La strada. Di Emanuele Torreggiani

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    “Rigogliosi le fienagioni lungo rotonde, banchine e aiuole di strade, vie, viali. Il fieno slancia oltre i quattro piedi (utilizzo il sistema imperiale) per iarde e miglia. Miglia da fare prima di arrivare, miglia da fare, scrive Robert Frost e poiché noi tutti abbiamo una promessa da mantenere e miglia da fare prima di arrivare guidiamo lungo strade dove la segnaletica orizzontale è smarrita dentro l’andare ciclico delle stagioni che Vivaldi impresse in perfetta simbiosi di musica, strisce dilavate dalle acque, aggredite dal gelo e ossidate dal solleone vanto del belpaese. Per l’ovunque fienagioni, edere rampicanti, ambrosie, graminacee, cenge di robinie che frustano i retrovisori e spazzatura macinata dai tasselli gommati dei mezzi al passo rimbalzanti su buche, raschi di asfalti, improvvisi sterrati, tombini gondolanti dal clangore achilleo e zigzaganti immemori presso cartelli per indicazioni stradali più pallidi del pallido, in omaggio ai Procol Harum dal rock psichedelico remixato vocalist da Annie Lennox… la strada. Mica è una cosa da niente, e poi cosa sarà mai una cosa da niente… La strada. Da qualche parte si vorrebbe incrociare la faccia da operaio di Antony Quinn con gli stracci di Zampanò e chiedergli cosa sta accadendo e lui risponderebbe che non è mica il Padreterno, invece non s’incontra nessuno, o sì, tanta gente che non ha un volto, voce, e la risposta è sempre quella: stiamo lavorando per voi… signore chiami il numero verde lo trova sul nostro sito internet… il disagio è momentaneo… rimanga in linea un nostro operatore risponderà appena possibile… e parte la cucaracha, la cucaracha ya no puede caminar, porque no tiene, porque le falta Marihuana da fumar. E allora si capisce.

    Manca la Maria da fumare e lo scarafaggio non riesce e camminare, non può. Ma abbiamo una promessa da mantenere e miglia da fare prima di arrivare, miglia da fare. E si prosegue, a passo d’uomo per le mille iarde che valsero a Sebastian Coe il titolo di Baronetto dell’impero. Adelante mentre la strada si apre a squarcio di forra dove la ragazza s’è incartata in Roma Urbe trovandovi sora nostra Morte corporale, da la quale nullo omo vivente po’ scampare. Ne avrà da piangere la madre sino all’ultimo istante, la mia bambina… vorankommen, andare avanti sempre avanti sino al ponte che flette e spiaggia. Laggiù morti e macerie. E al dunque la campagna elettorale in servizio permanete effettivo entra nella carne macellata. Ai vivi si deve rispetto, ai morti la verità, scrive Voltarie in Candide. Ma intanto l’ignoranza è forza, recita la voce metallica e magnetica e ipnotica del Grande Fratello. Ja. Ti siedi su una panchina e osservi la scuola che hai davanti. Una scuola qualunque dell’Italia qualunque. Un edificio dalla mura scrostate e imporrite consimile alle vecchie chiese dove pisciano e cagano cani e cristiani, finestre ingrommate dalla cruenta polvere, tapparelle sghimbesce a poliomielite, ingressi incatenati a doppio ritorto arrugginito, una stella cometa smarrita da un Natale lontano, pencola una bandiera italiana in tandem con l’europea, panni lercio dai colori tifoidei, rosicchiati dai chupacabra. Dov’è lo Stato… Lo Stato invocato, deus ex machina, capace di controllare, ordinare, proteggere, progettare, prospettare… è lì, nella gola del chupacabra. Lì davanti ai nostri occhi, e ci guarda. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Lì, in questi guadi a palude che sono le miglia da percorrere prima di arrivare. Miglia da percorre prima di arrivare. Nazionalizzate la Marihuana. Ecco, lo Stato della Marihuana. Tutti fumati quando arriveremo all’ultimo miglio, l’ultima iarda, l’ultimo piede. Poi finalmente la dritta via non sarà smarrita”.

    Emanuele Torreggiani

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