In Casa Giacobbe la mostra sugli “accendini” Saffa. Ma quale sarà il suo futuro?

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    MAGENTA – “C’era una volta la Saffa”. La storica cartiera di Pontenuovo di Magenta con i suoi fiammiferi e i suoi accenditori. Un pezzo di storia della città, un esempio di sviluppo industriale che negli anni d’oro “dava il pane” a poco meno di seimila magentini. Con il cosiddetto ‘Villaggio Saffa’ – esempio concreto di welfare aziendale – e il suo cinema teatro e il relativo circolo sportivo ricreativo. Oggi a ricordare quel mondo che non c’è più una mostra che si è inaugurata mercoledì sera in Casa Giacobbe dal titolo inequivocabile “Gli accenditori SAFFA dal 1932 al 1981”. La rassegna testimonianza ha visto la presenza per il taglio del nastro del sindaco Chiara Calati insieme al presidente della Pro Loco Pietro Pierrettori e, soprattutto dai rappresentanti dell’associazione de ‘La Piarda’ di Boffalora sopra Ticino con il suo presidente Giuseppe Ceriani. Il cui vero protagonista è Antonio Galliti. Il boffalorese ex caporeparto accenditori dell’azienda si è occupato in prima persona dell’allestimento di questi autentici ‘gioiellini’ (vedi anche locandina).

    La mostra è visitabile fino a domenica nei seguenti orari: al pomeriggio dalle 16 alle 19 e il sabato e la domenica anche alla mattina dalle 10 alle 12. Al di là della kermesse certamente suggestiva e che merita di essere visitata, oggigiorno quello che si chiedono i Magentini, è quale sarà il futuro dell’ex Saffa, una grande area dismessa e strategica da cui – accanto all’ex Novaceta – passa il futuro del territorio. L’Amministrazione di Marco Invernizzi negli ultimi mesi di mandato aveva presentato un “maxi progetto” sulla superficie in questione. Lo aveva ribattezzato con un nome piuttosto roboante: “Progetto d’infrastruttura di coesione sociale”. Un’iniziativa di recupero che metteva assieme diversi partner prestigiosi accanto al Comune di Magenta e alla proprietà Red. Im Srl: vedi il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, il Gruppo Guerra, la Società Umanitaria di Milano, la cooperativa Atelier. Il tutto per arrivare  a proporre un format immobiliare dove fossero presenti abitazioni e servizi alla persona, ma anche realtà legate alla storia della vecchia Saffa, quale una sorta di museo d’impresa. L’idea, però, arrivata a ridosso della campagna elettorale del 2017 è stata subito accantonata dalla nuova amministrazione. E così il futuro di quello che sarà l’ex Saffa è ancora tutto da scrivere. Anche se, nota positiva, è ripresa l’interlocuzione con la vicina amministrazione di Boffalora sopra Ticino – su cui insiste tra l’altro gran parte della superficie dismessa –  per arrivare ad individuare una soluzione condivisa. Ma al di là di questo per il momento non c’è altro. A nostra precisa domanda poco l’atto d’insediamento del sindaco Calati – era luglio del 2017 – la risposta fu (sia per Saffa sia per Novaceta) “datemi tre mesi per vedere bene le carte”. Di mesi da allora, per la verità,  ne sono trascorsi un po’, ma – almeno ufficialmente – sulle due grandi aree strategiche non si è mossa una virgola. Certo, la questione non è propriamente di quelle più semplici. Ma di qui passa gran parte dello sviluppo futuro di Magenta e del suo territorio. Pensare e recuperare una nuova ‘mission’ che faccia del Magentino ancora un polo attrattore in chiave imprenditoriale e occupazionale è la vera priorità per qualsiasi Amministrazione di qualsiasi colore politico essa sia. Prima il pane, poi il resto…

     

     

     

    Fabrizio Valenti

     

     

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