Storia e Radici

La presenza romana nell’area cimiteriale di Robecchetto

ROBECCHETTO – Sono stati gli articoli di appassionati di storia locale a far scaturire l’interesse, da parte del Dipartimento di Archeologia classica dell’Università Cattolica di Milano,  per indagini sul territorio robecchettese, in particolare nell’area cimiteriale dove l’architetto Angelo Vittorio Mira Bonomi aveva ipotizzato la presenza di un tempio romano sottostante alla chiesa di S. Vittore.

Una mail a chi scrive da parte di uno studente universitario ha dato il via ad una serie di contatti che hanno portato a fare il primo sopralluogo, con disboscamente annesso – da parte di una troupe di studenti – attorno a quello che fu un castrum medievale, sul quale è poi stato ‘impiantato’  l’attuale cimitero civico. Difatti una descrizione del 1566 rinvenuta all’Archivio Arcivescovile da Luisa Vignati dice: “La chiesa  di S. Vittore fu costruita in questo luogo per la comodità dei parrocchiani e qui dicono, almeno dalle vestigia, che vi fu un castrum e il locus di Padregnano era Magnus”. L’ipotesi  degli studiosi locali è che la zona di S. Vittore fosse stata fortificata dopo la distruzione di Padregnano del 1197 per accogliere gli scampati e la corona di mattoni del muro di cinta, sovrastante a quella in ciottoli potrebbe risalire al XIII secolo.

La Chiesa di S. Vittore rimase parrocchiale sino al 1570; ciò suffraga l’ipotesi, che vi fosse un centro abitato limitrofo alla chiesa e che il Castrum (castello, inteso come recinto fortificato) si trovasse in tale luogo. Né va sottovalutato il toponimo Castellaccio con il quale, fino al secolo scorso. si indicava il terreno limitrofo al cimitero (oggi è detto Ronco).

Il Castrum conteneva anche l’antica chiesa longobarda di San Vittore e guardava verso la Traversagnetta, strada che conduceva al Ticino (che attraversava longitudinalmente la Cascina Rossa-Masé), le cui murature risultano realizzate in ciottoli di fiume nella parte bassa, dove si intravede anche della malta bianca, molto resitente, probabilmente tardo-romana, che tiene insieme un pietrame vario di un peso anche superiore a quanto può trasportare un uomo (nella foto il prof. Sacch inginocchiato ai piedi del contrafforte che poggia su un grande masso). Su questo muraglione – dietro alla chiesa –  compare un foro prodotto da una palla di cannone con la scritta 1859 (La palla è stata successivamente spostata all’interno della chiesa e murata sulla parete sinistra). Oltre a quanto detto ci sono testimonianze orali sia di Galimberti che di Mira Bonomi che parlano di grossi muri affiorati duranti gli scavi e poi c’è il capitello corinzio (oggi conservato in Comune) che sembrerebbe uscito da qualche scavo effettuato nel Cimitero.

L’indagine effettuata l’11 giugno 2021 dai giovani del corso di Archeologia del prof. Sacchi, oltre a raggiungere la ‘nudità’ del muro di cinta dell’antico castrum, ha fatto affiorare un antico sentiero  in ciottoli che scendeva a valle e alcuni spezzoni di embrici romani. Inoltre, la famosa malta bianca di cui dicevamo, le cui analisi chimiche potrebbero portare ad una datazione precisa del manufatto.

Un articolo che il prof. Sacchi potrebbe pubblicare sulla rivista Sibrium aggiornerebbe le conoscenze del sito che fino ad ora portano i nomi dell’architetto Giampaolo Cisotto e dell’architetto-archeologo Angelo Vittorio Mira Bonomi.

 

FOTO IN EVIDENZA Il sopralluogo; poi il prof. Sacchi mostra la malta bianca; la palla di cannone del 1859

 

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