It’s just a game boys! Adesso ognuno ha la sua Corea…

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    Il barone de Coubertin non avrebbe certamente approvato ma  nella sala stampa internazionale, allestita per i mondiali di calcio 2018,si è levato un boato di soddisfazione alla sorprendente eliminazione dei Teutoni. Il fischio finale del match che vedeva contrapposta la Germania di mister Löew  alla Corea del Sud ha decretato che, in fondo in fondo, dietro quelle magliette rosse che correvano senza reverenza alcuna e giocavano senza arretrare di un centimetro c’era molto di più.

    C’era una Corea che rappresentava un po’ tutti noi e poi c’era una Germania, quella di Joachim Löew, in rappresentanza dei tedeschi, e c’era la partita perfetta materializzata in un luminoso pomeriggio di Kazan sulle rive del Volga, un angolo di mondo lontanissimoda noi che si imprimerà nella memoria geografica e calcistica di generazioni tedesche.

    Sì, perché ieri c’era qualcosa di più dietro undici giocatori in calzoncini che sgambettano su un rettangolo verde, molto di più. La Corea ha dato l’anima e ha festeggiato con immenso trasporto un successo epocale riportando la Germania alla durissima realtà. La Germania è fuori dai Mondiali, senza attenuanti. Semplicemente perché ha perso due partite su tre nel suo girone. Ma dietro quel boato in sala stampa c’era forse qualcosa che andava oltre la partita stessa. Una differenza che adesso è colmata. Adesso possiamo dire: c’è un prima e c’è un dopo.

    Prima: una famiglia italiana al mare (che la famiglia fosse composta da tre persone, da un single ed il suo cane, da una coppia tatuata e ricoperta di piercing) il risultato era che dietro si erano portati la …casa; la famiglia tedesca, coniugi con tre bimbi biondissimi al seguito avevano solo un asciugamano ed un giornale; la famiglia italiana adoperava una crema protettiva al pregnante profumo di cocco per ogni parte del corpo e la spalmava varie volte al giorno a turno; la famiglia tedesca o era ricoperta dai piedi alla testa da un costume anti raggi uva o, da bravi Teutoni, atti a sopportare tutto, a fine giornata rasentavano il rosso gambero; la famiglia italiana attendeva due ore e mezzo per fare il bagno ed evitare congestioni, la famiglia tedesca mangiava per otto e immediatamente entrava in mare sotto gli occhi preoccupati di giovani bagnini inesperti; la famiglia italiana sorseggiava verso sera un calice di buon vino, la famiglia tedesca già di prima mattina conosceva a menadito dove si acquistavano bottigliette di birra fredda; la famiglia italiana scarpe di marca e parei alla moda cercava pokemon virtuali nei carruggi delle cittadine di mare, la famiglia tedesca, calzini e sandali in cuoio, torso nudo e guida in lingua, studiava a memoria ogni piccolo accenno storico del luogo in cui si trovava; il bambino italiano piangeva per ore e si alzava la mamma prima, poi la nonna, poi la zia, poi il papà e alla fine accettavano il capriccio e gli compravano il bombolone, il bambino tedesco probabilmente era nato senza lacrime o le doveva preservare a futura memoria, perciò non piangeva non gridava, non chiamava, insomma non faceva nulla e ….. magari si divertiva anche boh!  Gli italiani “scanassi” andavano in giro in Ferrari per rimorchiare, i tedeschi correvano in Porche; gli italiani sudavano sette camicie, i tedeschi non sudavano, mai, al limite avvertivano un po’ caldo e …. si potrebbe continuare all’infinito.

    Beh, da ieri siamo diventati finalmente tutti uguali. Da ieri c’è anche un dopo, ad ognuno la propria Corea!

     

    Laura Giulia D’Orso

     

     

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