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Il mio mondo #ecobio- Attenzione ai tatuaggi estivi in spiaggia, di Cristina Garavaglia

 

Recentemente i mass media italiani ha riportato il caso, con tanto di foto decisamente esplicite, di una bambina americana lesionata da un tatuaggio all’henné effettuato durante una vacanza sulle spiagge del Mar Rosso.

La notizia (peraltro vera e risalente al 2017) è rimbalzata un po’ ovunque e si è diffusa in rete attraverso le classiche catene di Sant’Antonio, generando allarmismo e facendo passare un messaggio del tutto distorto seppur tecnicamente corretto.

 

Per farla breve, le immagini diffuse sono state accompagnate, non si sa da chi, dall’invito per genitori e nonni a evitare i tatuaggi all’henné di bambini e adolescenti viste le conseguenze riportate dalla bimba ritratta e a prestare attenzione ai tatuatori africani. Ora come detto la notizia corrisponde al vero, ma il messaggio trasmesso ha immediatamente fatto pensare di essere di fronte all’ennesima bufala estiva, corredata dal solito tono allarmistico e da foto shock.

 

Anche perché l’allarme lanciato conteneva pesanti inesattezze (si parla infatti di tatuaggi all’henné eseguiti in paesi extra europei) che rischiano di far passare in secondo piano il pericolo reale legato all’effettuazione di tatuaggi temporanei.

 

Il tutto nonostante la corretta informazione diffusa a mezzo stampa, perché si sa le notizie diffuse su facebook sono necessariamente corrette sigh. Il vero problema non è infatti l’henné come farebbe intendere il messaggio, ma le sostanze chimiche aggiunte nel cosiddetto Black henna = quello di colore nero utilizzato anche in Italia (in spiaggia e nelle fiere) perché più figo del semplice rosso.

 

Bisogna infatti ricordare, ve ne avevo già parlato, che l’henné è solo di color rosso ed è utilizzato sia per la colorazione dei capelli sia per i tatuaggi cerimoniali, generalmente in occasione dei matrimoni.

 

E già quindi ci sarebbe da diffidare di chi vi propone un tatuaggio con henné di color nero, figuriamoci in spiaggia da parte di soggetti improvvisati, non solo stranieri, muniti di chissà quale competenza. Altro problema non irrilevante da considerare è dato dalla tendenza a fidarsi a occhi chiusi di fronte a un qualsiasi servizio estetico a basso prezzo, senza darsi la pena di verificare gli ingredienti delle sostanze utilizzate.

 

Di fatto ciò raramente accade nella vita di tutti i giorni figuriamoci in vacanza quando si è più spensierati, basta vedere il vicino di ombrellone farsi un bel tatuaggio per volerlo anche noi, senza pensare ai possibili rischi perché c’è l’errata convinzione che essendo temporaneo male non faccia.

 

E soprattutto senza considerare che l’hennè nero per tatuaggi è per forza di cose addizionato con PPD o para-fenilendiammina, una sostanza pericolosa soprattutto per i soggetti allergici (e in alte dosi per tutti).

 

Per chi non la conoscesse si tratta di un colorante blu di sintesi che aiuta a rendere più scuro e durevole il tatuaggio temporaneo, fortemente allergizzante/sensibilizzante e sospettata di essere cancerogena (in alte dosi).

 

Un colorante che è tra l’altro utilizzato anche nelle tinte chimiche, professionali o non, in quantità controllata (massimo 6%) e segnalato nel regolamento europeo sui cosmetici come possibile causa di gravi reazioni allergiche.

 

Che è poi il motivo per il quale prima di tingersi i capelli si suggerisce di effettuare una prova allergica almeno 24 ore prima della tinta.

 

Ma sinceramente dubito che questa accortezza possa essere rispettata in mezzo alla sabbia prima di effettuare sto benedetto tatuaggio, con tutti i rischi del caso.

 

Tanto più che un recente studio dell’Università degli Studi di Perugia ha registrato nell’henné nero utilizzato in spiaggia percentuali di PPD del tutto fuori legge, fino al 35%, che aumentano esponenzialmente il rischio di gravi reazioni allergiche.

 

Il tutto senza che il contenuto e la percentuale di PPD siano in alcun modo indicate sul prodotto, come sarebbe obbligatorio. Detto ciò cosa si rischia? Tanto veramente tanto: dalla semplice dermatite da contatto (curabile con cortisone e antistaminici), alle ustioni chimiche come nel caso della bimba americana, che rischia danni permanenti, allo shock anafilattico potenzialmente mortale.

Per non considerare i fenomeni di sensibilizzazione e le reazioni allergiche cosiddette crociate a altre sostanze, comprese quelle contenute in alcuni farmaci e ovviamente nelle tinte chimiche.

 

Ma il dato più preoccupante è che a maggior rischio risultano essere gli adolescenti e i bambini proprio perché i tatoo temporanei sono di moda, quindi almeno su questo la catena di Sant’Antonio c’aveva azzeccato. Tradotto in spiaggia evitate di tatuarvi soprattutto se l’henné proposto non è rosso/marroncino ma nero e se siete soggetti potenzialmente sensibili o addirittura allergici alla PPD.

Che fare allora? Una soluzione ovviamente c’è: farsi tatuare solo da persone in possesso di idonei titoli all’interno di un salone estetico o similari e solo in presenza della lista degli ingredienti contenuti nel prodotto utilizzato, che ovviamente dovrà essere approvato per la vendita in UE.

Cristina Garavaglia

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