In morte di un motociclista. Abbiategrasso piange Lu Beretta

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ABBIATEGRASSO  “Cari governanti. Continuate pure ad allungare gli anni di lavoro per andare in pensione.

Anzi abolitela del tutto così vivremo senza ansie da prestazione
Sapremo di dover alzarci una mattina per andare a lavoro e puff, non ci saremo più
Tanto la metà di noi non ci arriverà
Tanto prima dei 60 ormai se non è un infarto, un tumore o un aneurisma c’è sempre qualcuno che ti centra con un auto in una sera di ottobre mentre cavalchi la tua moto
Ed è proprio così che un altro pezzo della mia gioventù se ne và
L’ Olocausto
Che al contrario del soprannome è (era) una delle persone col cuore più grande che abbia mai conosciuto
Una birretta alla tua Lulù
Ci vediamo di là”
E’ una bella ancorché triste pennellata quella che Pier Strazzeri, il barista ormai più noto della città col suo Bar Castello, ha dedicato a Pierluigi Beretta detto Lu, detto anche Olocausto, celeberrima maschera del vissuto quotidiano in quel di Bià.
Una vita spezzata sabato nel tardo pomeriggio, quando Lu Beretta è morto improvvisamente e tragicamente in un incidente lungo la 526 tra Caselle e Morimondo, un tratto davvero pericoloso e teatro di  numerosi, gravi sinistri negli ultimi anni: un lungo tratto di rettilineo dove auto e moto possono raggiungere velocità considerevoli, senza alcuna protezione e con svolte a destra e sinistra (verso Ozzero e appunto Caselle, lungo il tratto che va da Bià a Morimondo) potenzialmente molto insidiose.
E’ in quel tratto che Lu Beretta, 60 anni di cui appunto tantissimi spesi su rombanti due ruote, ha perso la vita.
Tra i primi ad esprimere cordoglio gli amici e sodali del Moto Club Abbiategrasso, da Matteo Cucchi ai tanti appassionati che da anni rendono il sodalizio una delle realtà più attive in città: Le notizie che non si vorrebbero mai avere… Eri un amico, un amico di tutti i motociclisti e non solo… Ciao Lu, fai buon viaggio lassù.
E così la città dice addio a Lu Beretta. A buon rivederci, Olocausto.. E’ quello che sembra sgorgare dalle parole- colme di dolore- dei tanti che l’hanno conosciuto, o che hanno ‘cavalcato’ assieme o a fianco a lui.

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