La Turchia all’attacco del Kurdistan

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    Il governo di Ankara ha dato il via libera al riempimento della diga di Ilisu. Il Nord dell’Iraq, con una forte presenza curda, è a rischio desertificazione.

     

    Gli 80 mila abitanti di Hasankeyf, nella provincia meridionale turca di Batman, dovranno abbandonare le loro case, per sempre. La Turchia prevede di costruire 22 dighe. Il progetto è del 1982 e la sua realizzazione, l’inondazione della zona ed il riempimento della diga, avverrà nel 2019: “Chi si oppone al Southeastern Anatolia Project (GAP),  –spiegano da Save The Tigris, rete che raccoglie associazioni e attivisti provenienti da tutta la Mesopotamia e dall’Europa– sostiene che dietro alla costruzione della diga di Ilisu ci sia l’idea di controllare la popolazione curda e di indebolire il Pkk (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, definito illegale in Turchia) costringendo le persone a trasferirsi nelle grandi città”.

    La diga sarà alta quasi 150 metri e si estenderà su 30mila ettari. Soddisfacendo la domanda di acqua ed energia degli agricoltori turchi dell’area, costringerà i curdi ad abbandonare il territorio. Si evidenzia, così, il ruolo politico dell’opera che non ha avuto, praticamente, opposizione da Sira ed Iraq impegnate in guerra.

    Flebile la protesta del primo ministro iracheno, uscente, Haider al-Abadi: “Il primo ministro turco mi aveva promesso che avrebbero iniziato a riempire la diga alla fine di Luglio, non all’inizio. Sono consapevole che in Turchia ci saranno nuove elezioni il 24 Giugno, forse hanno bisogno del voto degli agricoltori”.

    Oltretutto la debolezza politica, di questi ultimi anni, dell’Iraq ha permesso alla Turchia di costruire più di una diga sui fiumi Tigri ed Eufrate. Si stima che sia stato lasciato solo il 30% di acqua in entrata, dalla Turchia verso l’Iraq.

    Marco Crestani

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