La favola di Mara Invernizzi, da Magenta e Vittuone alla vicepresidenza della Federazione Pallacanestro

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    Un ricordo tutto nostro della nipote di Marco Invernizzi, divenuta giorni fa numero 2 del basket italiano

     

    MAGENTA VITTUONE – Quando scrivemmo (primi, come sempre…) che Mara Invernizzi era in lizza per un posto da consigliere della  Fip (la federazione italiana pallacanestro), non avremmo pensato che- oltre a diventare consigliere- la nipote del sindaco di Magenta ascendesse alla poltrona di vicepresidente,

    Classe 1978, nativa di Magenta ma ormai comasca d’adozione (da quando, almeno, ha indossato per la prima volta la maglia della Pool Comense, stagione 2003-04, con la quale ha vinto lo scudetto). Detto che dal 2014 è dirigente del Basket Como 1956 è che è financial planner di Banca Generali,  Mara Invernizzi partecipa da anni a progetti di prevenzione e formazione rivolti ai minori, alle donne e in particolare alle disabilità intellettive e relazionali tra cui “Siamo Tutti Special People” che coordina da anni.

    Ticino Notizie la ricorda con uno scritto di Fabrizio Provera, che conobbe Mara 20 anni fa, quand’era un giovane talento della favola Bees Basket Vittuone, la società del presidente Giuseppe Invernizzi (suo padre) che calcò i parquet della serie A.

    Qui sotto, uno dei pezzi dedicati a Mara sulla Gazzetta dello Sport.

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    20 ANNI ESATTI FA, LA ‘MIA’ MARA..

    20 anni (quasi) esatti fa, ottobre 1996, nella palestra di Vittuone adibita a ‘PalaPertini’, per i dettami della serie A1 di basket femminile, vedevo evoluire per la prima volta una ragazza di 18 anni, Mara Invernizzi

    A quell’epoca per me, il più giovane speaker di campo della serie A1 (ne avevo 23), peraltro anche l’unico della storia ad essere espulso in diretta Rai durante un quarto di finale di coppa Ronchetti (a Novara), Mara era soltanto una giovane campionessa che calcava i parquet più importanti e la figlia di Giueppe Invernizzi, il visionario che portò la piccola Vittuone a battagliare in una epica semifinale scudetto contro quella corazzata che aveva per nome Pool Comense.

    Poi Mara è cresciuta, tanto, sino a vincere uno scudetto (nel 2006, proprio a Como: quando mi capita di presentarla lo dico con un fremito: ‘la mia amica Mara ha vinto uno scudetto!!!!!’), ma soprattutto a diventare una donna con cui è immensamente piacevole conversare, sorseggiare un buon vino, ridere a crepapelle.

    Un percorso di crescita speculare a quello di un grande atleta, dove la riuscita fatica di sprigionare tutta la propria femminilità (e umanità) è stato ed è il frutto di un lavoro che non è sicuramente stato esente da momenti di proverbiale durezza.
    In questo, è emersa tutta l’umanità di una famiglia straordinaria, quella di Mara, che ho conosciuto e conosco molto bene: Giuseppe, Marco, la mamma e la sorella di Mara, il leggendario zio di Giuseppe. Tutte persone di superbo valore umano.
    Mara è nipote di contadini, che-il cognome lo dice chiaramente, a chi ne sa- erano impegnati nella produzione di latte e formaggio.

    E sono certo che se Marco è diventato uno dei più grandi esperti di cinema italiani, se Giuseppe ha raggiunto grandi risultati e se Mara è quello che che è, c’entri molto Ermanno Olmi e la sua poetica, mistica riflessione sull’ethos contadino contenuta nell’Albero degli Zoccoli.

    Ieri sera, dopo le 18, andavo verso Milano e mi si materializza un mess di Mara sul telefono: ‘Abbio e Invernizzi nel Consiglio della Federazione Italiana Pallacanestro’.
    In quel momento ero a Cassinetta, passavo in macchina davanti alla cascina Bardena. Amo andare verso la città passando dalle campagne che mi fanno ancora vibrare di emozione, dove quando le stelle in cielo c’abbagliavano era bello andare, di notte, a struggersi un po’ di devozione strapaesana.

    ‘Picchio’ Abbio e Mara, la mia Mara, nel consiglio federale FIP.. Cazzo come sono contento, cazzo che bello.
    E’ un ennesimo punto d’arrivo e di ripartenza della tua vita. Non disgiunto, mai disgiunto, dalla comunità da cui vieni e dalla devozione per una certa idea dell’Umano cui appartieni. Perché chi non appartiene a niente, oggi, è un povero disperato.

    Sono strafelice. Adesso, quando la incrocerò nei locali salutandola o ci presenteremo con amici in qualche altro posto, potrò tirarmela ancora di più quando mi chiederanno ‘ma chi l’è, ca la gran bela tusa lì ca l’eva cun ti o che te saludà?’.
    E io risponderò ‘è la mia Mara, gran donna e consigliere nazionale della Federazione Italiana Pallacanestro..’

    So long per te, Mara..

    F.P.

    (foto del bravissimo Roberto Garavaglia, studio Sally)

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