Il personaggio. Don Claudio Mainini pronto ad una nuova avventura: domani parte per il Camerun

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    BERNATE TICINO –  “La nostra missione è essere ponti tra culture diverse, così da distruggere i preconcetti e sviluppare il concetto di solidarietà ed integrazione tra popoli”. Don Claudio Mainini dopo un periodo di riposo a casa, domani partirà da Malpensa alla volta del Camerun.  Don Claudio fa parte di quella schiera di sacerdoti ambrosiani con la valigia in mano pronti ad andare in giro per il mondo a portare il verbo di Gesù Cristo, ma più ancora fondando missioni e portando impegni tangibili in queste realtà spesso dimenticate anche dai grandi media.

    Non a caso, il sacerdote nell’intervista a Ticino Notizie, parte dalla sua esperienza ad Haiti. Sei anni molto intensi e difficili. “Oltre al terremoto devastante, di recente Haiti è stata vittima anche del passaggio di uragani altrettanto rovinosi che hanno portato povertà sommata ad altra povertà….”.

    Una realtà complessa dove è in atto una rivolta e parecchie uccisioni con un clima politico assai instabile. “Nelle grandi città è assai pericoloso vivere – è la testimonianza del prete– per questo noi ci muovevamo di rado dalla nostra missione nella zona a Nord Ovest. Quando siamo arrivati c’erano grossi problemi di acqua. Ci siamo subito impegnati per poter recuperare  l’acqua dalle sorgenti, costruendo acquedotti, quindi, c’è l’aspetto sanitario, fondamentale. Ci siamo occupati di tanti bambini disabili che diversamente sarebbero stati abbandonati dalle loro famiglie e finiti chissà dove. Altro aspetto centrale quello educativo, con la ristrutturazione della biblioteca e del salone parrocchiale”.

    Un lavoro estenuante e senza sosta a Mare Rouge, nella diocesi di Port de Paix. “La missione si trova a 700 metri di quota sopra ad un altipiano. Adesso – spiega don Claudio – dopo sei anni di attività, abbiamo preparato il terreno per il prete locale”.

     

    Da qui la decisione di destinare don Claudio ad una nuova non meno probante esperienza. “I miei sentimenti – ci confida alla vigilia della partenza – sono di gioia. Ho voglia di portare il mio aiuto, però, mi accosto a quest’altra esperienza con il giusto rispetto. Quando ci si approccia ad un nuova realtà lo si deve fare sempre gradatamente e con grande attenzione per le culture con le quali si dovrà venire a contatto”.

    “Ad Haiti, per esempio, c’è comunque una maggioranza di fedeli cristiani, mentre in Camerun mi dovrò confrontare con una presenza molto forte di fedeli mussulmani. Per me è senz’altro una novità, anche se comunque ho potuto constatare che nella zona di Garoua ci sia un buon rapporto. C’è reciproco rispetto”. Anche qui ci sarà da fare tantissimo.Siamo due sacerdoti nell’estrema periferia della città. Quando arriverò in Camerun ci vorranno ancora due giorni di viaggio in macchina per raggiungere la missione. Anche qui ci concentreremo sul problema dell’acqua, su quello educativo e ovviamente su quello sanitario”.

     

    Dunque, si riparte da capo. E’ questa la vita del resto di don Claudio e di chi come lui ha scelto di consacrarsi all’aiuto verso gli ultimi. In Camerun potrebbe restare dai 3 ai 6 anni. Come sempre deciderà la Diocesi. In chiosa un pensiero soprattutto per i giovani a cui va grande attenzione nell’opera quotidiana di don Claudio. “E’ importante farli venire fuori da queste situazioni. Far loro conoscere il mondo, farli uscire da realtà molto chiuse. Per me per esempio fu una grande soddisfazione portare nove di loro con me al Forum mondiale organizzato a Panama qualche anno fa”.  Ragazzi che meritano un’altra possibilità dalla vita sfruttando proprio quei ponti col mondo di cui don Claudio è un indefesso costruttore.

     

    F.V.

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