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Inveruno, la fiera di san Martino.. secondo me- di Emanuela Arcidiacono

 

INVERUNO  – L’estate di San Martino, l’antica fiera che da centinaia di anni rende celebre la nostra cittadina per l’eccellenza nella zootecnia, agricoltura ed allevamento, le bancarelle, la piota, la casoula, polenta e bruscitt, le caldarroste. La tradizione, della provincia, della famiglia, della festa del paese. Un ricordo indelebile del mio passato ed una certezza del mio presente. Oggi porto le mie nipoti a vedere gli animali, quegli stessi animali che affascinavano me da bambina. Con la variante che la prima volta in cui videro la scrofa con i maialini, mi dissero : “guarda zia Manu c’è Peppa Pig”!!!!! Fortunatamente anche quest’anno il meteo si è rivelato clemente, il fogliage in pieno mutamento rappresenta la scenografia più adatta a questa manifestazione.

 

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Proprio oggi in cui tutti dicono che Orange is the new black . Il traffico è paralizzato, uscire in macchina di casa richiede giri immensi, ma non mi pesa. Il fermento che si percepisce per le strade, la quantità di persone che passeggiano ed ammirano la bellezza del mio paese, la gioia diffusa e percepibile. Ricordo con quale entusiasmo aspettassi l’arrivo della fiera da bambina. Le caramelle acquistate dalla bancarella in viale Lombardia, che aveva le più buone. Le liquirizie, il torrone morbido, le mandorle caramellate. E la piota scaldata nel forno da mia madre, dolce perfetto per l’ora del te.

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Ed i racconti della mia nonna su quanto fosse buona quella che cucinava la sua mamma, la nonna Teresa… Ed il pranzo della festa, con il servizio migliore e la tovaglia di gala. Gli antipasti di rito e tutta la famiglia riunita intorno al tavolo, in un festoso preludio di quanto sarebbe accaduto a Natale. I vestiti eleganti, la messa cantata della domenica, il buio che arrivava presto, per il cambio dell’ora già avvenuto. Spesso la nebbia e le temperature in ribasso ( San Martino non può garantire il sole ogni anno, non è mica come il principe Ranieri a Monaco) ( si dice che quest’ultimo garantisca 200 giorni di sole all’anno!!!); ed il freddo che ti entrava nelle ossa, e la tazza di tea caldo a riscaldarti. E le chiacchiere in cucina, le confidenze, le famiglie riunite e gli ospiti a casa. Questa tradizione mi riempie di gioia e mi fa sentire viva. Non posso nascondere il mio entusiasmo, che è addirittura straripante!!! E nel mio piccolo cerco di esportare questo rito invitando a pranzo la domenica tutti gli amici più cari, facendo loro assaggiare i piatti tipici e cercando di far percepire loro questa atmosfera di festa.

Perché sono i legami con il passato che rappresentano le nostre radici. Ed anche se siamo rivolti al futuro, all’innovazione, all’evoluzione, alla tecnologia, dobbiamo ricordare chiaramente da dove veniamo, per comprendere a pieno chi siamo…

Emanuela Arcidiacono

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Redazione

Redazione Ticino Notizie

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