In morte di Sisto Caccia, classe 1930, industriale e turbighese doc

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TURBIGO – Non è un caso che lo abbiano ricordato tutti: dal Coro Santa Cecilia allo Sci Club, perché era il capostipite di una famiglia turbighese doc. E di questi tempi vuol dire molto.
Lo avevamo incontrato in occasione della pubblicazione de ‘I Quaderni di Franca 2’, dove abbiamo pubblicato l’intervista che gli facemmo qualche anno prima in dialetto e non capita sovente di parlare con la ‘lingua madre’, con la quale non succede mai che un termine rimanga ‘sulla punta della lingua’. Ci aveva raccontato che due sono i ‘filoni’ che portano un tale cognome in paese: il primo ha come capostipite Ezechiele, seguito da Cleto, poi Sisto con i suoi tre figli maschi (Cleto, Massimo e Luca), due dei quali lavorano nell’azienda, mentre il terzo è professore ordinario di Fisica all’Università dell’Insubria. Il secondo filone, vede sempre in testa Ezechiele, poi Eligio fondatore dell’officina Excelsior, al quale segue Ezechiele, poi ancora Eligio la cui attività continua con i figli.
POI CI AVEVA RACCONTATO LA SUA STORIA DI INDUSTRIALE: ‘DAI TRAPANI A PETTO ALLE BORDATRICI’ – La storica sede dell’officina che fu di Cleto e, oggi, di Sisto Caccia, nella quale hanno lavorato anche 65 meccanici (oggi sono una ventina) è in piazzetta Cinque Vie. Resiste, in questi anni di crisi, realizzando calandre e cesoie a ghigliottina per la lavorazione della lamiera sottile necessarie alle Zecche per la produzione di monete, ma anche bordatrici, rotolatrici, piegatrici, le quali portano ancora oggi il nome mitologico di Hyllus, un vero marchio di qualità che ha accompagnato la secolare storia dell’azienda turbighese. Fondata da Cleto nel 1930 iniziò la produzione con trapani a petto (si vendevano all’Esercito Italiano, si spedivano con le Nord e se ne producevano cento al giorno), molatrici a mano, attrezzo per sgranare le pannocchie, mole ad acqua per affilare i coltelli. Nel 1954 l’azienda passò a Sisto, figlio unico di Cleto (la mamma era morta di parto) il quale studiò ingegneria e visse gli anni del ‘miracolo economico’ con la produzione di calandre a mano e a motore, piegatrici, cesoie a ghigliottina: “Vendavamo in tutto il mondo fino alla Nuova Caledonia, in Venezuela, Israele, Egitto, Arabia Saudita. Oggi,  le macchine si chiamano bordatrici oleodinamiche (spedite recentemente in Russia)”.
I funerali, domani. 20 aprile. Condoglianze

FOTO: Sisto Caccia con in mano un trapano a petto

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