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La lezione del ‘vecchio leone’ Ambrogio Colombo alla politica di Magenta (e non solo)

Cultura, valore e idee: non solo consenso

 

 

MAGENTA – Vedere un uomo di 83 anni- già sindaco a Magenta nel 1972, in un’Italia trasfigurata e incommensurabilmente diversa rispetto ad oggi- che in una sera d’inizio novembre ancora si commuove, carico di passione, per una serata sul pensiero di Robert Patrick Kennedy, il leggendario Bob Kennedy, ieri ci ha fatto pensare.

Pensare a com’è cambiata la società, e con essa la politica. Stridente e impietoso il parallelo tra la politica magentina (e non solo) di ieri e quella di oggi (a Magenta e non solo). Se difatti la stella polare di ieri erano la preparazione culturale, ideale, valoriale, l’esperienza negli enti locali come propedeutica nel contesto di un più lungo e articolato cursus honorum, oggi siamo alla più totale disarticolazione dei riti antichi e accettati.

Le persone presenti ieri, da Ambrogino Colombo a Savino Pezzotta ad Alberto Fossati (che peraltro è del 1958, quindi neppure così anziano..), se le davano di santa ragione nei congressi (della Democrazia Cristiana, in questo caso) e non solo, senza andare troppo per il sottile. Ma concepivano l’impegno politico come diretta risultante di un’adesione a valori e idealità ben precise e granitiche; nel loro caso, il mondo del cattolicesimo democratico.

Che immane differenza rispetto ad oggi, quando a forza di brandire il consenso (che pure è cosa buona e giusta) ci sembra sempre di più che la politica, a ogni livello, dal consiglio comunale più remoto al Consiglio dei Ministri, scelga i peggiori e non i migliori. Dimenticandosi del tutto (salvo rarissime quanto lodevoli eccezioni) l’importanza di carisma, preparazione, bagaglio culturale, esperienza negli enti locali.

Ieri sera era presente soltanto una ‘certa’ Magenta. Eccezion fatta (lodevole) per i consiglieri Felice Sgarella, Giuseppe Cantoni e Silvia Minardi, nessun altro politico di oggi. Tiratina d’orecchie soprattutto per i giovani magentini che solo due sere prima si erano ritrovati all’Ideal, per costituire il nuovo blocco della segreteria del Partito Democratico. Se non sono interessati loro alla vicenda umana e politica di un gigante del pensiero ‘Dem’ come Bob Kennedy, chi altri dovrebbe esserlo?

C’erano le solite facce: Don Giuseppe Marinoni, Pietro Pierrettori, diversi esponenti di Comunione e Liberazione, del mondo cattolico e poco altro, come l’immancabile ed eterno Tino Viglio. Tanto da farci pronunciare le antiquate (volutamente) invocazioni tardo nostalgiche, o tempora o mores. Se i politici di oggi perdono la consapevolezza di essere dei nani, rispetto ai preclari esempi del passato (con le loro grandezze ed anche le miserie e gli errori, ci mancherebbe), allora viene a cadere anche l’ultima speranza di poter redimere e raddrizzare una politica, specie quella amministrativa, che sta scivolando sempre di più a perpendicolo nell’improvvisazione, nell’incompetenza, nella bassezza del calcolo micragnoso, della sola legittimazione numerico-elettiva. In un baratro, insomma, dal quale sarà sempre più difficile risollevarsi.

E qualche lezione dal vecchio Ambrogino Colombo, ne siamo certi, non guasterebbe.

Fab. Pro.

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