Il Proust del mese con Luca Del Gobbo

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    Il tratto principale del suo carattere?

    Direi aperto, solare, capace di relazioni, disponibile a capire le ragioni dell’altro.

     

     

     

     

     

     

    La qualità che preferisce in un uomo?

    Sono principalmente tre: la lealtà, la coerenza, l’essere liberi da pregiudizi e condizionamenti. La libertà è una condizione essenziale per cogliere la verità delle cose.

     

    E in una donna?

    Le donne – almeno quelle che io conosco e, in primis, pensando a mia moglie – hanno una grandissima capacità di comprendere e valorizzare tutto quel che c’è. Per questo – e per tanto altro – possiedono una marcia in più.

     

     

     

     

     

     

     

     

    Il suo principale difetto?

    Difetti ne ho tanti. I principali sono l’essere un po’ troppo polemico e testardo.

     

    Il suo sogno di felicità?

    Che ognuno possa realizzare il proprio destino, cioè quello per cui è venuto al mondo. C’entra con la chiamata o, per usare una parola un pochino in disuso, tuttavia bellissima, c’entra con la propria ‘vocazione’.

     

     

     

     

     

     

    Il suo rimpianto?

    Non essere andato a Firenze, nel 2013, a godermi la storica vittoria della Fiorentina sulla Juve: 4-2.

     

    Il giorno più felice della sua vita?

    Sono tre: quello in cui mi sono sposato e quelli in cui sono nate le mie figlie.

     

    E il più infelice?

    Quando è mancata la mia nonna paterna Carola, che ha sempre vissuto con noi e mi ha tirato grande.

     

    L’ultima volta che ha pianto?

    Si piange di dolore per cose serie e, a volte, di felicità. Si piange anche per cose futili. Io mi commuovo spesso.

     

    La sua occupazione preferita?

    Al di fuori del lavoro e della famiglia, mi dedico a collezionare e dipingere soldatini.

     

    Materia scolastica preferita?

    La Storia, soprattutto quella medioevale, che comprende secoli importanti per l’uomo, a dispetto di chi li ritiene ‘bui’.

     

    Autori preferiti?

    Mi piace il Manzoni de ‘I promessi sposi’ e Dante della ‘Divina Commedia, che riesco a godermi senza l’assillo dello studio. Tra i miei autori preferiti non voglio dimenticare, però,  J.R.R. Tolkien.

     

     

    Libro preferito?

    Sono due: ‘Fabbricanti di universi’ e ‘Il Signore degli Anelli’.

     

    Attore e attrice preferiti?

    Tra gli attori mi piacciono Sean Connery e Alberto Sordi, tra le attrici Julia Roberts e Jennifer Lopez.

     

    Film cult?

    ‘Sangue e arena’, ‘Un americano a Roma’ e l’intera saga di Indiana Jones.

     

    La canzone che canta sotto la doccia?

    Un mito: ‘Piccolo grande amore’.

     

    Colore preferito?

    Non ho dubbi: il viola.

     

    Fiore preferito?

    I miei fiori preferiti sono le rose, che amo curare e coltivare nel mio giardino.

     

    Città preferita?

    Firenze, perché ci richiama all’arte, alla bellezza, all’armonia, per come è stata pensata e costruita, ma, non posso non citare Magenta, la mia attuale città, della quale ho avuto la fortuna di essere sindaco. Infatti mi definisco sempre ‘toscano-magentino’.

     

    Personaggio storico più ammirato?

    San Francesco: un grande uomo, diverso da quello dell’immaginario collettivo. Un uomo che aveva  fede e chiarezza di giudizio solide, limpide. E’ grazie a lui che la nostra religione ha compiuto un balzo in avanti in termini di maturità.

     

    Personaggio politico più detestato?

    Hitler e tutti quelli che si rifanno ad un’ideologia di annientamento della persona umana.

     

    Il dono di natura che vorrebbe avere?

    Mi sono accettato così come sono, con i mie difetti. Non saprei chiedere qualcosa di diverso.

     

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe?

    Come sopra.

     

    Stato d’animo attuale?

    A 55 anni mi sento una persona più matura, meno impulsiva; prendo la vita con maggior serietà, colgo cose che prima mi sfuggivano. Sono sereno.

     

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza?

    Un po’ tutte. Del resto l’uomo è capace di compiere grandi cose e , al medesimo tempo, enormi peccati. Ogni barlume di bene che si intravede va valorizzato. Sono tra quelli che dicono che l’errore va evidenziato, ma l’uomo sempre salvato.

     

    Come vorrebbe morire?

    Mi piacerebbe morire vecchio e lucido, per vedere come cambierà il mondo nei prossimi decenni. L’esperienza, che ho vissuto da assessore regionale all’Innovazione, ha destato in me la curiosità di sapere come l’uomo affronterà le future sfide.

     

    Il suo motto?

    E’ il titolo di una canzone: “Gracias a la vida”.

    A cura di Franca Galeazzi

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