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La Magistratura restituisce 2 milioni di euro a famiglie nomadi, e io mi incazzo- di Andrea Pasini

 

Purtroppo apprendiamo dell’ennesima  vergognosa sentenza di un tribunale che fa crescere ancora di più quel sentimento di insofferenza e di vergogna che accomuna tutti gli onesti cittadini: i quali avendo scelto di vivere la loro vita rispettano le regole, lavorando onestamente e per questo vivono un quotidiano di continue rinuncie e sacrifici e per di più si trovano massacrati da continui controlli fiscali, sono costretti a vedere invece che chi non lavora, non rispetta le regole e vive una vita di espedienti come molti rom che invece vivono nel lusso ed hanno nello loro disponibilità possedimenti economici milionari senza neppure riuscire a spiegarne la provenienza, quella volta ogni morte di papa in cui giustamente le forze dell’ordine riescono a  sequestragleli perché presumibilmente provento di attività illecite, ecco che la magistratura come se nulla fosse gli restituisce il tutto con tante scuse. Questa è la storia delle famiglie rom A. e H. che rientreranno presto in possesso di beni per un valore di 2 milioni e 412.000 euro che gli erano stati sequestrati dalla Guardia di Finanza  nel giugno del 2017 in quella che fu chiamata l’operazione “Falsi poveri” sul presupposto della sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni posseduti. Lo ha deciso, il Tribunale di Prato sciogliendo la riserva sulla richiesta di convalida del sequestro ai fini della confisca.

Un autentico colpo di scena, che azzera completamente le misure di prevenzione patrimoniale adottate un anno e mezzo fa in quanto, dicono sostanzialmente i giudici, si è accertata la mancata sussistenza di correlazione temporale tra le condotte delittuose di cui sarebbero accusati i Rom e i beni a loro sequestrati. In altre parole, ragiona il Tribunale, se un soggetto compie furti dal 2000 al 2010 e poi acquista una casa nel 2015 non c’è la prova che l’abbia acquistata col provento di quei furti, anche se nel frattempo non ha dimostrato di avere altre fonti di reddito, come nel caso in questione.

Il decreto di sequestro finalizzato alla confisca, emesso nel giugno 2017 dal Tribunale di Prato, fu spiegato all’epoca, era arrivato “a conclusione delle indagini svolte dal Nucleo di Polizia tributaria su proposta avanzata quale misura di prevenzione patrimoniale su conforme richiesta dei pubblici ministeri  coordinati dal procuratore della Repubblica di Prato, dopo aver valutato la perdurante pericolosità sociale di sette appartenenti allo stesso nucleo familiare di etnia Rom che nel tempo, servendosi anche di prestanome, sono riusciti a disporre di beni per un valore evidentemente sproporzionato rispetto ai redditi percepiti e dichiarati”.

Ad accendere i riflettori sulle evidenze patrimoniali accumulate in un arco temporale di ben tre lustri  si disse sono state le intense indagini che hanno messo alla luce la mancata dimostrazione della legittima provenienza dei beni nella disponibilità de cittadini rom, la manifesta sproporzione tra il patrimonio accumulato dagli stessi e dai propri nuclei familiari (altri 8 soggetti) per un valore di 2,4 milioni di euro, l’approfondimento di 16 operazioni bancarie classificate “sospette” dalla Banca d’Italia ed inviate al reparto pratese dal Nucleo speciale Polizia Tributaria di Roma”.  La decisione è stata motivata col fatto che sarebbe passato troppo tempo dalla commissione dei reati per i quali alcuni membri del gruppo sono stati condannati (76 per 7 di loro in particolare) e l’acquisto dei beni, e dunque non ci sarebbe stata la prova che i beni sono stati acquistati col provento dei furti

Ora la decisione del Tribunale dà ragione su tutta la linea agli avvocati difensori dei rom. Ma alla fine come spesso capita anche in questa circostanza la Magistratura purtroppo  ha perso ancora una volta credibilità di fronte all’opinione pubblica e sopratutto ha mancato di rispetto verso  tutti quei cittadini che hanno sempre lavorato onestamente ai quali: vedere che delle faglie rom che non hanno mai lavorato in vita loro hanno nelle loro disponibilità più di due milioni di euro e che non sanno spiegare da dove provengano e  che questi soldi gli vengano giustamente sequestrati  dalle forze dell’ordine perché di dubbia provenienza e che poi da un giudice gli vengano restituiti è se semplicemente una vergogna. Per il tribunale di Prato, infatti, sono veri ricchi e non falsi poveri i 14 membri delle famiglie nomadi ai quali la Procura voleva confiscare beni per 2 milioni e 412.000 euro dopo averne ordinato il sequestro. Ma vi sembra normale Italiani una roba del genere ? A me personalmente no. E mi indigno. E mi incazzo come una belva perché poi tanto alla fine passa sempre il messaggio che rispettare le leggi, lavorare in regola, vivere con la schiena dritta ed in maniera onesta non paga perché chi invece se ne frega delle leggi, non lavora e conduce una vita di espedienti alla fine sopravvive molto meglio e senza troppi problemi anzi con molto soldi in tasca della gente onesta. E tutto questo, in un paese normale è un vero schifo.

Andrea Pasini, Trezzano Sul Naviglio

 

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