Invernizzi come Fossati: da Magenta a Bià, gli elettori ‘respingono’ i sindaci intellettuali

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    Le curiose analogie (anche numeriche) di due sconfitte del csx, dieci anni dopo

     

    MAGENTA ABBIATEGRASSO – Al primo turno delle elezioni 2007 il sindaco uscente di Abbiategrasso, Alberto Fossati, prende il 28% dei consensi. Nel 2017, a Magenta quello uscente di csx- Marco Invernizzi- il 30.

    Al ballottaggio del 2007, il centrodestra vince 62 a 38 con Roberto Albetti. Al ballottaggio 2017, a Magenta, il cdx prevale 60 a 40.

    Le analogie non si fermano qui: entrambi gli sconfitti, Marco Invernizzi oggi e Alberto Fossati dieci anni fa, hanno profili simili. 

    Alberto Fossati (sotto in foto), classe 1958, è un avvocato, docente universitario e scrittore di libri gialli (nel tempo libero) che cresce politicamente nella Democrazia Cristiana. Assessore e poi vicesindaco con Angelo Ceretti nel 1998, batte Franco Bardazzi al primo turno e diventa sindaco nel 2002. Dopo 5 anni, e la rottura con Angelo Ceretti, perde contro il cdx. Da quel momento, Fossati rimarrà in politica sostenendo la lista civica che eleggerà Stefano Balzarotti nel 2012, a sostegno di Gigi Arrara. Ma di impegno diretto non se ne parlerà più, per quello che probabilmente è stato il sindaco dalle più spiccate doti intellettuali che Abbiategrasso ricordi: discorsi di alto profilo, rilanci perigliosi dal punto di vista progettuale, eloquio forbito e brillante. Ma nel segreto dell’urna, per dirla con Giovannino Guareschi, Abbiategrasso gli volta le spalle e lo rimanda a casa.

    Marco Invernizzi, classe 1951, commercialista, esperto di cinema e scrittore, viene invece dall’impegno culturale ed associazionistico. L’idea di lanciarlo nell’agone politico è di Paolo Razzano e del Pd: vince le primarie contro Carlo Acri e batte Tino Viglio e il cdx nel 2012. Passerà alla storia recente come il sindaco col ‘pallino’ della cultura, porta al Lirico Massimo Cacciari e i filosofi, dà un’impronta culturale anche al progetto Saffa (su cui si scatenano polemiche virulente), dialoga con Fiorenzo Grassi e il Museo della Scienza di Milano. Ma a conti fatti non serve: a dispetto delle apparenze, panem et circenses (e sana concretezza) sono doti che gli elettori di città come Magenta e Abbiategrasso sembrano preferire ai voli pindarici. E Invernizzi fa esattamente la stessa fine di Alberto Fossati, pur cambiando ovviamente i tempi e i contesti. Sotto sotto, tuttavia, la lezione (per chi fa e si occupa di politica) appare chiara. E anche un po’… Calati.

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