In morte di un Uomo verticale, Beppe Parazzini. Che oppose il Tricolore ai novelli barbari- di Fabrizio Provera

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San Michele Arcangelo, difendici nella lotta:
sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio.
Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini e Tu,
Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio,
incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni,
che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen. 

BAREGGIO –  “Spavento? Per quattro uova? Probabilmente, se fossi stato su un vero campo di battaglia li avrei affrontati. Ero nel servizio d’ordine contro il terrorismo altoatesino, lì sparavano sul serio. Quelli erano quattro ragazzotti insoddisfatti e senza alcuna disciplina. Si vede che non hanno fatto il militare. Dovrebbero ripristinare la leva obbligatoria, anche per le donne, così imparerebbero cosa vuol dire far fatica nella vita”. Beppe Parazzini

Nel deserto di El Alamein, tra la sabbia mista al sangue e ai corpi esanimi dei soldati italiani che avevano resistito eroicamente al soverchiante esercito inglese del generale Montgomery e dell’allora Ministro della Guerra di Sua Maestà, Winston Churchill, rinverdendo i fasti di una secolare battaglia combattuta dai ribelli scozzesi molte lune fa (Nell’anno del Signore, 1314, patrioti scozzesi, affamati e soverchiati nel numero, sfidarono il campo di Bannockburn. Si batterono come poeti guerrieri. Si batterono come scozzesi. E si guadagnarono la libertà), la leggenda militare- che in realtà è storia- narra che prima di rendere loro l’onore delle armi, i soldati italiani della Brigata Paracadutisti Folgore e della Brigata Meccanizzata Ariete diedero estrema prova di coraggio sul campo di battaglia ricordando che ‘LA FOLGORE MUORE MA NON SI ARRENDE’, mentre dalle radio impolverate, a contesa ormai finita, le onde irradiavano parole scolpite a pietra nella storia italiana: L’ARIETE COMBATTE ANCORA.

73 anni dopo quelle epiche gesta, da un elegante studio professionale in viale Bianca Maria, nel centro di Milano, un notaio settantenne, già presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, si sporse dal balcone mentre per le strade bivaccavano No Global e movimenti di protesta alla vigilia di Expo 2015. Il notaio, impeccabile nell’abito blu, camicia bianca e cravatta perfettamente annodata al collo, espone il Tricolore. Dacché, da ufficiale del corpo alpino, quando era un allievo della scuola militare di Aosta,  giurò di servire fedelmente quella Bandiera e quei colori.

Come le cronache riportarono, l’uomo venne preso a colpi di uova. Rimase in piedi, ergendosi impavido- come uno scrittore morto qualche decennio prima avrebbe chiosato, ‘gigante in piedi nel mezzo delle rovine’-  a difendere la Bandiera al cospetto della chiassosa (e maleodorante) conventicola che transitava per le vie della città.

Quell’uomo, lo sappiamo tutti, era il notaio di Bareggio, nato a Magenta nel 1944, Giuseppe Parazzini. Già presidente dell’Ana.

La foto fece il giro del web e dei telegiornali. Una giovane leader di un piccolo partito, Giorgia Meloni, chiese il numero di telefono per tributare l’omaggio a quel coraggioso ufficiale alpino in congedo che riassumeva in sè, potente, la natura di un uomo verticale. Una definizione che abbraccia dirittura morale e capacità di affrontare le avversità senza piegarsi all’accettazione del destino.

Mentre Bareggio, Magenta e l’Associazione Nazionale Alpini si accingono a rendere l’estremo e deferente saluto a Beppe Parazzini, noi rileviamo con tristezza che al di là della vuota retorica di cui certi eventi sono irrimediabilmente intrisi, non c’è alcuna speranza che rinascano, oggi, degli uomini così. Troppo forte, e stridente, lo iato tra i tempi e l’afflato ideale che forgiarono quelle generazioni, se comparato all’uomo occidentale che vive nell’utopia negativa di un Occidente che nega e rinnega se stesso, ogni volta che può, inginocchiandosi su di un campo di calcio (‘in ginocchio solo davanti a Dio’), abbattendo statue, vergognandosi della millenaria cultura che ha consentito l’edificazione delle nostre cattedrali.

E’ da anni che persino la Chiesa, o meglio alcune parti di essa, è arrivata a negare la possibilità di recitare nella casa di Cristo la preghiera dell’Alpino, come ha lucidamente chiosato un grande scrittore cattolico come Rino Cammilleri: Intanto, però, abbiamo un problema. Sì, perché non c’è Forza Armata che non abbia una sua speciale Preghiera, dai marinai ai poliziotti, i quali hanno pure i cappellani. I cappellani tutti, poi, fanno diocesi a parte, a capo della quale c’è un vescovo detto Ordinario Militare e inquadrato nell’esercito come generale di alto grado (con tanto di stellette sulla tonaca). Questo presule chissà quante Patrie e Bandiere e Armi deve ogni volta menzionare quando prega con le truppe (ogni sezione delle quali ha il suo celeste Patrono, da San Michele Arcangelo dei parà alla Virgo Fidelis dei caramba). D’altra parte, pure i Ferrovieri e gli Automobilisti hanno le loro Preghiere, e ognuna di queste, per forza di cose, nomina gli Attrezzi del Mestiere. Ora, è vero che, per esempio, a Compostella i canonici del santuario hanno mimetizzato con composizioni floreali la parte bassa del grande quadro di San Giacomo perché non si vedano più i Mori calpestati dagli zoccoli del cavallo di Santiago Matamoros. Ma lì ci può essere il timore di qualche attentato jihadista. A Vittorio Veneto, mimetizzando la parte bellica della preghiera alpina che cosa si vuol ottenere? Boh.

Un risultato, intanto, lo si è raggiunto: l’uscita di chiesa degli Alpini. E speriamo, per il clero nazionale, che a qualcuno di loro non salti la mosca al naso e la penna dalla firma sulla dichiarazione dei redditi (sezione 8×1000). Eh, l’Associazione Nazionale Alpini ha un sacco di iscritti, ognuno con famiglia: fa un mucchio di gente. Per quanto riguarda il «ripudio della guerra», costituzionalmente sancito e immediatamente inserito nel Vangelo dal progressismo cattolico, fossi un prete adirei immediatamente la migliore ditta di antifurti: la polizia, infatti, è armata e usa la forza (non per niente si chiama Forza Pubblica) contro i malfattori. Prima di scomunicarla, perciò, ci penserei un attimino. Si può averne sempre bisogno, anche se catto-progressisti. 

Non abbiamo alcuna speranza che la china di una modernità che scivola sempre più a perpendicolo lungo il piano inclinato della perdita di sè si risollevi. Si sta perdendo il richiamo all’importanza della leadership, dei modelli su cui conformare una condotta di vita. Lo disse meravigliosamente il colonnello cieco di Scent of a Woman, quel Frank Slade interpretato dal Al Pacino, quasi 30 anni fa:

“Entrando qua dentro, ho sentito queste parole: “la culla della leadership”. Beh, quando il supporto si rompe, cade a pezzi la culla, e qua è già caduta, è già caduta. Fabbricanti di uomini, creatori di leader, state attenti al genere di leader che producete qua. Io non so se il silenzio di Charlie in questa sede sia giusto o sbagliato, non sono giudice né giurato, ma vi dico una cosa: quest’uomo non venderà mai nessuno per comprarsi un futuro! E questa amici miei si chiama onestà, si chiama coraggio, e cioè quelle cose di cui un leader dovrebbe essere fatto”.

Tramonta l’Occidente, come lucidamente previsto da Oswald Spengler il secolo scorso, e tramonta con sè e purtroppo pure quel genere di uomini alla Beppe Parazzini.

Morte, che ci concede l’unica ragione di speranza nella risurrezione in Cristo, cui non si porrà rimedio.

Ci rimane, e rimarrà, solo un’esemplare grandezza. Al cospetto della quale possiamo congedarci con le uniche parole degne di una fine così colma di gloria terrena ed umana, capace di non disperdersi o di rimanere caduca. Le parole del colonnello Kurtz in Apocalypse Now, mutuate dall’epica di Jim Conrad e del suo splendido Cuore di Tenebra.

Io ho visto degli orrori, orrori che ha visto anche lei.. Ma non ha il diritto di chiamarmi assassino. Ha il diritto di uccidermi, ha il diritto di far questo. Ma non ha il diritto di giudicarmi. E’ impossibile trovare le parole per descrivere ciò che è necessario a coloro che non sanno ciò che significa l’orrore. L’orrore ha un volto. E bisogna farsi amico l’orrore…orrore, terrore, morale e dolore sono i tuoi amici. Ma se non lo sono, essi sono nemici da temere. Sono dei veri nemici. Ricordo, quand’ero nelle forze speciali, sembra migliaia di secoli fa, andammo in un campo, per vaccinare dei bambini. Lasciammo il campo dopo aver vaccinato i bambini contro la polio. Più tardi venne un vecchio correndo a richiamarci, piangeva, era cieco. Tornammo al campo: erano venuti i vietkong e avevano tagliato ogni braccio vaccinato. Erano là in un mucchio.

Un mucchio..di piccole braccia. E..e mi ricordo..che ho pianto..pianto come…come…come…una madre. Volevo strapparmi i denti di bocca, non sapevo quel che volevo fare. E voglio ricordarlo, non voglio mai dimenticarlo, non voglio mai dimenticarlo. Poi mi sono reso conto, come fossi stato colpito..colpito da un diamante, una pallottola di diamante in piena fronte.. e ho pensato: mio Dio che genio c’è in questo..che genio, che volontà per far questo..perfetto, genuino, completo, cristallino, puro. E così mi resi conto che loro erano più forti di noi, perchè loro la sopportavano… Questi non erano mostri, erano uomini, quadri addestrati, uomini che combattevano col cuore, che hanno famiglia che fanno figli che sono pieni d’amore ma che..ma che avevano la forza..la forza..di far questo. Se io avessi dieci divisioni di questi uomini, i nostri problemi qui, si risolverebbero molto rapidamente. Bisogna avere uomini con un senso morale, e che allo stesso tempo siano capaci di utilizzare i loro primordiali istinti di uccidere…senza emozioni, senza passione…senza…discernimento, senza discernimento. Perchè è il voler giudicare che ci sconfigge. Mi preoccupa che mio figlio…possa non capire ciò che ho cercato di essere. E se dovessi essere ucciso, Willard, vorrei che qualcuno andasse a casa mia e dicesse a mio figlio..tutto. Tutto quello che ho fatto, tutto quello che lei ha visto. Perchè non c’è nulla che io detesti di più del…fetore delle menzogne. E se lei mi capisce Willard…lei farà questo per me…

Sursum corda, ufficiale Parazzini.

Fabrizio Provera

 

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