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La D’Andrea di Lainate: un’azienda dov’è bello lavorare

foto 4foto 3foto 1LAINATE – Una storia iniziata nel lontano 1951, quando, Ermanno D’Andrea (nella foto con i figli Marino ed Amedeo) lasciò Capracotta, il paese natio nell’Alto Molisano, e seguì il padre nella capitale dove questi si occupava della riparazione delle vecchie littorine meccaniche. Poi, il trasferimento a Milano con la nascita della prima azienda di famiglia e i primi viaggi ad Hannover per le fiere di settore. “Ci vado da sessant’anni a questa parte – scherza il signor Ermanno – l’anno scorso volevamo darmi una medaglia ! Mi ricordo ancora la prima volta, andammo in macchina con la Topolino di mio papà e ci mettemmo tre giorni all’andata e altrettanti al ritorno”. Da allora il signor Ermanno non si è mai fermato. Ancora adesso è lì saldamente sul ponte di comando della sua “creatura” in quel di Lainate. Dove ci è arrivato nel 1970. “Una scelta strategica – sottolinea – anche sotto il profilo dei collegamenti. Nel 2001 – aggiunge – la costruzione di questo nuovo stabilimento partendo da un concetto di fondo: il lavoratore deve essere messo nelle migliori condizioni per rendere al massimo. La fabbrica è il luogo in cui, infatti, trascorre maggior tempo della sua giornata”. Il signor Ermanno crede fermamente in quest’assunto, tanto che ogni anno gli utili societari vengono investiti in migliorie. Non è un caso, d’altronde, che si parli di azienda 4.0. “Perché la tecnologia nel settore della componentistica di alta precisione per utensili è tutto – sottolinea – ma senza la passione e l’attaccamento al lavoro non andremmo da nessuna parte”. E’ anche per questo che visitando lo stabilimento ti accorgi che non c’è nulla fuori posto, la cura del dettaglio è evidente. Ma anche dei confort – aria condizionata d’estate e riscaldamento d’inverno – ci sono addirittura le cabine fumatori per i “malati della sigaretta”.
La D’Andrea SpA è un’azienda in salute. Dalla sua start up c’è stato un crescendo costante, anche negli anni della crisi economia, ha saputo tenere la barra al centro e da queste parti la parola cassa integrazione è sconosciuta. Il segreto? “Facciamo tutto noi – sottolinea il titolare – dalla fase di progettazione sino alla vendita. Qui lavorano ingegneri di alto livello, abbiamo un know how molto forte”.
Guardando poi al mercato, fatto cento, il 75% va all’estero mentre il rimanente resta in Italia, per lo più nel nord del Paese. “Serviamo molte imprese – spiega – perché l’ambito in cui spaziamo è davvero molto vasto”. A livello mondo la D’Andrea ha un buon business nell’est Europeo ma le sue commesse arrivano sino in Australia. Nello stabilimento di Lainate lavorano quasi 112 persone a cui si aggiungono le 30 del più recente polo produttivo molisano. Perché il signor Ermanno è il classico uomo che non scorda le sue origini. “Mi piace dire che ho radici forti in Italia è qui che vogliamo rimanere anche in futuro. Abbiamo avuto diverse offerte per trasferirci all’estero, ma ho sempre detto no. Così – racconta – appena ho potuto ho deciso di fare qualcosa per la mia regione”. Quel ‘qualcosa’ è il classico eufemismo perché questo capitano d’azienda vecchio stile è una personaggio davvero vulcanico. Nel 2002 nasce la D’Andrea Molise, quindi, a seguire gli investimento nell’ambito del no profit con l’apertura di due case di riposo sempre vicino a casa. Dopodiché, il terzo step: con l’impegno nell’ambito della ricettività turistica e dell’agricoltura biologica con la creazione di un albergo diffuso e un meleto con la Melise Srl. “Stiamo cercando di diversificare le nostre attività” evidenzia il signor Ermanno “anche se il nostro cuore rimane fortemente ancorato alla meccanica”. E’ una persona che ama fare Ermanno e così preferisce i fatti alle parole. Ha una grande carica umana anche se non ci tiene a parlare il suo impegno nel sociale che lo ha portato ad avviare ben 13 scuole nel Guinea Bissau, una delle zone più povere dell’Africa. “La passione per quello che faccio è la chiave di tutto” dice “Ma anche e soprattutto il fatto di rimettersi sempre in gioco. Non siamo mai arrivati. Il confronto è la base di tutto. A me, per esempio, sono serviti tantissimo i rimbrotti che in gioventù ci davano svizzeri e tedeschi. Con loro non potevi sbagliare. E’ gente molto competente e questo mi ha fatto crescere”.

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