Il Professor Angelo Giarda: molto più che un grande ‘Principe del Foro’

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    E’ giunta notizia nelle redazioni proprio in queste ore della scomparsa per Covid del Professor Angelo Giarda, avvocato e cattedratico il cui nome è legato, almeno per la maggior parte dell’opinione pubblica, al caso di Alberto Stasi, di cui assunse la difesa.

    Il famoso ‘omicidio di Garlasco’ di cui nel 2007 parlavano quasi tutti. La fine così cruenta della povera fidanzata Chiara Poggi, nel bel mezzo dell’estate, in una cittadina tranquilla, simbolo della Lomellina e conosciuta fino a quel momento soprattutto per il Santuario della Madonna delle Bozzole e  per le  sue risaie. 

    Non è qui il caso di dilungarci oltre su quella vicenda processuale, che è giunta a compimento, con la condanna di Stasi che sta tutt’ora scontando, benché vi siano dei particolari di quell’omicidio efferato che rimangono ancora incerti. Ma come si dice la verità processuale, quando arriva al terzo grado di giudizio si rispetta e si esegue e basta.

     Chi scrive, piuttosto associa il ricordo del Professor Giarda ai propri anni di Giurisprudenza in Cattolica. Fu il mio docente di Procedura Penale e diversamente da molti altri corsi – a Legge l’obbligo di frequenza non esiste, così dopo i primi mesi e i primi anni, c’è una sorta di selezione naturale, dovuta ai cosiddetti ‘esami catenaccio’ che provocano una ovvia scrematura, ma anche al fatto che lo studente un po’ più esperto e scafato, capisce se vale la pena ascoltare un docente oppure basta farsi la secchiata sui mattoni prima dell’esame…. –  che erano scarsamente seguiti, benché in Cattolica all’epoca (molti lustri fa ormai) ci fossero 1.100 iscritti a Giurisprudenza, l’Aula ‘Agostino Gemelli’ quando c’era Giarda faceva registrare sistematicamente il ‘tutto esaurito’. 

     

    Personaggio di grande spessore, ma anche molto alla mano. Non rinnegava mai le sue origini provinciali. Anzi il suo attaccamento al territorio, l’essere nato a Cassolnovo, paese a due passi da Vigevano e di fatto dove incomincia la Lomellina, ma al contempo ad un tiro di scoppio dal vicino Piemonte, così come gli aneddoti dei suoi studi in collegio a Pavia, dove aveva poi proseguito la carriera scolastica universitaria con successo, erano un intercalare piacevole durante le sue lezioni.

    Così come il suo tifo per l’Inter che era sempre manifestato con orgoglio, considerati che quelli erano gli anni di Ronaldo e delle ‘ruberie’ bianconere poi venute a galla.

    Ma senza dubbio oltre alla chiarezza espositiva e al carisma di Giarda colpiva la praticità. Si vedeva che era un avvocato sul campo. Diversamente infatti da tanti suoi illustri colleghi, che si perdevano in dottrine filosofiche, pur interessanti, ma che sapevano un po’ di accademia, Giarda andava dritto al pezzo.

    Quelli erano anche gli anni appena a seguire di Mani Pulite. Lo scandalo politico giudiziario dove la politica usando la Magistratura come una clava, aveva abbattuto un classe politica intera. Giarda lo aveva vissuto da protagonista. E da vero garantista quale era non aveva problemi a denunciare lo storture di un sistema e di una Giustizia che non funzionavano. O che meglio funzionava coi politici che sventolavano il cappio a Montecitorio e adesso in tanti di loro sono andati a Canossa. E i PM che poi si sarebbero ritrovati a far politica. 

    A distanza di molti anni, in diversi si sono pentiti, lo stesso Vittorio Feltri, famoso giornalista e all’epoca direttore dell’Indipendente, era uno di quelli che cavalcava – peraltro vendendo montagne di copie – la crociata contro la presunta mangiatoia PSI- Diccì (di cui faceva parte anche il PCI peraltro).

    Oggi è uno di quelli che almeno in parte si è ravveduto. O ha letto quel periodo storico politico con occhi diversi. Giarda in aula, non aveva timore a parlare anche dei suicidi, di chi in carcere si era tolto la vita, per quel modello di Giustizia, che andava profondamente riformato. Peccato che oggi anno del Signore 2021, siamo ancora qui a parlare dopo la bellezza di 23 anni e rotti, della stessa cosa. Paradossale, per non dire altro. Ma sintomatico di come vanno le cose nel nostro Paese.

    Affascinava noi studenti proprio per quello, e infatti la lista d’attesa anche per fare la tesi di laurea con lui era lunghissima: occorreva pazientare almeno sei mesi se non anche di più. Cosa che mi ricordo, vista la mia mentalità sempre piuttosto pragmatica, mi persuase a rivolgermi altrove. Ciò detto, i suoi insegnamenti così come i suoi libri e un bel ’28’ al primo colpo sul libretto in Procedura Penale, me li tengo stretti ancora adesso a distanza di molti anni come patrimonio di quel percorso accademico.  Buon viaggio Professore.

     

    F.V.

     

    (Il professor Giarda con Alberto Stati fonte foto Ansa)

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