La forza (presunta) dei numeri, al tempo del Coronavirus. Di Marco Invernizzi

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    RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO – Ogni giorno siamo invasi da una impressionante mole di numeri che riguardano, in particolare, l’emergenza sanitaria: quanti positivi al Covid 19, quanti deceduti, quanti portatori asintomatici,  quanti contagiati, quanta percentuale di PIL perderemo, quanti miliardi perderanno gli operatori economici, eccetera.

     

    I numeri impressionano e hanno una loro forza perché sottolineano un’evidenza, come le immagini, e oggi tutto ciò che è evidente e che si vede attrae e possiede un’autorevolezza marcata e per molti affascinante (i numeri, e le immagini, non mentono). Ogni giorno però siamo invasi anche dalle critiche feroci dei cittadini a chi questi numeri li dà. Queste critiche mettono sotto accusa, in particolare, i così detti esperti accusati, in base ai numeri, di essere ballerini contraddittori e confusionari (un giorno i numeri dicono che la situazione è migliorata e il giorno dopo peggiora, un giorno i numeri concludono per l’ottimismo e il giorno dopo sprofondano nel pessimismo, eccetera): le persone, si sa, hanno bisogno di certezze.

    Ma chi le dà queste certezze, i numeri? Io penso che le certezze non le diano i numeri e più in generale le cose che si vedono. Le certezze, al contrario, le danno i tanto bistrattati esperti che quei numeri sanno leggerli ma che, inevitabilmente, ci dicono quasi sempre che le certezze non ci sono, che ci sono solamente ipotesi perché mancano le informazioni sufficienti a legittimare certezze. Rifletto allora sul fatto che ancora una volta ciò che si vede ed è evidente prevale su ciò che non si vede. Ma le cose che non si vedono sono proprio quelle che contano di più e che sono più decisive: la forza dei numeri e delle immagini sta in chi le sa interpretare, altrimenti senza interpretazione rimarrebbero deboli, ingannevoli e inutili.

    Infatti per interpretare numeri e immagini occorre cultura, che non si vede (se ne vedono però gli effetti), occorre saperle vedere, occorre ragionare. Occorre, soprattutto, avere coscienza che le cose che non si vedono sono fondamentali e spesso più forti di quelle che si vedono. Qualcuno aveva visto il Covid? Non lo aveva visto quasi nessuno e quei pochi che l’avevano visto prima sono stati trattati da disfattisti: e adesso per vederlo con gli strumenti adatti e per capirlo ci vogliono esperti che sappiano a sufficienza, che conoscano la materia. Sapere e conoscenza appunto, altre cose che non si vedono. Ecco, io vorrei meno numeri e più ragionamenti…ogni giorno.

     

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