La grafologa a scuola

    4

    Un Istituto scolastico con cui collaboro mi ha invitato a realizzare un progetto con i ragazzi della scuola media (oggi Scuola Secondaria Inferiore). I docenti che mi hanno coinvolto desideravano sensibilizzare sull’importanza della scrittura a mano, dal momento che sempre più le grafie degli alunni risultano poco decifrabili, compromettendo non solo la leggibilità, ma anche la possibilità di valutare efficacemente gli elaborati e le prove didattiche. Ho deciso allora di ideare un intervento di due ore per classe, prevalentemente costituito da una parte pratica: sono estremamente certa che per “convincere” di un dato pensiero si debba sempre passare da un’esperienza positiva e appassionante, piuttosto che da meri discorsi teorici. Ho così proposto ai ragazzi di sperimentare degli esercizi grafici divertenti a partire da forme semplici per arrivare a quelle più complesse, stimolando in loro il piacere di migliorarsi attraverso il gioco e di ritrovare il piacere di scrivere. Alcuni esercizi proposti in maniera ludica hanno in realtà uno scopo tutt’altro che banale: portano lo scrivente ad uno stato di rilassamento grazie al movimento del corpo, allo scivolamento del braccio sul foglio, unitamente al controllo della pressione grafica e della respirazione. È  stato poi più semplice spiegare che allenarsi nella scrittura è un metodo gratuito per potenziare l’apprendimento e per assicurarsi voti migliori: la scrittura corsiva ha infatti dei risvolti positivi sulla sfera psicologica, combatte l’impoverimento delle operazioni mentali e permette di contrastare la difficoltà nel mantenimento della soglia di attenzione. Ho notato particolare interesse soprattutto quando -mostrando alcuni esempi di firme famose- ho spiegato la personalità di ciascuno tramite l’analisi grafologica. Ciò ha portato i ragazzi a sviluppare il desiderio di realizzare per la prima volta la propria firma: quest’ultima permette di esprimere se stessi nella propria unicità. Ho cercato di spiegare che ognuno di noi ha un personale grafismo proprio perché unico al mondo, e che nello stesso tempo sono importanti chiarezza e ordine soprattutto quando gli appunti sono destinati a terzi, in quanto riflettono il rispetto nella comunicazione interpersonale.

     

    L’entusiasmo riscontrato e le domande curiose che mi sono state poste a fine intervento hanno confermato l’enorme potenziale che i giovani possiedono. I riscontri dei professori sono stati molto positivi, in particolare si è evidenziata una maggiore motivazione nello scrivere in maniera chiara e curata nei temi successivi all’incontro grafologico.

    La scrittura a mano non morirà! Parola di grafologa.

     

    Irene Bertoglio è scrittrice, grafologa, rieducatrice della scrittura e perito grafico-giudiziario. Per anni ha gestito una struttura nell’ambito formativo ed educativo. Ha tenuto e tiene numerosi corsi di aggiornamento e innovativi progetti sperimentali nelle Scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria, soprattutto di prevenzione della disgrafia e di orientamento scolastico e professionale. È autrice di diversi libri, tra cui, con lo psicoterapeuta Giuseppe Rescaldina: “Il corsivo encefalogramma dell’anima” (Ed. “La Memoria del Mondo”). È direttrice dell’Accademia di Scienze Psicografologiche con sede nel centro di Magenta, che organizza corsi e incontri di psicologia, grafologia, calligrafia e non solo (www.psicografologia.wordpress.com). L’autrice è contattabile all’indirizzo psicologiadellascrittura@gmail.com.

     

     

    Articolo precedenteChef Rubio ‘silurato’ da Discovery Channel? Beh, non ci mancherà
    Articolo successivoSanto Stefano Ticino, CassoeulAvis: la tradizione in tavola e non solo!