La buona politica c’è. L’endorsement di Emanuele Torreggiani

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    La politica, ad avviso di chi scrive, non è una parola. Un’astrazione. Come si considera qualunquemente: da una parte le parole dall’altra le azioni. No, ed al contrario. La politica dichiara il congiungimento tra parola ed azione.

    E nel nostro territorio, quello che a me interessa soprattutto, rilevo tre persone che hanno dimostrato nel loro fare politico il proprio valore.

    Luca Del Gobbo, Noi per l’Italia, candidato alla Regione Lombardia. Già sindaco di Magenta ed assessore uscente in Regione Lombardia. Il fatto che mi leghi amicizia e gli sia riconoscente per la assoluta vicinanza in questi anni tribolati in un doloroso buio, già di per se sufficiente nell’espressione umana, non certo in quella politica. Vince Del Gobbo le elezioni da sindaco, non la prima volta, ma la seconda. Qui si vede il politico di rango.

    La prima elezioni può essere frutto dell’accadimento fortuito: la fortuna inscritta nel proprio destino, il semplice accadere gratuito. Nella seconda elezione egli vince dimostrando, con la sua azione amministrativa di essere andato di là dal proprio confine meramente ideologico. Se si avesse qual minimo di memoria che la stessa impone, verrebbe da rivedere la Magenta ante Del Gobbo e la Magenta post. Una città trasformata senza subirne il trafugamento. Il popolo nella sua semplicità l’ha premiato con la sua unica vera vittoria: la seconda. E questo è un fatto di verità che nessuno può inficiare. È una verità in sé stessa. Evidente. Principio che vale per ogni amministratore autentico che raccoglie di là dalla propria legittima appartenenza. Ed così egli dimostra di interpretare la politica nel suo nocciolo profondo, il costante dibattito tra teoria e realtà. Piegare la realtà alle proprie teoria significa rimanere prigionieri di una privata illusione. Coniugarle significa cogliere l’anima del popolo e trasferirla nella risposta sintetica, politica: proporre e risolvere. E, soprattutto vagliare la richiesta in un’assiologia sull’intervento. Cogliere il valore popolare condiviso. Continuando con questa umile metodica e quindi portatrice di benefici condivisi egli ha seguitato la sua azione amministrativa in Regione. La legge regionale lombarda sulla ricerca ha seguito questa strada tracciata già in città, non parte da un uomo solo con la sua teoria. La legge nasce dalle necessità che gli operatori trasmettono alla politica. Farne azione è il compito suo, umile. Ma vero. C’è tanto lavoro che non si vede. Quello autentico. Se gli amici (diconsi) del centro destra limitatamente a Forza Italia fossero capaci di coglierne il significato non proporrebbero, sul nostro territorio, soggetti estranei. Del Gobbo verrebbe sostenuto per la sua costante partecipazione attiva al territorio: dall’ospedale alla viabilità, alle imprese, alle politiche sociali. Alla sua presenza costante. Abita e vive qui con la sua famiglia tutta.

    Curzio Trezzani, Lega, candidato alla Regione. Sindaco di Boffalora. Già l’ottimo Fabrizio Provera ne ha scritto da par suo su queste pagine nostre. L’uomo, lo conosco superficialmente, purtuttavia, di là dall’umana simpatia, si coglie la concretezza dell’educazione al lavoro. Boffalora è un piccolo comune bagnato dal Fiume Azzurro che ebbe, nel recente passato, un grande sindaco che mi piace ricordare con autentico affetto: Umberto Re, democrazia cristiana appartenente a quella solida genia dei grandi amministratori locali che hanno portato fuori dal buio i piccoli comuni con l’oculatezza dell’azione amministrativa e dell’investimento misurato sulle reali prospettive di necessità. A questi pochi tutti noi dobbiamo tanto. Curzio Trezzani, ed ecco qui l’autentico uomo politico che non demolisce l’opera precedente anzi, ne fa sintesi per il proseguimento. Il nostro sindaco Trezzani, pur schierato in un partito ideologicamente forte, interpreta il suo fare rispondendo alla comunità non all’ideologia, e questa è la caratteristica autentica dei veri amministratori leghisti che non usano mai la comunità, il loro territorio, come ostaggio per la politica nazionale.

    Se qualcuno avrà la curiosità di leggere il suo vademecum elettorale coglierà la sua carta identitaria: nome e cognome, nome della sua consorte e dei suoi figlioli. La cifra umana sta in due righe: io sono quello che sono insieme alla mia famiglia. Inevitabilmente il suo operato di sindaco raccoglie e attualizza la grande eredità di Umberto Re.

    Francesco Prina, parlamentare del PD. Già sindaco di Corbetta. Spiace, lo dico subito, che sia stato mandato in prima linea, al massacro. Meritava enormemente di più. Anch’egli un sindaco, anch’egli un profondo conoscitore del territorio, delle sue pieghe anche più nascoste, delle sue necessità attuali quindi di quelle immediatamente future.

    In carica al Partito Democratico provenendo dalla grande stagione democristiana ormai declinata ma non per questo esaurita. Anzi, ed al contrario. Non ci sarà più la scritta identitaria ma permane, se si vuole uscire dalle secche di una politica cesarea che segna oggi il suo culmine quindi presto sarà in rovinosa caduta involutiva, la necessità di trovare una costante continua mediazione per conseguire il risultato che poi non sarà utile per una sola parte, lo sarà per tutti. Egli, non me ne vogliano altri, è del PD il candidato più illustre. Noi lo rispettiamo con autentica sincerità e gli riconosciamo il pieno valore. Anche Francesco Prina, da sindaco, ha trasformato la sua Corbetta senza per altro trafugarla in un anonimo conglomerato. Per il nostro territorio rappresenta un valore, nella politica lo si è sempre, sia al governo come in opposizione, quando la parola è concreta, leale. In buona sostanza, vera.
    Ecco, per la sincerità che devo ai miei lettori, questo il mio inchiostro sulle imminenti elezioni.

    Emanuele Torreggiani

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