Il nuovo Parlamento Europeo: più frammentato e non così tanto sovranista

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    L’affluenza record

    Le elezioni europee del 26 maggio hanno registrato un boom di affluenza con oltre 50% rispetto al dato del 2014 (42,61% e il più alto da 20 anni) rafforzando così la legittimità del nuovo Parlamento europeo. In Germania, il dato di affluenza è stato del 60%, il più alto dal 1989, anche in Spagna e in Francia si è registrato un aumento notevole  come anche in Ungheria e in Austria. L’Italia che storicamente toccava picchi di affluenza tra i più alti di Europa, questa volta va controtendenza: 56,10% di votanti  rispetto al 58,69% della precedente consultazione.

    Il nuovo equilibrio politico europeo

    L’attesa crescita  dei partiti sovranisti registra due importanti successi in Italia e Francia con la Lega di Matteo Salvini e il Rassemblement National di Marine Le Pen, oltre all’affermazione del Brexit  Party in Gran Bretagna. Tuttavia, non è stato un grande successo da scuotere gli equilibria Bruxelles: una maggioranza dei tre potenziali gruppi di riferimento (ENF di Salvini, ECR di Meloni e EFDD del M5S e Farange) arriverebbe appena a 172 seggi(nel 2014 furono 155) e anche se si accordassero con il Partito Popolare non avrebbero lo stesso la maggioranza (351 contro la maggioranza di 370 seggi). Se la famiglia politica sovranista  (vedi Salvini+LePen) è cresciuta di 21 seggi, il partito dei conservatori  (vedi Meloni) ha perso 16 seggi causa crollo dei conservatori britannici.

    Il Partito Popolare Europeo  perde 37 seggi ma resta il primo partito. Grazie ai risultati spagnoli e italiani i Socialdemocratici perdono 35 seggi e si confermano il secondo partito. Visto i risultati dovrebbe ripetersi la tradizionale alleanza di questi due gruppi parlamentari prevedendo però un allargamento a sinistra. Con ogni probabilità, ad essere inclusi nella maggioranza saranno i liberaldemocratici di Alde. Questi ultimi, anche grazie all’apporto del partito del Presidente francese Macron, salgono dal 9% al 14% dei seggi e diventano determinanti per garantire una maggioranza stabile in Parlamento (436 dei seggi totali con socialisti e popolari).
    Più incerto appare al momento un sostegno alla maggioranza moderata da parte dei Verdi, veri vincitori morali ma anche di fatto, che sono cresciuti (dal 6,7% al 9,2% dei seggi). I Verdi sono cresciuti soprattutto in Germania (diventando il secondo partito tedesco con il 20,7%) e in Francia (terza forza politica francese al 13,13%). Teoricamente, i numeri consentirebbero anche una maggioranza popolari-socialisti-verdi (53% dei seggi totali). Tuttavia, i Verdi sono portatori di una serie di proposte politiche che potrebbero risultare poco conciliabili con il fronte moderato: per esempio l’abbandono dell’utilizzo del carbone nel settore energetico, o l’introduzione di un salario minimo europeo.

    I sovranisti restano fuori dai giochi?
    Il nuovo Parlamento europeo si presenta più frammentato e meno europeista di un tempo. I partiti sovranisti non riusciranno a giocare un ruolo di maggioranza ma il loro peso potrebbe farsi rilevante all’interno dei singoli Governi nazionali. Questo vuol dire che malgrado il successo schiacciante di Salvini in Italia, la Lega si troverà probabilmente all’opposizione rispetto alla maggioranza parlamentare che eleggerà la nuova Commissione europea. Il maggior peso dovrebbe comunque avvertirsi nell’orientare la candidatura del nome italiano per un posto da Commissario e tentare di salvaguardare una carica di peso per l’Italia.
    Quindi l’Italia per contare in Europa dovrà fare affidamento più al Governo nazionale che deve giocare meglio le proprie carte per portare a casa buoni risultati e non aspettare di cambiare le politiche europee solo attraverso l’attuale composizione parlamentare. Sarà questa la vera sfida che tocca al Governo Conte.

    Fonte: Parlamento Europeo

     

    Mariarosa Cuciniello

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