INSIDE – Perché Olivares è una risorsa per Abbiategrasso, perché chi critica la scelta è un provinciale, perché Nai dovrebbe ‘rimpastare’ ancora. Tranquilli, in piazza Marconi non è arrivato Attila

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    ABBIATEGRASSO – 24 ore dopo la fumata bianca che ha riportato la Lega dentro la giunta abbiatense di centrodestra, a fianco di Cesare Nai, è il tempo per fare alcune considerazioni.

    E di avanzare dei consigli (non richiesti) alla maggioranza cittadina, giunta al taglio del nastro di metà mandato. Pillole, dirette e senza filtro, per re-impostare il governo della città.

    Abbiamo letto da ogni parte critiche da ogni dove sulla non residenza in città di Massimo Olivares. Ignoranza crassa, da provinciale, tendenza bovara. E spieghiamo il perché. Il deficit della giunta Nai, grave, era un gap di inesperienza. Massimo Olivares è la risorsa perfetta per colmarlo, almeno in parte, mettendo a beneficio di Abbiategrasso (e non della principessa del Pisello) 20 anni di esperienza e la sua caratteristica di leghista dialogante.

    La Lega di Abbiategrasso, per chi non lo sapesse, è ad oggi il partito col maggior numero di iscritti, di militanti, di giovani aderenti (decine e decine), di fatto sono il partito più strutturato e l’evidente architrave della coalizione che si ripresenterà nel 2022. Ossia, dopodomani. Ecco perché Olivares è la perfetta cinghia di trasmissione tra partito (quindi città) e giunta, quindi governo della città.

    In un mondo globalizzato e glocalizzato, recriminare sulla scelta di un non abbiatense mentre le partite più importanti (per Abbiategrasso) si giocano FUORI città, è tipico di chi al massimo può candidarsi al comitato mensa.  Stop. Anche perché questa tendenza è in atto (e invalsa) da molti anni in  molti Comuni delle stesse dimensioni di Bià. Ma se l’atto politico più importante che hai fatto è la partecipazione all’assemblea di classe di tuo figlio alla scuola materna, il risultato è questo.

    Considerando la probabile necessità di ritoccare le deleghe, Nai potrebbe cogliere l’occasione per un’ulteriore sterzata e ritocco alla squadra di governo: e allora fuori Eleonora Comelli (risorsa preziosa, da riutilizzare, ma dopo il dimezzamento delle deleghe la sua presenza è diventata impalpabile) e dentro Sara Valandro. Con annesso riequilibrio politico: la lista Nai riguadagnerebbe un seggio in Consiglio (la Valandro dovrebbe dimettersi), e a questo punto le due liste civiche, Nai Sindaco e Abbiategrasso Merita, potrebbero siglare una unione di scopo (mantenendo le proprie caratterizzazioni) in vista di un patto da siglare nel 2022 con l’altra forza moderata, Forza Italia, e i ‘sovranisti’ di Lega e Fdi. E anche per ‘fidelizzare’ alla maggioranza un candidato potenziale da oltre 200 preferenze nel 2022 (la Valandro), che ha acquisito parecchia visibilità in questi 3 anni. La politica è fatta anche di ambizione, anche se chi la fa non lo dice mai riempiendosi la bocca con amenità tipo ‘siamo solo al servizio dei cittadini’.

    Traduciamo: se trovi qualcuno di bravo, tientelo stretto e lusingalo con delle cariche. Si fa così. Vincendo le resistenze più sottili, onnipresenti e mai citate in politica: dove il tuo nemico principale NON è l’avversario politico, MA il tuo collega di partito che tema la tua crescita, potenzialmente in grado di fargli ombra.

    Tra queste ipotesi anche un’altra certezza, non emersa ieri. Riccardo Grittini rimarrà per due anni a guidare la sezione di via San Carlo, un innesto di forte esperienza (significa che a supervisionare il tutto ci sarà anche Alessio Zanzottera) che consentirà, AI LEGHISTI ABBIATENSI (non ad altri), di crescere e consolidarsi in vista delle prossime elezioni.

    Se qualcosa è mancato, alla giunta Nai dal 2017 ad oggi (in giunta e Consiglio), quella cosa (emersa con prepotente evidenza) è stata la mancanza di esperienza, dote essenziale per fare politica al meglio.

     

    Invece, ad Abbiategrasso, ci si ferma al giochino del ‘quello abita a san Pietro/abita a Marcallo/ abita a Viggiù’, senza accorgersi che i due più grandi sindaci di Milano dell’epoca moderna (Gabriele Albertini e Beppe Sala) erano nati e cresciuti in Brianza.

    Ma la gente, si sa, parla tanto e studia poco. Detto questo, ora la palla passa a Cesare Nai. Che sta a nostro avviso cadendo nell’errore (di comunicazione ma non solo) più grave che un sindaco 3.0 può commettere oggi: cercare di piacere a tutti. Ma di questo parleremo in altra sede.

    Fabrizio Provera

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