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La notte, ai tempi del Coronavirus- di Emanuela Arcidiacono

 

Lenta, scende la notte, in questo contesto surreale. Il silenzio che mi circonda sembra irreale, interrotto soltanto dal rumore di un’ambulanza lontana. E per un istante un sospiro, pensando alla sofferenza di coloro a cui quel suono è rivolto. Accendo Spotify, per creare un rumore bianco, di sottofondo, che possa attutire i miei pensieri. Ma sono troppo assordanti. Sarà l’ennesima notte dove fatico a prendere sonno. Pensare che la diretta instagram di Jo Squillo del tardo pomeriggio mi aveva tanto divertita, ma non è semplice, andare oltre.

 

Viviamo in un’enorme cassa di risonanza dove tutti i sentimenti sono enfatizzati. La commozione è sempre dietro l’angolo, basta un video, una musica e le lacrime rigano il volto. Ci sono immagini che resteranno per sempre nella nostra memoria, l’esercito che scorta i feretri a Bergamo, il Papa che cammina solo per raggiungere l’altare a San Pietro, l’immagine del colonnato del Bernini deserto, i tricolori dai balconi. Gli Italiani, uniti dinnanzi ad un male dilaniante che cercano di farsi coraggio, reciprocamente. Un reparto di terapia intensiva da 250 posti, costruito in Fiera a Milano in meno di quindici giorni, con Cracco che cucina per le donne e gli uomini di buona volontà che stanno allestendo questo miracolo.

Gli alpini dal cuore immenso, con i tifosi della curva dell’Atalanta ed i volontari che a Bergamo fanno sorgere un ospedale da campo. Ed i volti, provati da turni interminabili e segnati dai presidi di sicurezza di medici ed infermieri. Gli eroi che combattono quotidianamente contro questo nemico invisibile. Mi è capitato spesso, nelle ultime settimane, di parlare con alcuni di loro,di preoccuparmi dell’incolumità degli amici. A qualcuno ho anche chiesto se avesse paura; a volte si,è stata la risposta, ma dobbiamo andare avanti. Il più caro tra tutti mi ha parlato di vita, di malattia e di morte.

Di vita, perchè questa vicenda ha cambiato la vita di molti di loro, interrompendo progetti, allontanando amici, dividendo amori,sconvolgendo realtà che sembravano immutabili. Di malattia, perchè l’idea di malattia è essa stessa mutata, divenuta a tratti un evento tragico, senza ritorno. Di morte, perchè questa pandemia ci mette di fronte ad una morte in solitudine, accanto a persone splendide che rischiano la loro salute e quella dei loro familiari per continuare il proprio lavoro. Mi ha parlato di famiglie da avvisare che il tampone è positivo, ma che il proprio caro non si può vedere, neppure per un ultimo saluto, perchè isolato, e voi dovete rimanere a casa.

Ma mi ha parlato anche, non senza commozione, di video chiamate ( benedetta tecnologia) fatte per far salutare ai nonni, i nipoti. Per consolare coniugi separati, per mostrare volti di madri, di sorelle. Questi impavidi eroi,capaci di terminare le loro conversazioni con un guizzo di speranza. Oggi, mi ha detto questo medico, nel silenzio del mio giardino, ho visto fiorire le viole. Anche noi, quando finirà, rifioriremo, diversi, ma sono certo migliori. Ed anche se sono certa che moltissimo è già stato fatto, per aiutare questi angeli silenziosi, bisogna continuare a donare. Bisogna sostenere con decisione l’opera di sostegno popolare e solidale, affinchè la primavera sbocci, fuori e dentro di noi.

Per le donazioni, IBAN: IT05B0503420211000000006896 intestato a Fondazione degli Ospedali (specificando nella causale Ospedale Magenta).

Emanuela Arcidiacono

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