La strategia circolare di Trump per distruggere i democratici. Di Matteo Spigolon

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    Penso che chiunque sia a conoscenza della procedura di impeachment avviata dalla Camera, a maggioranza democratica, nei confronti del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

    L’impeachment è la messa in stato d’accusa di una persona che detiene un’alta carica pubblica, ritenuta colpevole di azioni illecite nell’esercizio delle proprie funzioni, allo scopo di provocarne la destituzione.

    In Italia lo chiameremmo, semplificando, “alto tradimento”.

    Trump è il quarto presidente dopo Andrew Johnson (1868), Richard Nixon (1974) e Bill Clinton (1998) a essere accusato di gravi reati. Nello specifico: abuso di potere per interessi politici e personali. Nei tre casi precedenti, solo Nixon si è dimesso prima del giudizio. Gli altri due sono stati assolti.

    La Camera ha già votato a favore dell’impeachment e ora si attende il responso del Senato.

    Quando passerà al Senato.

    Il ‘quando’ è importante.

    La scelta della tempistica rientra nella strategia dei democratici per danneggiare il più possibile Trump: c’è la possibilità che si ritardi questo passaggio fintanto che non ci sarà una solida maggioranza democratica anche nell’altro ramo del Congresso, cosa che i democratici sperano di avere nel 2020.

    Gli scenari possibili sono questi:

    1. Il caso passa subito al Senato a maggioranza repubblicana e viene bocciato. Trump è salvo.

    2. I democratici ritardano il passaggio a dopo le elezioni del 2020, sempre che un loro candidato non abbia vinto contestualmente le elezioni. ll Senato diventa democratico e, se ci sono i due terzi, Trump viene deposto poco tempo dopo e il suo posto viene preso da Pence.

    3. I democratici ritardano il passaggio a dopo le elezioni del 2020. ll Senato rimane repubblicano. Trump è salvo, sempre che non abbia perso le elezioni prima.

    Anche se i democratici perdessero le presidenziali e vincessero al Senato, difficilmente arriverebbero ad avere due terzi dei seggi o a mettere in piedi un accordo con alcuni repubblicani per raggiungere quel numero. Se poi Trump, come penso possa accadere, vincesse le elezioni, chi si prenderebbe quella responsabilità tra i repubblicani?

    Da qualunque parte la vedi, sembra un piano suicida. Però penso che non avessero altra scelta. La speaker della Camera, Nancy Pelosi, disse: “Non ci ha dato altra scelta”. Come a dire che loro sapevano di infilarsi in un buco nero e che avrebbero preferito evitare tutto ciò, ma che a un certo punto sono stati costretti a procedere. Il che non vuol dire che lo ritenessero per forza colpevole, ma che era diventato un obbligo politico per varie ragioni.

    Indipendentemente da quello che succederà, voglio porre l’accento su quello che sta comportando questa situazione per la campagna elettorale dei vari personaggi in corsa.

    Trump pensa che quello dei democratici, seppur fastidioso per lui, sia un grosso passo falso che si ritorcerà contro ai ‘promotori’, una sfida che cementerà ancor di più il suo elettorato storico e porterà dalla sua parte diversi democratici e indecisi che vedono nella procedura di impeachment una forzatura violenta per annullare il volere degli elettori senza passare dal voto.

    Non a caso, il presidente in carica sta spendendo un sacco di soldi in pubblicità sull’argomento dell’impeachment. In particolare su Facebook. Tre volte tanto tutti i suoi detrattori messi insieme. Senza contare che, sempre per lo stesso motivo, sta battendo tutti i record di raccolta fondi legati a un singolo tema.

    Più lo attaccano, più lui raccoglie soldi, più lui li spende in ad per demolirli.

    Trump sta trasformando un problema non da poco in una situazione a lui favorevole

    Contributo di Matteo Spigolon di Fondatore di Fabbrica Politica
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