicurezza le persone. Gli psicologi, oltre allo studio del fenomeno e dell’incidenza sugli individui, hanno il ruolo di supportare prima e intervenire poi, non solo su chi si è ammalato, ma anche sui familiari, sugli operatori sanitari e su tutti coloro che sono stati coinvolti.

E’ importante rendersi conto della transitorietà della situazione, della necessità di intervenire nell’immediato, senza trascurare ciò che sarà dopo.
Come possiamo ora gestire al meglio le limitazioni a cui siamo costretti? 

1. Riscopriamo le nostre risorse e cogliamo l’occasione per uscire da una routine consolidata, per dedicarci a ciò che abbiamo spesso trascurato.
2. Impariamo a gestire le emozioni negative. Innanzitutto occorre riconoscerle per quello che sono, lasciarle andare senza cercare di eliminarle o evitarle. A tale proposito, sono utili anche piccoli e semplici esercizi di rilassamento (es. esercizi di respirazione), ma anche dedicarsi a giochi di memoria, che oltre a impegnare il tempo divertendosi, ci permettono di contrastare il decadimento cognitivo che l’isolamento può causare; per adulti e bambini, un buon “passatempo” è dato dalla creazione e/o colorazione di Mandala.
3. Non eccediamo con l’uso del digitale. Ora, più che mai, i social risultano essere strumenti molto utili, ma facciamo attenzione a non cadere in comportamenti compulsivi da controllo del cellulare e rincorsa delle infinite informazioni presenti nel web (infodemia). La rassicurazione, data dall’essere informati, lascia il posto alla tensione. Un paio di volte al giorno è ciò che ci serve per essere informati senza esagerare. Lasciamo spazio anche ad altro.
4. Altro atteggiamento utile è quello di non essere proiettati su “quando finirà”, ma viversi di più il presente. Il futuro è fonte di ansia, il presente permette di agire su ciò che ci crea malessere.

Oltre alla “reclusione forzata”, occorre non sottovalutare la “convivenza forzata”. La maggior parte di noi non è abituata, i ritmi lavorativi e gli impegni vari portano a stare fuori casa gran parte della giornata. Ora la situazione è capovolta e ciò può presentare delle criticità anche serie, sia a coppie non problematiche, ma sopprattutto quando ci sono dei conflitti non risolti prima.

Le fasi principali di una convivenza forzata possono riassumersi in due: la fase iniziale, che potremmo definire anche di luna di miele, caratterizzata da piacere, entusiasmo, comunicazione positiva e confronto, tolleranza; una fase successiva, dopo poco tempo a volte, fatta di disagio per l’eccessiva vicinanza e poca privacy, delusione e frustrazione, comunicazione compromessa, intolleranza e i conflitti esistenti riemergono.

Utile è ritagliarsi degli spazi per sé e rispettare quelli dell’altro, darsi dei momenti di condivisione e stabilire degli obiettivi comuni, risolvere ed affrontare subito le incomprensioni.

Consideriamo che il contesto in cui siamo costretti a vivere ha un’influenza determinante sugli stati d’animo di ognuno.
Inoltre, da non sottovalutare affatto, per molte donne rimanere chiuse in casa non è sicuro, significa essere costrette a convivere con il proprio nemico. I numeri dei servizi antiviolenza sono sempre attivi  e forniscono assistenza e aiuto.
L’altra faccia della medaglia è rappresentata da chi è costretto a vivere lontano dai propri affetti e mantenere i contatti attraverso i vari canali a disposizione risulta essere fondamentale. Mantenere e riscoprire dei momenti di condivisione e progettazione può aiutare molto.

E i bambini?

 

Anche loro si trovano a vivere un cambiamento importante. Se, inizialmente, può essere considerata una vacanza, l’occasione per non andare a scuola, giocare, ecc. poi, col passare del tempo, si possono manifestare anche in loro segnali di disagio e sofferenza. E ricordiamoci di non trascurare i bambini che hanno bisogni particolari. E’ possibile parlare e spiegare loro ciò che succede e se utiliziamo un linguaggio adeguato all’età, loro capiranno e ne saranno rassicurati. Ciò che non viene detto crea in loro insicurezze e le bugie generano paura e confusione. I disegni possono aiutarli ad esprimere le emozione e dare senso, così come i Mandala possono aiutarli a gestire al meglio ansie e agitazioni varie.
Con gli adolescenti l’ascolto fa la differenza tra subire una situazione di privazione di una socialità essenziale in questa fase di vita e utilizzare al meglio il tempo che si trovano ad avere a disposizione.

Gli anziani?

Fin da subito sono stati riconosciuti come la categoria più a rischio, non solo per il pericolo di contrarre il virus e le conseguenze a cui possono andare incontro, ma anche per il cambiamento notevole di abitudini e il rischio maggiore di isolamento sociale. Mantenere i contatti con i familiari è ancora più importante, fa sentire meno soli, abbandonati e argina il rischio di “lasciarsi andare”. L’aiuto e la rete sociale giocano un ruolo chiave. Numerose sono le iniziative messe in campo da enti e associazioni varie proprio per rispondere alle esigenze dei più deboli o bisognosi. L’esigenza non è solo rappresentata dalla spesa per procurarsi i beni di primaria necessità e i farmaci di cui necessitano, ma hanno bisogno di essere aiutati anche a capire la necessità di cambiare alcune abitudini e stare in casa per proteggersi, senza creare allarmismi  o paure ulteriori.

Altre indicazioni utili su come gestire in maniera positiva la “quarantena”:

1. Non stravolgere completamente le abitudini di base e il corretto ritmo sonno-veglia, riscopri il piacere di cucinare o di dedicarti ad una sana alimentazione.
2. Evita di confondere i giorni della settimana, rischiando così di perdere l’orientamento temporale; organizzarsi e programmare le attività aiuta anche poi in vista della ripresa
3. Non trascurare la cura della propria persona (barba, doccia, ecc.)
4. Rimani in contatto con gli altri. L’essere umano è un animale sociale e non può prescindere dallo stare in relazione. I social non sono mai stati tanto utili e preziosi come in questa situazione di isolamento forzato.
5. Movimento. O meglio, muoversi stando in casa! Sembra impossibile, ma non lo è. Anche in questo caso, occorre trasformare e adattare il concetto di attività fisica a cui si era abituati. Il movimento aiuta molto a scaricare stress e ansia, oltre a ricaricare le batterie del buon umore.
6. Non smettere di fare progetti, da poter realizzare ora e anche con la ripresa.
7. Non trascurare il tempo e lo spazio per stare in compagnia di se stessi. Leggi, medita, lascia spazio alla creatività.
8. Cerca di evitare l’infodemia, ovvero l’informazione sregolata e dilagante. Lascia spazio anche ad altro!
9. Lascia spazio anche al divertimento, all’ironia e alle risate. Aiuta a non accumulare frustrazione e rabbia, sciogliendo le tensioni.
10. Non chiuderti nelle emozioni che provi, condividerle fa sentire meno soli. Se serve, chiedi aiuto! Non aspettare sempre dopo, chiedi quando ne hai bisogno.

A cura della dottoressa Elena Oldani, psicologa

(1- continua)

Lo studio della d.ssa Elena Oldani è a Santo Stefano Ticino, in via Trieste 35

IL CURRICULUM PROFESSIONALE

La Dott.ssa Oldani si è laureata in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Torino l’1 Dicembre 1998. Nel 2002 ha conseguito un Master in Tecniche di Psicoterapia Breve Strategica presso il Mental Research Institute di Milano ed attualmente si sta specializzando in Psicologia Criminalistica e Scienze Forensi. Dal 1999 al 2000 ha effettuato il Tirocinio professionalizzante presso il Day Hospital Oncologico Ospedale di Abbiategrasso. Dal 2001 ad oggi svolge attività libero professionale di Psicologa Psicoterapeuta occupandosi di colloqui anamnestici e diagnostici, valutazioni tesistiche, psicoterapia individuale, colloqui psico-educativi, terapia individuale e di coppia, perizie psicologiche in ambito forense, progettazione e realizzazione di seminari e corsi. Nel 2007 è stata inoltre docente in comunicazione aziendale presso l’Istituto IPSIA L. da Vinci, Magenta (Mi) e nel 2014 è diventata Vice presidente Aps “Istituto Scienze Psicologiche H.P.” Magenta. Ha maturato buone competenze comunicative e buona attitudine ai rapporti interpersonali, ottima capacità di ascolto, adattabilità, elevata flessibilità, predisposizione al lavoro di gruppo, cooperazione, attitudine a lavorare per obiettivi, buone capacità organizzative, capacità di lavorare in situazione di stress, capacità di svolgere attività declinate su più fronti (clinico, educativo e di ricerca), capacità di lavorare con diverse tipologie di utenze (bambini, adulti, anziani, normodotati, disabili).

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