Italia pre -unitaria, di Emanuele Torreggiani

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    Le elezioni ci consegnano una Italia politicamente pre-unitaria. Al nord il LombardoVeneto, al sud il Regno delle due Sicilie. È molto semplice, a mio avviso, comprenderne la ragione. Al sud sia il cdx che il csx hanno fatto schifo. Predoni.

     

     

     

     

     

     

    Il popolo meridionale ha votato l’ultima carta a sua disposizione il Movimento 5 Stelle. Non credo irretiti da promesse inesigibili. Credo disperati. Al nord, dove le amministrazioni vanno molto meglio, la classe dirigente ha governato, sbagliando anche ma sbagliando meglio. Ed il 5 Stelle sta all’opposizione. Sempre al nord è stato premiato il partito che ha candidato il maggior numero di amministratori locali: la Lega. L’amministratore locale raccoglie il rapporto fiduciario costruito con la sua popolazione e quando ha dimostrato di saper lavorare viene sempre premiato.

     

    Forza Italia raccoglie l’esiguità men che modesta della sua classe dirigente cooptata e clonata dall’alto, da quel vertice monocefalo che ha perso lo smalto anche perché il troppo stroppia. E così tutti gli eletti al maggioritario debbono il biglietto per Roma alla Lega che salda la tratta. Forza Italia, inoltre, paga la frattura con la tradizione del cattolicesimo liberale e con il socialismo riformista, le anime politicamente e dialetticamente colte all’interno di un partito, di per sé solo, semplicemente afasico, interpretato da cacicchi imitatori di Berlusconi. Grotteschi come ogni imitatore. Insomma, Forza Italia c’è ma non esiste (in Italia come a Magenta, a Magenta come in Italia).

     

    Il Pd perde perché non più capace di leggere la realtà. Quella roba lì: la media borghesia massacrata dalla crisi economica, dalla perdita del lavoro, dalla perdita del potere d’acquisto, dalla perdita della sicurezza sociale. Abbandonata. Il Pd ha perduto la sua anima, che non era nel comunismo ma nella socialdemocrazia. Non ha dato risposte alla realtà fatta di gente che non comprende perché un disabile debba ricevere meno di un sedicente profugo, idem per un pensionato, idem per tutti coloro che, da italiani, hanno bisogno dell’Italia. Non capisce perché la stazione di Rogoredo sia una terra di nessuno. Quel piccolo ceto medio che non comprende perché il delitto più odioso: il furto, lo scippo, l’aggressione, debba rimanere impunito. Non capisce perché. E infatti non si capisce.

     

     

     

     

     

     

     

     

    Il Pd, inoltre ha investito di rango ministeriale personaggi improponibili in una bocciofila da strapaese: la Fedeli, il cui curriculum autentico è miserevole rispetto alle enunciazioni; e tale Poletti, lui sì profugo dalla lingua italiana e irrisorio sino all’insolenza sulla tematica dei cervelli in fuga. Tralascio come residuali le bizzarrie di una Boldrini o Boldrina nella sua furia iconoclasta e di un Grasso non pervenuto.

    Tralascio il tentativo frusto del pericolo fascista che solo una stampa superficialissima ha sostenuto con fiumi di inchiostro sterili per settimane. Il caso kukistan è straordinario rivelatore di quella sinistra radical chic che straparla di rivoluzioni nei lounge bar. Renzi non ha saputo o potuto dare una spallata a questo vecchio cliché e s’è impantanato e come Berlusconi cade. Simul stabunt, simul cadunt; così recita l’antico brocardo. Eppure l’italiano vuole una sola cosa. Vivere e allevare i suoi figli in una prospettiva di serenità, fatta di lavoro, d’un minimo di rispetto, di quella tranquillità per uscire a prendere un gelato senza paura di traversare una piazza gremita da indecifrabili tribù parassitarie e senza il timore di rientrare nel proprio alloggio devastato. Vorrebbe una realtà vivibile: quello che il Pd non ha voluto vedere preda di una superfettazione fobica buonista. Il LombardoVeneto vuole questa roba qui. Il Regno delle due Sicilie non lo so, e francamente non me ne frega niente.

    Emanuele Torreggiani

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