La carne da cannone, i “brubru” e chi tira il sasso e poi nasconde la mano…

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    MAGENTA –  Partiamo da una premessa che per noi è d’obbligo: sono ormai più due mesi e più che a Magenta stiamo parlando di una “non notizia”. Già,  perché la questione dei luoghi di culto e la richiesta della comunità islamica di avere una Moschea – chiamiamo le cose con il loro nome – rientra in quella che è la bagarre politica sapientemente orchestrata e fomentata ad arte nella logica dello scontro maggioranza vs opposizione.

    NEL TEMPO. DELL’INGANNO UNIVERSALE, DIRE LA VERITA’, E’ UN ATTO RIVOLUZIONARIO. George Orwell.

    Perchè pregare – per chi crede – è un po’ come mangiare, o andare a dormire alla sera. E’ un bisogno del quotidiano, quindi, permetteteci di sorridere davanti ad una necessità che all’improvviso è diventata un’emergenza.  E cinque anni fa come si faceva? Perchè la domanda è più che legittima. Lo abbiamo già scritto e lo scriviamo ancora.  Questa vicenda, scusateci la franchezza, puzza come il pesce andato a male da giorni.

    Ma come mai,  tutto d’un tratto si scatena questo pandemonio? E come mai per usare la perfetta metafora scelta dall’assessore Luca Aloi due ragazzi pakistani sono stati adoperati come carne da cannone? A noi la questione lo diciamo ancora, continua a puzzare sempre di più.

    Perchè il “voto di scambio” è un reato gravissimo. Roba che ci fa venire in mente  – con rispetto parlando per i cittadini di quei luoghi che lottano tutti i giorni contro la criminalità organizzata –  la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita…e chi più ne ha ne metta… roba da criminali, non da semplici barboni che pure in politica tra i tanti mestieranti, non mancano affatto.

     

    In altre parole, un’accusa infamante e che, però, lasciatecelo dire, ci sembra il degno epilogo di una strategia della tensione che ora ha raggiunto il livello più alto e più barbaro. Del tipo ma sì dai spariamola grossa , buttiamo tutto in caciara, così qualcuno abbocca e scaldiamo ancor di più gli animi. Poi puoi lanciare tutti gli appelli alla moderazione del mondo,  dire che serve il confronto…balle su balle. Non si può essere incendiari e pompieri al tempo stesso perché alla fine il rischio, più che mai concreto, è quello di bruciarsi.

    Ed è quello che sta accadendo in queste ore al Partito Democratico cittadino. Già a picco di consensi  e che sta provando a risalire la china con un gioco non proprio cavalleresco. Noi lo abbiamo detto come la pensiamo da mesi. Non ci piace per niente, il modo di fare politica dell’ex assessore oggi capogruppo Dem Enzo Salvaggio. Non ci piace questo agire sotto traccia, sfruttando i rapporti consolidati con il mondo islamico già dai tempi dell’ex Casa Vincenziana e dell’arrivo dei richiedenti asilo ma chissà come mai, utilizzando solo alcuni pezzi di un puzzle in cui non mancano le ombre. Certo, direte voi, è il gioco della politica. Ma è un gran brutto gioco

    Poi naturalmente ci sono anche gli altri che ci si mettono.  Ci sono i passi falsi  dell’Amministrazione (vedi la questione Messa alla tensostruttura negata) e, soprattutto, le uscite di qualche ‘cima’ leghista.

    Perché una seria autocritica nella sede del Carroccio magentino su alcune “menti erudite” che danno del ‘pirla’ apertamente al parroco di Magenta (ma le perle sono pressoché quotidiane… si potrebbe scrive una enciclopedia) andrebbe fatta cercando di limitare al massimo l’esuberanza social di questi personaggi, che  tanto male fanno al movimento e che danno un’immagine dell’elettore di centrodestra zotico, ignorante e volgare.  

    Come vedete, non siamo a senso unico. Vediamo benissimo gli errori che ci sono in un campo e nell’altro del contesto politico locale.  L’auspicio è che ci sia un cambio di passo generale. E  che si torni a mettere la politica al centro con le notizie. Quelle vere, quelle di sostanza. Lasciando da parte una volta per tutte le sparate. 

     

    Fabrizio Valenti

     

     

     

     

     

     

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