Il reggimento parte all’alba: ad Abbiategrasso, l’alpino Giovanni Bolciaghi è andato avanti

    219

    Unanime cordoglio in città per la morte del cavalier Bolciaghi: artigiano, volontario, uomo che ha dato moltissimo alla comunità. Martedì alle 9.30 le esequie funebri nella basilica di Santa Maria

    ABBIATEGRASSO – « Ma tutti senza eccezione, tutti in un certo modo appartengono a un reggimento e i reggimenti sono innumerevoli, nessuno sa quanti sono, e nessuno sa neanche quale sia il suo reggimento, eppure i reggimenti sono accantonati qui intorno.

    Però quando un reggimento parte, chi gli appartiene, pure lui deve partire. Altri dicono invece che si tratti di navi. Ma reggimento o bastimento è lo stesso, il fatto è che un bel giorno ciascuno di noi deve partire » Dino Buzzati

    L’alpino Giovanni Bolciaghi è andato avanti. Abbiategrasso, da ieri, è stretta nel dolore e nel ricordo del 76enne, titolare da anni di una carrozzeria e attivissimo in  seno al gruppo cittadino delle Penne Nere. Una molteplicità di impegni che gli sono valsi, nel 2015, la nomina a Cavaliere della Repubblica (qui sotto lo vediamo a sinistra, a fianco dell’assessore Lele Granziero e del capogruppo alpino Alfonso Latino).

    bolciaghi2

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Abbiamo conosciuto Giovanni Bolciaghi dalle parole di molte delle persone che gli sono state vicino, nell’arco di una vita intensa e spesa in modo appassionato, che aveva dispensato immense gioie ma anche grandi dolori, come quello (il più innaturale di tutti) di essere sopravvissuto a uno dei suoi figli, morto anni fa. Una vita esemplare, raccontata in un pezzo apparso nel 2015 sull’Eco della Città che ora vi riproponiamo.

    Per le persone come Giovanni Bolciaghi si possono spendere le parole di un Califfo della penna come Indro Montanelli: ‘Era un uomo che veniva da lontano’.

    Le esequie funebri si terranno domani, martedì 17 gennaio, alle 9.30 nella basilica di Santa Maria.

    Il reggimento parte all’alba. L’alpino Giovanni Bolciaghi è andato avanti, e Ticino Notizie gli rende onore, stringendosi in un abbraccio ai suoi familiari.

    bolciaghi

     

    IL RICORDO DELL’ECO DELLA CITTA’ NEL GIUGNO 2015

    Ho cominciato a trent’anni con le missioni umanitarie, a quei tempi non esisteva la Protezione Civile, eravamo volontari allo sbando – racconta Giovanni, che ha dedicato un’intera vita agli altri e per questo si è meritato il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana – non c’erano coperture.. per esempio per il terremoto in Friuli, nel ’76, siamo partiti ‘allo sbaraglio’…lo facevamo per solidarietà. Ho fatto circa 40 viaggi umanitari in Bosnia e in Croazia durante la guerra, vent’anni fa, – aggiunge, ricordando tra l’altro che il ventennio dalla guerra cade proprio in questi giorni – 5 o 6 missioni in Africa: in Ruanda e Benin. L’Africa mi ha segnato, – dice – è nel mio cuore. In Kosovo e in Bosnia, invece, ho conosciuto davvero la cattiveria dell’uomo. In Albania sono andato ad aiutare in un campo profughi, era la Missione Arcobaleno gestita dalla Protezione Civile della Regione Lombardia…ricordo che i profughi erano trattati come animali, dormivano sotto le tende in mezzo al fango”. Già volontario nel Soccorso Alpino e nella Protezione Civile, nel ‘95 ha fondato l’Associazione Volontari Protezione Civile di Abbiategrasso, scioltasi anni dopo, con cui si sono avviati importanti interventi durante calamità come il terremoto in Umbria o la tracimazione del Po. Ci lasciamo volentieri coinvolgere dai racconti di Giovanni che ci mostra le sue imprese aiutandosi con fotografie, lasciando trasparire le sue emozioni. E ad ogni racconto, nonostante si tratti di imprese lontano da casa, il pensiero si posa sulla sua famiglia, a cui è molto legato. “Quando partivo – dice – lasciavo a casa una giovane moglie con 4 figli, è una grande donna che si è sempre dimostrata tenace e coraggiosa, tanto merito è suo!”. L’amato Alpino ha cominciato a fare il carrozziere dopo la scuola dell’Obbligo, prima da un amico e poi nella carrozzeria di famiglia, nata con lui. “Mio figlio Paolo vi lavorava con me – ricorda- fino a sei anni fa, quando ha perso la vita…attualmente siamo io e mia figlia con 10 collaboratori.. finchè riesco non mi arrendo”. Un’altra dimostrazione della sua grande determinazione. Sempre il 2 giugno, tra l’altro, davanti a una piazza Castello gremita di gente, nel corso del concerto “Penne e Piume al vento”, che unisce Alpini e Bersaglieri e che a grande richiesta quest’anno ha fatto il bis, il sindaco Pierluigi Arrara ha riconsegnato l’onoreficenza a Giovanni, un uomo dalla forte sensibilità e dalle cui virtù dovremmo nutrire i nostri ragazzi. Un esempio per tutti noi.

     

     

    Articolo precedenteIl Proust di Franca Galeazzi con il dottor Giuliano Sarro
    Articolo successivoMagenta: sabato in via Roma l’inaugurazione dell’Aroma Caffè