Kaitlin Butts – “What Else Can She Do” (2022) by Trex Roads

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La musica country indipendente americana ha così tante storie da raccontare, che è difficile spesso segnalarle tutte. Lo ripeto spesso, ma è l’assoluta verità di questo mondo.
Per chi vive dall’altra parte del mondo e non è appassionato, è veramente difficile immaginare quanti artisti, quanti locali, quanti festival esistano e quanta musica di qualità venga prodotta.

 

Sono sincero, sono anni che volevo segnalare nelle mie rubriche questa artista, ma ho aspettato. Ho aspettato nuova musica, mi sono ripetuto spesso “dannazione un disco come quello del suo esordio, non poteva restare l’unico”. Il suo primo lavoro, “Same Hell, Different Devil”, era di una bellezza così immediata e diretta, che non poteva restare l’unico della sua discografia.
Sono passati ben 7 anni da quel primo vagito musicale e oggi finalmente sono a parlarvi del nuovo disco di Kaitlin Butts, una delle artiste, senza nessun dubbio, più sottovalutate del mondo musicale americano.

 

Moglie del leggendario Cleto Cordero (leader dei texani Flatland Cavalry), la nativa dell’Oklahoma è da anni una delle voci più intense e vere del red dirt country, una che ha sconvolto i palchi dei live club, dei festival e che spesso ha regalato la sua voce e la sua scrittura ad altri. Non sono stati anni in cui non sapeva che fare, quindi, o anni sprecati, anzi! Ha solo aspettato il momento giusto, in cui le stelle si sono allineate (magari come quelle di Marfa, a cui aveva dedicato un bellissimo singolo l’anno scorso) e le storie che aveva da raccontare fossero quelle che voleva. Non è detto che un artista debba per forza fare un disco tanto per farlo, ma le bellissime anticipazioni con alcune canzoni uscite in questi anni, lasciavano sperare che questa grande artista tornasse con nuova musica con cui allietarci.

 

Le speranze non sono state riposte male, amici e questo What Else Can She Do è davvero un piccolo gioiello, Kaitlin Butts non è un’artista banale e questo lavoro la rappresenta in pieno.
Qualcuno ha storto il naso, a torto, ritenendo che 7 pezzi fossero troppo pochi per un’artista che sembrava avere tanto da dire, ma un’opera d’arte non ha regole da seguire, non ha lunghezze giuste o sbagliate e le storie che racconta in questo album sono perfette così come sono.
Il rischio con dischi molto brevi è di non riuscire a raccontare la storia come la si vorrebbe o dare l’impressione di non aver null’altro da dire, ma non è il caso di questo lavoro.
Le storie sono potenti, le donne di cui Kaitlin ci parla sono donne che passano attraverso le avversità della vita, anzi direi il peggio della vita, ma resistono e lanciano un segnale di speranza che è il vero messaggio positivo alla fine di questo viaggio di 7 canzoni avvolte di una tristezza di fondo che si cerca di spazzare via. Non è tutto rosa e fiori, non raccontiamoci storie non tutte ce la fanno, non tutte le cameriere che troviamo ad una caffetteria, sottopagate e piene di sogni, riusciranno a farne una tappa intermedia della propria esistenza, per andare avanti e migliorare ed è proprio di queste storie che si ciba la musica country da sempre. Malinconia e storie di persone che attraverso tutto il peggio della vita, cercano di farcela, per quello certi artisti diventano leggende e miti in questo mondo, perché la gente si riconosce in queste storie.

Tante si rivedranno, purtroppo, nella donna che vuole una vita diversa per sé e per il figlio, ostaggio di un marito violento, nella traccia iniziale It Won’t Always Be This Way, un country potente, cadenzato e con la splendida voce della Butts in evidenza. La forza di queste storie è che c’è sempre una speranza che le pervade, un po’ come ripetersi in continuazione che “non andrà sempre così”. Un pezzo di una bellezza e semplicità che la produzione sapiente di Oran Thornton valorizza.

 

La voce intensa e appagante di Kaitlin Butts, ci guida nel country dal sapore classico di Bored If I Don’t, dove una donna si lamenta di essersi sposata mentre in Jackson, la lamentela è esattamente opposta cioè si ha paura di non trovare mai l’amore vero, come quello di Johnny e June (Johnny Cash e June Carter, ndr). Due pezzi splendidi, due facce della stessa medaglia, degli stessi dubbi, delle stesse difficoltà della vita.

La title track musicalmente non si discosta dal sapore vintage di questo disco, pedal steel e malinconia, un pezzo che potrebbe uscire da un vecchio jukebox così come la storia che esce dagli speaker, narrata dalla bellissima voce della Butts : una ragazza che lasciata la campagna per la città, fa la cameriera e sogna di tornare alla vita semplice di prima, ma con tristezza sa benissimo che non tornerà più indietro. I soldi non bastano per una vita felice e il tornare a casa la sera tardi da sola sa che non le regalerà mai sicurezza. Un dipinto che la bellissima copertina del disco valorizza, abbiamo quel film davanti agli occhi, come un bellissimo nostalgico film degli anni ’50.
Le storie non si fanno più facili come in She’s Using, dove una giovane donna combatte le dipendenze, in un pezzo country dal sapore red dirt, ma è sempre la voce che lascia il segno.

Blood è una ballata struggente, di una malinconia che prende l’anima e il disco si conclude con una fantastica cover: In The Pines di Lead Belly, a cui Kaitlin Butts regala nuova vita e la fa sua. Dimenticatevi la versione di Cobain e dei suoi Nirvana, qui siamo su un altro livello.
Un album, breve come detto, di storie tristi ma anche di speranza, di vite difficili ma che non devono mai lasciare la sensazione di non avere via d’uscita. Non troverete pezzi da suonare in mezzo ai lustrini di qualche premio televisivo, ma storie vere da raccontare e suonare in un festival vicino al fiume, in mezzo a persone che lottano per vivere e lavorano duro per tirare avanti e rivedono in queste storie le loro vite e colgono un barlume di speranza dalla voce di una grande poetessa moderna.

Una voce che merita di stare nell’Olimpo delle migliori singer della vera Nashville, un’abilità di scrittura non comune e tanta passione, ecco a voi Kaitlin Butts e il suo nuovo disco : un gioiello di country come dovrebbe essere, ma anche pane per i denti di quelli che amano le storie vere, quelle in cui ci si può riconoscere e magari, perché no, trovare la forza di guardare al futuro con speranza.

 

Buon ascolto, Claudio Trezzani by Trex Roads  www.trexroads.altervista.org
(nel blog trovate la versione inglese di questo articolo a questo link : https://trexroads.altervista.org/what-else-can-she-do-kaitlin-butts-2022-english/

 

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