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La morte di Franco Geissa e l’utopia (realizzata) della sinistra a Cassinetta

 

CASSINETTA – I tuoi capelli a cespuglio avevano portato a Cassinetta di Lugagnano un po’ di Harlem e tanto coraggio: esprimere fieramente posizioni solitarie di dissenso ad un’egemonia culturale, fondata sulla moderazione monolitica conservatrice.
Era la politica bellezza. Quella dei secchi di colla, delle feste dell’Unità e dei tuoi sorrisi inclusivi.

Poi hai nutrito il tuo impegno civico sui banchi solitari dell’opposizione fortificando un lungo percorso partecipato, infarcito di relazioni, incontri ed empatie.
Creando pazientemente una comunità nella comunità sino a diventarne un vice Sindaco capace e lungimirante.

La morte di Franco Geissa, che a Cassinetta fu amministratore locale e ad Abbiategrasso animatore del Movimento per i Diritti del Cittadino Malato, non ha soltanto generato sconforto nei molti che l’hanno conosciuto e apprezzato.

Ha dato (anche) la stura ad una riflessione post mortem affilata e rigorosa, vergata dalle parole (belle) che Fulcro Valtellini ha ‘virtualmente’ stampato su Facebook, dalle quali traspare il ruolo che Geissa ebbe nel traghettare la piccola Cassinetta da cheto borgo dove svernavano serene amministrazioni della Democrazia Cristiana o di Forza Italia (Romeo Chiodini, che fu eletto sindaco nel 2001 e governò un monocolore che riuscì nell’impresa di cadere dopo pochi mesi, senza opposizione, dando il là nel 2002 alla stagione di Domenico Finiguerra) a ‘enclave’ di una sinistra sinistra (senza trattini) che di fatto resiste ancora oggi, seppur dopo dolorose ‘separazioni’.

E perché fu importante Geissa, secondo questo ricordo? Perché ‘contrariamente ai clichè della peggiore liturgia politica, hai esercitato la rara dote della generosità, includendo nuove generazioni, incentivandone il protagonismo civico, attraverso la tua guida sobria, saggia ed autorevole. E’ la risco­perta della poli­tica non come mito e oriz­zonte irrag­giun­gi­bile ma come con­sa­pe­vo­lezza della pro­pria vita. Ciao Franco’.

Tra molti anni a partire da oggi, comunque vada, che la famosa strada per Malpensa si faccia o no, Cassinetta sarà ricordata come la perla del Naviglio dove l’utopia di una sinistra irrintracciabile in ogni altra parte del Milanese o della Lombardia (o quasi) si fece realtà. Come ogni buona narrazione (e quella suesposta lo è) dimostra. Solo- e lo diciamo in articulo mortis del pezzo, non a caso- in assenza di un convitato di pietra: Domenico Finiguerra. Ma del resto la storia della sinistra italiana è storia di laceranti scissioni. Sin da Livorno e dal 1921.

Fab. Pro.

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