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Il pentito dell’ndrangheta: Corsico e Buccinasco legate doppio filo ai narcos colombiani

 

CORSICO BUCCINASCO –  “A Buccinasco c’e’ un locale di ‘ndrangheta (…) con l’espressione ‘alter ego a Milano’ (…) intendo una base di Plati’, distaccata al Nord. Ciascun ‘alter ego’ riceveva la droga dal rispettivo gruppo di Plati’ e poi la spacciava al Nord”. E’ un passaggio di uno dei tanti verbali resi negli ultimi anni da Domenico Agresta, collaboratore di giustizia che con le sue dichiarazioni ha fornito elementi anche per le indagini della Dda di Milano che oggi hanno portato a 17 misure cautelari per un traffico di droga. Traffico gestito da affiliati alla cosca Barbaro-Papalia radicata da anni in un’area a sud di Milano.

 

Agresta, 32 anni, affiliato dal 2008 e detto ‘Micu Mcdonald’, si legge nelle 388 pagine dell’ordinanza firmata dal gip di Milano Teresa De Pascale, “nel corso degli interrogatori resi innanzi alla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Torino e Milano, ultimo quello datato 11 febbraio 2019” nell’indagine milanese “forniva una dettagliata descrizione delle dinamiche criminali operanti nei territori dei comuni di Corsico e Buccinasco, con particolare riferimento alle attivita’ di narcotraffico che avevano come protagonisti soggetti appartenenti alla famiglia Barbaro-Papalia”.
 Al centro dell’indagine Saverio Barbaro (di un ramo ‘minore’ della famiglia, i cosiddetti ‘Barbaro giovani’, parente per parte di madre di Rosario Barbaro, vertice della ‘ndrina Barbaro-Rosi) e Luigi Vergara (anche lui con legami di parentela). Entrambi del Reggino, e quest’ultimo in particolare richiamato ‘dalla montagna’ (l’Aspromonte, dove e’ collocato il santuario di Polsi tanto ‘caro’ ai boss) per prendere il controllo del territorio dopo che i tre fratelli dell’asse piu’ importante della famiglia Barbaro (Francesco, Antonio e Salvatore) erano stati arrestati nell’operazione “Quadrato 1”.
Il ritratto fatto dal collaboratore di giustizia di questi boss, rispecchia la tradizione della criminalita’ organizzata calabrese: affiliati che gestiscono enormi quantita’ di droga e grandi somme di denaro al Nord, ma preferiscono, in patria, uno stile di vita dimesso, e quasi contadino. E’ proprio il caso di Virgara (che ha il grado di picciotto ed e’ fratello del piu’ potente Michele, con il grado di ‘Vangelo’), 45enne ufficialmente bidello in una scuola: “Quando arrivano grosse quantita’ di cocaina pura dalla Colombia su Plati’ (500/600 chili), una parte (100 chili,) la tengono giu’ a Plati’ dove la tagliano, in modo da poterla poi rivendere nei momenti in cui i rifornimenti scarseggiano – racconta ancora il pentito Agresta – mentre la parte principale, quella pura, la mandano costantemente al nord per la vendita. Negli anni Luigi Virgara, (detto Gigetto) ha portato spesso la cocaina a Buccinasco e Volpiano per venderla” e si e’ cosi’ arricchito.
Dal canto suo anche il giovane Saverio Barbaro (31 anni), platiota, non manca di ricordare – in alcune intercettazioni – la sua ricchezza e i suoi interessi nel campo immobiliare della periferia milanese: ad amici riferisce di voler comprare un appartamento da 300mila euro e dice “che il palazzo e’ tutto suo”: “Paesani miei lo stanno costruendo” nella zona di Bisceglie, periferia Milano. “Fa gli scavi il papa’ di Domenico, quello del ristorante ‘Il Calamaro'”. Si tratta in questo caso di una ditta riconducibile alla famiglia D’Alfonso che gestisce il ristorante di Cesano Boscone. Un nome non nuovo, peraltro, quello dei D’Alfonso: Daniele, il capostipite, compare anche nell’indagine ‘Mensa dei poveri’ aperta a Milano, che ha portato alla luce un giro di tangenti nella zona del Varesotto e alcuni legami con la criminalita’ organizzata.
Daniele D’alfonso, infatti, e’ titolare della ditta di rifiuti Ecol Service, che gestiva gli appalti per la spazzatura e il movimento terra nel nord Milano e Lombardia e aveva ‘consulenti’ ben inseriti nella politica, come l’ex consigliere comunale, Pietro Tatarella; vicino alla politica ma anche alle famiglie di ‘ndrangheta, visto che nella sua azienda molti operai addetti al movimento terra venivano assunti su suggerimento di Giosafatto Molluso, che per sua stessa ammissione era il “capoclan” di Buccinasco.
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