Il Pakistan vota a luglio

    55

     

    Il Gigi Rizzi di Islamabad vuol vincere le elezioni e sposa una donna velata. Il suo partito: Pti (Movimento per la giustizia) sempre più a destra.

     

    Imran Khan (sotto nella foto) è stato il capitano della nazionale pakistana di cricket, di maggior successo: vincendo la coppa del mondo, nel 1992. Dopo il ritiro ha fondato, nel 1996, il partito politico Pakistan Tehreek-e-Insaf (Pti). Il suo movimento si posiziona a destra dello scacchiere parlamentare.

    Agli inizi degli anni ’90, però, Imran Khan era conosciuto come un grandissimo play-boy a Londra e non solo. Nel 1994 sposa l’ereditiera inglese Jemina Golddmith, amica di Lady D., e da lei ha due figli. Il matrimonio dura, però, solo nove anni. Khan è sempre più radicalizzato su posizioni conservatrici. Infatti, in seconde nozze sposa la giornalista pakistana Reham Nayyar. I due si lasciano dopo neanche un anno. La terza moglie sarà la religiosissima Pinki Pir, che in uno scatto recente, diventato virale, posa col viso totalmente coperto da un velo rosso.

    Imran Khan, nel frattempo, ho portato il Pti (il cui simbolo è una mazza da cricket su sfondo verde e rosso) su posizioni sempre più conservatrici, avvicinandolo ai Taliban e polemizzando con gli Usa, accusate di ingerenza interna negli affari pakistani.

    A luglio saranno 3 i principali partiti, laici (?), a contendersi la vittoria elettorale: il Partito Popolare Pakistani, il Partito Nazionale Unito (Muttahida Qaumi) e il PTi, appunto.

    Alla guida dei popolari, di ispirazione socialista, c’è Bilawal Bhutto, figlio di Benazir Bhutto, famosa leader, assassinata, nel 2007, dai Talebani. Il suo programma prevede lotta al terrorismo ed all’integralismo religioso.

    Il Partito Nazionale Unito è la sinistra pakistana. Il suo capo è Altaf Hussain, tornato ad Islamabad dopo oltre 20 anni di esilio. Ha la sua roccaforte nella città di Karachi ed il suo elettorato è composto, prevalentemente, da muhajir: musulmani che arrivarono in Pakistan dall’India, nel 1947, dopo che i due paesi si divisero.

    Il Pti (centrista e nazionalista) è la forza anti-sistema. Cresciuta in maniera esponenziale, soprattutto tra i giovani, ha come obiettivo la promozione della libertà di pensiero e la fine della discriminazione religiosa. È data per vincente. Nonostante l’abbandono di Ayesha Gulalai, simbolo dell’emancipazione femminile pakistana, che ha accusato Imran Khan di non rispettare le donne e la loro dignità.

    Ma il vero intralcio, alla vittoria di Khan, è un piccolo partito: il Tehreek-e-Labbaik Ya Rasool Allah (TLYRA), guidato dall’ulema, Khadim Hussain Rizvi. Su posizioni islamiche radicali sta catalizzando l’attenzione dei media pakistani e letteralmente volando nei sondaggi.

    Marco Crestani

     

     

    Articolo precedenteIl Cavalletto, romanzo breve di Ivan D’Agostini
    Articolo successivoMagenta e le fragilità giovanili: un incontro questa sera