La pura merda

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    Viviamo in un paese provinciale. Di poveracci, immaturi, infanti. Buoni a nulla e quindi capaci di tutto. Soprattutto svendere. Come altro nominare la svendita, a prezzi di saldo, dell’aiuola di Piazza Duomo imbastita a oasi sub tropicale… Limpidissimo kitsch cioè, come avrà scritto Milan Kundera nello straordinario romanzo L’Immortalità, “pura merda”.
    Sia chiaro, e sia detto. Il responsabile marketing del milkshake più famoso al mondo è sicuramente bravissimo… (nel caso, da rivedere il finale de Il Petroliere, di Paul Thomas Anderson che si conclude proprio con un milkshake schiumante sangue al tempo del concerto in Re maggiore di Brahms)… bravissimo perché ha saputo innescare, a favore della sua azienda e con un esiguo investimento, un clamore che, se comparato con una campagna stampa consueta, sarebbe costato milioni e milioni e milioni… praticamente aggratis (nel tutto attaccato di ortografia prossima)… E lì cogliamo, all’ombra della palma mentre sbucciamo una banana e suggiamo il milkshake con il passo già desto alla latrina, nel superlativo assoluto suo positivo, il negativo delle nostre istituzioni che fanno strame del decoro pubblico. Con il contributo coreutico delle danzatrici che piacciono alla gente che piace. Le milanesissime con l’erre arrotata che, mentre parlano sbracciano come scimmie, ammoniscono il popolo a vedere il mondo, loro che sono cosmopolite sfogliando appunto Cosmopolitan all’ora canonica della messa in piega. Il popolaccio che, guarda caso però, ha il cuore alla stessa loro altezza. Operazione Kitsch, ovvero pura merda. Il Duomo, masso erratico di pianura come anacoreta nel deserto, sopravviverà.

    E.T.palme

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