Il vecchio vizio dei compagni alla Vulcano: le colpe dell’Occidente e la tentazione del ritorno al passato….

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Abbiamo letto con interesse la Nota stampa firmata da Manuel Vulcano esponente locale del CUB  e rappresentante della sinistra radicale magentina rispetto all’invasione russa dell’Ucraina. Una prima considerazione, Vulcano calatosi nella sua parte di sindacalista ha dovuto un po’ addolcire la sua posizione rispetto al primo post che aveva vergato su Facebook (VEDI SOTTO) e dove sostanzialmente la condanna al dittatore russo passava sotto traccia e per lunga parte si indugiava invece sulle colpe dell’Occidente: intesa come Nato, USA e Unione Europea.

QUELLO CHE AVEVA SCRITTO VULCANO SOLO QUALCHE GIORNO FA ..
“La guerra dietro casa porta sulle spalle anche le gravose responsabilità dell’Europa piegata da sempre alla subalternità USA/NATO.
Dal 1999 in aperta violazione degli accordi internazionali presi alla fine dell’Unione Sovietica è cominciata l’estensione della NATO in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e proseguita poi con l’espansione a molti altri paesi dell’Europa dell’est compresi i paesi baltici. In 20 anni la NATO si estende da 16 a 30 paesi. Oggi l’allargamento della NATO in Ucraina ci sta conducendo al baratro poiché è il nodo principale sul quale la Russia ha deciso di non transigere. La posizione di Mosca è quella di chi non accetta di farsi circondare ulteriormente dalle basi militari nemiche di un’alleanza Atlantica guidata dagli USA. Dobbiamo condannare con fermezza la guerra, rivendicare a gran voce la pace e avviare in Europa una riflessione seria sul futuro della NATO e sul ruolo degli USA. Chiudo ricordando che in Donbass la guerra dura da 8 anni e si contano già 14000 morti e 2 milioni di profughi. La pace è ciò di cui il mondo ha bisogno”.

 

Stavolta, bontà sua, apre la sua Nota con una condanna allo zar. Ma che francamente, ci pare ancora una volta una condanna di maniera. Leggere Vulcano è come ascoltare Paolo Ferrero, già Segretario nazionale di Rifondazione comunista. Proprio ieri poco prima di mezzanotte abbiamo avuto la ventura di ascoltarlo su Rete 4 dove era ospite di Paolo Del Debbio.

Di fatto, parole speculari a quelle di Vulcano e compagni. E che ci riportano di fatto all’epoca dei due blocchi. Per questa parte della Sinistra la caduta del Muro di Berlino, l’autodeterminazione dei popoli, la possibilità che queste popolazioni possano scegliere di vivere all’Occidentale e farne parte non è concepita.

Di sicuro, la Nato ha molte colpe – a nostro avviso quella di esser dimostrata troppo debole e con gli USA che hanno deciso in modo scellerato una politica di disimpegno a livello internazionale – l’UE deve ancora farne di strada per essere una vera comunità politica e non meramente economica, ma il mondo è cambiato parecchio in questi ultimi 30 anni.

E se da un lato si debbono riconoscere le legittime aspettative delle popolazioni del Donbass (vicenda intricatissima), è altrettanto vero che non si può mettere sullo stesso piano l’azione (le presunte provocazioni del mondo Occidentale….) con chi solo ieri ha bombardato la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande dell’Ucraina, rischiando di provocare un enorme disastro su scala mondiale.

 

Se non si ha ben chiaro questo scenario di fondo, se non si ha ben chiaro il grado di priorità in questa vicenda, tutto il resto diventa secondario. Anche le assurde azioni (poi fortunatamente rientrate) contro i corsi di un grande come Fedor Dostoevskij che vanno assolutamente condannate,  finiscono per apparirci come un ‘di cui’.  Oggi occorre scegliere da che parte stare. E noi stiamo con l’Ucraina, stiamo con chi è sotto le bombe. La diplomazia spiace dirlo, finora ha fallito e da parte dell’autarca russo sono arrivate solo provocazioni.

Già il fatto che i presunti negoziati si debbano svolgere in un Paese (la Bielorussia) che rientra nell’orbita dell’ex Unione Sovietica e viene guidato da Aleksandr Lukašenko (foto sopra)  –  definito da diversi operatori internazionali “l’ultimo dittatore e tiranno in Europa”, per le sue limitazioni alla libertà di parola e di stampa nel proprio Paese.  (Tanto che alla Bielorussia è stato pertanto proibito di partecipare al Consiglio d’Europa) – la dice lunga sulla volontà di pace di Putin e dei suoi. 

 

Quindi, aiutare ed armare – finora in modo di fatto simbolico – chi è oggi è sotto assedio è una scelta obbligata per l’Occidente.  Che poi gli armamenti siano arrivati anche oltre la cortina russa, purtroppo è tutto vero – abbiamo visto anche noi il servizio di Presa Diretta su RAI 3 dell’altra sera – anche se quei contratti di fornitura risalivano al 2011, quindi, prima delle vicende del 2014.

Ma questo spiace dirlo è nelle cose della vita. Perché anche su una tragedia mondiale come quella del Covid c’è chi ci ha guadagnato e speculato in modo indegno.  Nessuno di tutto noi può cambiare completamente il mondo. Ma almeno migliorarlo quello sì. Magari permettendo ai popoli di vivere liberamente. Sarebbe già un bel passo avanti

 

 

F.V.

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