In morte dell’architetto-archeologo Angelo Vittorio Mira Bonomi. Nell’ultima telefonata mi disse: “Ti ricorderai di me?”

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TURBIGO – Ci chiamano a tarda sera per dirci che è morto l’architetto-archeologo Angelo Vittorio Mira Bonomi, un professionista molto conosciuto in paese, oltre ad essere stato presidente della Pro Loco (1986-1997) e nominato ‘Turbighese d’oro’. Era malato da tempo e si sapeva del suo ricovero in ospedale.

L’ultima telefonata me la fece sei mesi fa, il 28 settembre 2016, e concluse dicendo: “Ti ricorderai di me?” Certo, ti ricordo oggi – primo giorno di primavera – con le parole che mi hai suggerito, tratte dal romanzo della tua vita, che eri intento a scrivere, mettendo in fila le scoperte archeologiche che hanno accompagnato il tuo tempo (1930-2017), da Melpum al tempio di Porsenna. Di queste ne parleremo dettagliatamente un’altra volta, così come non mancheremo di elencare le tue innumerevoli opere pubbliche (ex Comune, Scuola Media…), tutte animate da una grande tensione verso il monumentale. Due vite parallele quelle di archeologo-architetto, delle quali la prima rappresentò la grande passione giovanile. Mi dicesti di aver iniziato le ricerche archeologiche nel 1964, utilizzando il tempo libero e poi di essere andato avanti con un gruppo di amici penetrando sempre più a fondo nella Cultura di Golasecca che è all’origine della storia del medio Ticino.

Personaggio eclettico, noto per le sua attività professionale e scientifica, Angelo Vittorio Mira Bonomi ha anche sportivamente navigato con la canoa più volte il Ticino e il Po fino a Venezia, nonché il Mincio, l’Adige, l’Arno, il Tevere dalle sorgenti al mare, per conoscere la bellezza dei paesaggi italici e capire i significati ambientali che hanno formato le etnie regionali.
Adesso hai iniziato il tuo viaggio più lungo. Noi rimarremo qui ad aspettarti, accanto al tuo sepolcro al quale manca solamente la data ultima. Il tuo paese non ti dimenticherà come non ha mai dimenticato il tuo maestro Carlo Bonomi.

FOTO Angelo Vittorio Mira Bonomi indica la lapide murata nella sua casa di Golasecca (2008)

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