Storia e Radici

La spada celtica, la tibia fossile di un cavallo lanoso…


Dopo il dente di squalo rinvenuto in Lomellina a documentare il tempo in cui la Pianura Padana era ricoperta dal mare Adriatico, il 16 agosto 2005 il signor Belluco (turbighese doc, ma residente a Castano) ha rinvenuto – nel tratto del Ticino compreso tra i Tre Salti e la Casa delle Barche, la stessa zona in cui è stata rinvenuta anche la spada celtica in rame – la tibia fossile di un cavallo lanoso risalente all’ultima glaciazione (15-25mila anni fa), della lunghezza di 38 centimetri e del diametro all’incirca di 14. Il ritrovamento è stato portato all’attenzione dell’Università della Bicocca di Milano che ne ha certificato l’attribuzione alla cosiddetta glaciazione del Wurm, quando le lingue dei ghiacciai arrivavano fino alla pianura scavando gli alvei dei laghi glaciali (Maggiore).
Alla stessa università è pervenuta anche la spada celtica, rinvenuta ai Tre Salti da un ragazzo turbighese nel febbraio 2017, conficcata nell’alveo del fiume, collocabile cronologicamente nell’Età del Bronzo Recente (XIII sec. a. C.). Un’offerta rituale di un bene prezioso, una sorta di rito della fertilità di chi ha attraversato il nostro territorio prima di noi qualche migliaio di anni fa.
IL SOTTOSUOLO MISTERIOSO – D’altra parte la Pianura Padana è una conca compresa tra l’Appennino e le Alpi, che si allunga per quasi 400 Km, resa pianeggiante – dopo la scomparsa di un ramo del mare Adriatico, diventato mare-siccum, un mare diventato secco, in quanto chiuso, dove le acque evaporarono – dal riempimento operato dalle diverse fiumane, che portavano con sé ghiaie e fango. I fiumi provenienti dalle Alpi e dagli antichi ghiacciai scendendo e percorrendo le vallate raggiunsero l’alta pianura tra Merate e Gallarate, costruendo le grandiose colline moreniche che abbelliscono tuttora il paesaggio della Brianza.  Il fondo della nostra conca è costituito da argille e sabbie finissime, ricche di fossili marini dell’antico mare, conchiglie e coralli che hanno lasciato i loro gusci sminuzzati.
Testimonianze dell’ultimo mare, che occupò l’intera conca arrivando sino a Bergamo-Varese-Ivrea da una parte e alle falde appenniniche dall’altra, nel periodo che i geologi chiamano Pliocene. Ed è quello che è stato trovato a circa 200 metri (più o meno al livello dell’attuale mare) scavando i pozzi nel territorio turbighese. Difatti, nel 1987, è stata trovata acqua con idrogeno solforato, dal caratteristico odore di uova marce, in un pozzo trivellato nelle vicinanze della Scuola Media: soluzione tipica della decomposizione di materiale organico in ambiente marino. Ma prima ancora,  nel 1975, l’Agip, a 6642 metri di profondità – sempre a Turbigo –  individuò un giacimento di petrolio che in seguito fu chiamato Villafortuna con pozzi in territorio di Robecchetto con Induno e a Trecate. 
Il fiume era la più importante via d’acqua dell’antichità.
E’ noto che il Ticino era completamente navigabile in età antica e il territorio era attraversato da importanti vie romane, ma le strade preistoriche per eccellenza erano certamente quelle che costeggiavano il fiume. Anche i bagnaasciuga dei torrenti rappresentavano importanti vie di penetrazione in un periodo in cui le strade non esistevano e il nostro territorio era una enorme foresta.
Ecco le strade più importanti che interessavano il nostro territorio:
1 – Strata merchatorum: Era la strada percorsa dai mercanti che scendevano da Nord.  Fu tracciata sul più alto dei terrazzi del fiume e congiungeva il lago Maggiore a Pavia.
2 –  Strada preistorica: Como-Castelseprio-Novara. Il fatto che la comunità di Velate avesse degli obblighi nei confronti della strada che portava al porto sul Ticino a Turbigo conferma la presenza della Como-Castelseprio-Novara.  Poi c’è il palificato del ponte del 1274 rinvenuto qualche anno fa nell’alveo del fiume che documenta ulteriormente l’antica via di transito.
3 – ‘Strada romana delle Gallie’ (Milano-Novara-Monginevro). Mentre alcuni studiosi propendono per il passaggio a Magenta, altri per il passo di Turbigo, più o meno dove c’è il ponte ferroviario che ha sostituito il citato ‘porto’ (di barche).
 
FOTO
1 –  Tibia fossile rinvenuta sulla sponda sinistra del Ticino in località ‘Tre Salti’
2 – Spada celtica collocabile cronologicamente nell’Età del Bronzo Recente (XIII sec. a. C.).

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