‘In morte sul lavoro’. Una dura, amara riflessione di Giuliana Labria. Da leggere

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    Pubblichiamo il post pubblicato dall’ex sindaco di Magenta, Giuliana Labria, sulla tragica morte di Piero Acri. Riflessioni che interrogano tutti. Indistintamente.

    MAGENTA – Giovedi’ 9 febbraio abbiamo accompagnato nel suo ultimo viaggio terreno l’ operaio Pietro, morto di lavoro sul lavoro, padre di tre figli. Dopo il tempo del dolore, che per me e’ silente e pudico, viene il tempo della rabbia, che invece deve essere gridata, chiara e forte. Una rabbia ragionata ed efficace, tendente non alla vendetta, ma alla giustizia. Una rabbia che dovrebbe essere collettiva, comunitaria, non individuale, poiché’ e’ sull’atomizzazione e sulla solitudine dei lavoratori che il capitalismo 2.0, volatile e virtuale, ma altrettanto spietato, fonda la sua forza e il suo strapotere. Il culto della velocità’ a tutti i costi, della produttività’ al di sopra di ogni valore e di ogni cautela, del lavoro svilito a merce, e non strumento di dignità’.

    lavorouccide

    L’ accertamento delle responsabilità’ spetterà’ alla Magistratura, ma molte altre sono le responsabilità’ culturali. A cominciare dall’ insofferenza per le regole, che , per quanto pesino, a volte servono, passando dallo stolido compiacimento di taluni per la “fine” della stagione dei diritti, come se i doveri potessero esercitarsi senza un quadro di adeguate protezioni, per non scadere in nuove forme di schiavitu’. Per finire alla pochezza di un certo tipo di management, rampante, la cui arroganza e’ spesso seconda solo all’ incompetenza.

    Voglio gridare la mia rabbia per l’ operaio Pietro, e dire che al centro del lavoro dobbiamo rimettere l’uomo.

    La terra ti sia lieve, Pietro. E invece sia greve, greve come un macigno, sulla coscienza nera dei Nuovi Padroni.

    Giuliana Labria

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