La politica (e il marketing) hanno bisogno di un nemico- di Matteo Spigolon

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    A volte esistono motivi per cui è conveniente mantenere in vita il nemico.

    Perché è funzionale al piano, vedi Gandia ne “La Casa di Carta 4”.

    Oppure per questioni economiche e quote di mercato.

    Ce lo ricordano i maggiori giornali e siti di news americani, i cui recenti titoli sono inequivocabili:

    “CNN Ratings Have Crashed Since Donald Trump Left the House”
    – Business Insider

    “CNN ratings are dramatically down since Trump left office”
    – Yahoo! News

    “You May Never See Those Numbers Again”: Can Cable News Pass The Post-trump Test?”
    – Vanity Fair

    “CNN has shed more than half its viewers since Biden took office”
    – Fox News

    “CNN and MSNBC Fret Over Post-Trump Future”
    – New York Times

    Parole diverse per indicare una cosa sola: da quando Trump non è più presidente i media a lui avversi hanno avuto un calo drammatico di telespettatori e ascoltatori.

    La CNN in particolare, che ha perso il 50% in prima serata.

    A seguire MSNBC.

    Queste emittenti sono molto preoccupate per il futuro: dirigenti e giornalisti sono molto a disagio e non riescono a trovare una strada profittevole per il dopo-Trump.

    La verità è che la presidenza di Donny dava da mangiare a tutti: i democratici avevano finalmente il nemico per eccellenza da demonizzare, gli elettori di entrambi i partiti un conflitto perenne e appassionante, i media un audience con la bava alla bocca.

    In Italia ci siamo già passati: Berlusconi, la sinistra, Travaglio, Santoro e via dicendo.

    Trump, così come Berlusconi (anche se in modi diversi), è sempre stato un personaggio estremamente polarizzante: o bianco o nero, niente sfumature. O con lui o contro di lui.

    Il suo successo (e quello dei suoi nemici) deriva da lì.

    Questo perché:

    1. La polarizzazione genera conflitti.

    2. I conflitti generano attenzione.

    3. L’attenzione genera voti, soldi, influenza.

    Oggi ci troviamo nell’era dell’attenzione, dove è sempre più difficile farsi spazio tra la folla affamata della stessa cosa che vuoi tu.

    Se non hai posizioni forti non guadagni attenzione.

    Per essere chiari, non c’è bisogno di essere estremisti per prendere posizioni forti.

    Estremi sì.

    Quello delle “Colline della Polarizzazione” è un concetto che spiego nel capitolo 12 del mio libro “Vincere Prima” (se non ce l’hai ancora, lo trovi qui).

    Stato di eccezione. E’ la guerra civile, è la situazione critiche in cui non è possibile risolvere i problemi attraverso il consenso. Bisogna decidere con chi stare. Decisione. Amico – nemico.

    Per chi entra nel mio mondo, ed è interessato alle elezioni, questo libro è un po’ come il primo gradino della scala.

    Il secondo, una sorta di upgrade, è rappresentato dal mio ultimo libro “Elezioni Mortali, 18 tattiche per costruire un consenso di ferro e mettere KO gli avversari politici!” (scopri qui di cosa si tratta).

    Il terzo, per salire di livello, è il mio corso digitale pratico “L’Arca di Matteo”, in cui spiego come costruire un proprio ecosistema digitale per mettersi al riparo da censure/ban e ridurre la dipendenza da media che non controlli, non possiedi e ti sono ostili (questo è un passaggio fondamentale, a cui puoi accedere da qui).

    La ciliegina sulla torta è la mia newsletter cartacea Kombating, con altri numeri presto in uscita, che non tratta specificatamente di politica ma che puoi sfruttare anche per quella (se non ne avevi ancora sentito parlare, dai un’occhiata qui).

    Premesso che ogni gradino potrà presto arricchirsi con altri contenuti e la scala diventare più alta, il punto più alto è rappresentato dalle consulenze personalizzate, dette anche “Protocollo Sinai”, che non sono per tutti e hanno una disponibilità limitata (qui la lista d’attesa).

    Se, invece, sei una persona che preferisce saltare a pie pari la ‘gavetta’, allora dovresti rivolgerti ai fanatici dei social e lasciar perdere un medievale come me.

    Matteo Spigolon

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