In morte del dottore Giuliano Porta, medico condotto a Magenta- di Emanuele Torreggiani

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Il ‘nostro’ Dottore Giuliano Porta è partito con la tradotta. Magentino, medico condotto, come si diceva nel tempo già antico. Apparteneva alla vecchia guardia, se ne sono andati tutti, quella che entrava in tutte le case dei pazienti per la visita, sia mattutina che, in caso, serale. Parlava il pulito italiano di quelle sepolte scuole a matita rossa e blu.

E sapeva che spiegare il ‘medichese’ era il metodo col quale il medico offre fiducia al malato. Iniziò la professione poco oltre il dopoguerra, quando l’autorità era incarnata dal medico, il farmacista ed il curato. Quando i camici erano immacolati e rigidi d’appretto e negli studi aleggiava, tra il sussurro dei pazienti in attesa, l’afrore di alcool denaturato. E nella borsa di cuoio sempre appresso un pronto soccorso in miniatura. Se n’è andato in queste ore dopo quarantacinque anni di professione.
Di seguito, per chi ritiene, il testo intitolato “La tradotta”, in cui si narra di un fatto che vide protagonista il piccolo Giuliano Porta, in quegli anni canelupo del 1943/1945. Me ne parlò lui stesso, correva il 2013, quando, capitava ci s’incontrasse e si parlasse, talvolta a lungo della vita e della sua gerla.
Il racconto “La tradotta” è stato pubblicato per le edizioni della Memoria del Mondo nel dicembre del 2013. Si ringrazia Luca Malini, editore, per la gentile concessione e Fabrizio Provera e Fabrizio Valenti, direttori di Ticino Notizie, per l’ospitalità. Accolgano i famigliari del Dottore Giuliano Porta l’espressione del mio cordoglio. Chi sta scrivendo gli ha voluto bene.
Emanuele Torreggiani
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