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Imparare da un ventenne. Conversazioni con un giovane scrittore.

A cura di Irene Bertoglio

MAGENTA – Ciò che colpisce nel leggere le pagine di questo nuovo libro, appena pubblicato, è che a scriverle è un ragazzo di 20 anni, Enrico Arcolin. “Chiave di lettura” è l’interpretazione che il giovane padovano dà della vita attraverso una metafora: il protagonista del suo romanzo si trova a salire 11 piani di un hotel abbandonato ed ogni stanza rappresenta un’emozione che egli tratta con una sbalorditiva consapevolezza e capacità introspettiva. Al piano terra, ad esempio, troviamo la “comfort zone”. Che cosa rappresenta per te, Enrico, questa situazione?
«La comfort zone è una dolce trappola nella quale decidiamo di rimanere incastrati. È una sorta di guscio nel quale ci sentiamo protetti, ma allo stesso tempo non ci rendiamo conto che equivale alla massima manifestazione di auto-limitazione: infatti, quando intrappolati, vogliamo fare e dire solamente ciò che ci è comodo e che non richieda pressoché sforzo alcuno; senz’altro non andremo incontro a pericoli, ma nemmeno a miglioramenti. Ecco perché ritengo terribilmente negativa la comfort zone: non permette alcun miglioramento poiché fermi in una condizione di staticità».
Sappiamo bene che uscire dalla zona di comodo non è mai semplice perché, se da una parte permette di sperimentare nuove esperienze, espone anche al rischio del fallimento. E nella società odierna, fallire fa molta paura. Cosa ne pensi?

«Esiste una base comune, vale a dire che i fallimenti nella vita saranno almeno il quadruplo dei successi. Ciò non significa che ci saranno solamente fallimenti, ma che per arrivare ad un ipotetico successo è necessario passare attraverso numerosi fallimenti. Se stiamo fallendo, allora siamo sulla strada giusta. Non sono un cultore della sofferenza come unica strada nella propria vita, ma l’invito che faccio è quello di aprire gli occhi e di considerare ciò che, di positivo, porta con sé un fallimento. Dico questo perché l’ho provato sulla mia stessa pelle: nel corso della realizzazione del libro, ci sono stati molte occasioni nelle quali dentro di me ho sentito di aver fallito. Quest’amarezza, però, mi ha permesso di rallentare, ragionare con maggior lucidità e trovare nuovi spunti e nuove ispirazioni con le quali rendere vincente la mia proposta creativa. Chiaro che a nessuno piace fallire; la mia volontà è quella di riconsiderare il concetto di fallimento: basta solamente rendersi conto che ciò che in un primo momento par essere un duro schiaffo in faccia è in realtà una dolce carezza che ha l’intenzione di consolarci per farci ritrovare la motivazione necessaria a rialzarsi più forti e volenterosi di prima».
Probabilmente, il timore del fallimento è connesso ad un senso di frustrazione personale che si abbina ad una sensazione di rabbia interiore. Vuoi leggerci un passo del tuo libro che tratta di questo?

 

«Certo. “Ma quindi c’è un modo per incazzarsi di meno o solo quando serve? Sì. Utilizzare la giusta chiave di lettura per ogni situazione, contestualizzandola, dandole il peso e l’importanza che merita. Nel momento in cui c’è qualcosa di fortemente rilevante, che per noi vale molto, è giusto averlo a cuore ed è altrettanto giusto incazzarsi o amareggiarsi qualora le cose non vadano secondo i nostri personali piani. Tutto però sta nel dare il giusto peso alle cose. Se riesci a dare un valore ad ogni cosa ti accorgerai che molte cose un valore non ce l’hanno e che probabilmente sono quelle cose per cui ti sei incazzato di più e più spesso. Spesso le persone (noi), danno importanza a cose che tutto hanno, tranne che importanza. Domandati: “Cosa ha veramente importanza? Per cosa vale veramente la pena sbattersi?” Ci hai mai pensato a tutto questo? Fermati, smetti di leggere; ora. Rifletti per qualche istante. Cos’è, per te, veramente importante? C’è qualcosa a cui, oggettivamente, devi dare importanza? C’è qualcosa che, senza alcun dubbio, non merita importanza? Finché non riesci a darti una risposta per te convincente non continuare a leggere, non farlo. Non ci prendiamo mai tempo per questo tipo di riflessioni e se hai tempo per leggere questo libro vuol dire che ora hai tempo per rifletterci”».

Dare il giusto peso alle cose richiama al concetto della semplicità dei gesti quotidiani; tu hai infatti scritto che “la semplicità è come un’enorme lente d’ingrandimento in grado di farci apprezzare e non ignorare ciò che già c’è, senza andare a cercare qualcos’altro”. Puoi spiegarci meglio cosa intendi dire?
«Questa frase ha l’intento di far capire concretamente cosa si intenda con semplicità, utilizzando l’interessante paragone della lente di ingrandimento. La semplicità delle cose è fantastica, ma facciamo terribilmente fatica a cogliere questo aspetto; perché? Le opzioni sono due: o siamo sbadati, superficiali e non ce ne accorgiamo, oppure è dannatamente abile a nascondersi: in entrambi i casi, però, la colpa è solamente nostra. Non ci rendiamo conto del valore che ha un qualcosa che ci appartiene, questo per molti motivi, in particolare perché viviamo in un mondo nel quale siamo spinti a voler e desiderare sempre altro; ciò inevitabilmente crea inquietudine e malessere poiché non sempre è possibile accaparrarsi l’oggetto del desiderio. La soluzione? Oltre ad accorgerci della splendida semplicità delle cose, dobbiamo armarci di gratitudine. Se siamo grati per ciò che già abbiamo e lo valorizziamo a dovere, andare a cercar altro sarà senz’altro un’attività che dopo un paio di volte ci annoierà.»

La noia si sconfigge con la creatività”, hai detto in una diretta di presentazione del tuo libro. Parlaci un po’ di te.
Sin da piccolo ho fatto della creatività la parola chiave grazie alla quale poter dare un senso alle mie giornate. Abbinata a ciò, negli ultimi anni di scuola superiore, ho scoperto una forte passione per la lingua italiana: il suono, le espressioni, i giochi di parole e molto altro. È scaturita successivamente un’irrefrenabile passione per la scrittura creativa, la quale mi ha portato a concepire ed in seguito a realizzare questo libro.
La scrittura è un preziosissimo strumento creativo. Tu perché scrivi?
Scrivo per necessità: per svuotare il mio petto e la mia testa da quei pensieri che qualora non uscissero, non avrebbero una propria identità. Scrivo perché ne ho bisogno e mi fa stare bene, ma soprattutto perché voglio portare un messaggio; non cerco consensi da parte di nessuno. La mia sola intenzione è portare un messaggio. Il libro rispecchia a pieno ciò che sono, è un’eterogenea miscela di schiettezza, timidezza, spontaneità, informalità e timore reverenziale nei confronti della realtà che mi circonda, ma in particolar modo nei confronti della mia persona e delle mie emozioni. Tutto il libro oscilla tra il concetto di me stesso e degli altri, nel tentativo di trovare un, seppur precario, equilibrio. È un libro che non ha l’intenzione di farsi portavoce di chissà quale verità assoluta, è solamente un semplice invito a far notare dinamiche che giornalmente si ignorano. Il fine ultimo però è evidenziare che non esiste un’oggettività con la quale trattare le emozioni: ognuno di noi, per interpretarle, utilizza una personale chiave di lettura, la quale non può essere definita da altri né giusta né sbagliata.»

Il libro di Enrico è stato recentemente pubblicato da Sicrea Editoria per Ema Pesciolino Rosso, l’associazione fondata da Giampietro Ghidini, che porta avanti una splendida e a mio parere importantissima iniziativa di valorizzazione dei giovani.

 

 

Irene Bertoglio è scrittrice, grafologa, rieducatrice della scrittura e perito grafico-giudiziario. Per anni ha gestito una struttura nell’ambito formativo ed educativo. Ha tenuto e tiene numerosi corsi di aggiornamento e innovativi progetti sperimentali nelle Scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria, soprattutto di prevenzione della disgrafia e di orientamento scolastico e professionale. È autrice di diversi libri, tra cui, con lo psicoterapeuta Giuseppe Rescaldina: “Il corsivo encefalogramma dell’anima”. Dirige la collana editoriale Scripta Manent della casa editrice “La Memoria del Mondo”, di cui è responsabile a livello di ideazione, progettazione e revisione di tutti i testi relativi.  L’autrice è contattabile all’indirizzo psicologiadellascrittura@gmail.com. Il suo sito professionale è www.irenebertoglio.it.

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Redazione Ticino Notizie

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