Il mio mondo #ecobio- Alla scoperta dell’oil pulling, di Cristina Garavaglia

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    Oggi esulo un poco dal discorso cosmetico per parlarvi di una pratica di origine indiana molto apprezzata nel mondo ayurvedico per la prevenzione della salute orale: l’oil pulling (=tirare olio) o oil pulling therapy. Si tratta nello specifico di una pratica dal potente effetto disintossicante che contribuisce a preservare la salute della bocca perché permette di eliminare i batteri che si accumulano nella stessa e che sono responsabili di problematiche quali gengiviti, carie e alitosi.

     

    Una pratica molto antica in India, si parla di ben 5000 anni fa, tanto da essere menzionata nel più importante trattato di medicina ayurvedica, il Charaka Samhita con il nome di Kavala Gandoosha.

    In ayurveda l’oil pulling è infatti ritenuto in grado di eliminare le tossine accumulatesi nel corso della notte, procurando all’organismo importanti benefici, non a caso si consiglia di effettuarlo ogni mattina (a stomaco vuoto) per poi proseguire con pulizia della lingua per eliminare la patina tossinica formatesi.

     

    A tal scopo è tradizionalmente utilizzato il nettalingua o jibbi, generalmente in rame (in alternativa è possibile utilizzare un cucchiaino da caffè), che come dice il nome stesso è un attrezzo utile a pulire la lingua. La teoria alla base dell’oil pulling parte quindi dal presupposto che durante il sonno l’organismo si attivi per eliminare le sostanze di scarto del metabolismo spingendo queste tossine verso le zone esterne del corpo.

     

    In Occidente la pratica dell’oil pulling si è diffusa abbastanza recentemente (anni 90) dopo essere stato presentata per la prima volta durante un convegno medico all’Accademia delle Scienze Russa, anche grazie agli studi del dr. Karach. Era quindi inevitabile che venisse abbracciato dalla cosiddetta medicina alternativa come metodo il più naturale possibile per aver cura di denti e gengive (ma ovviamente non vi sto dicendo di evitare il dentista, ci mancherebbe altro).

     

    Inutile dire che si tratta di un rimedio poco costoso, molto efficace e adatto ad ogni condizione ed età, pur escludendo per ragioni pratiche i bambini piccoli che potrebbero trovare la tecnica troppo complicata da eseguire. Ma come effettuarlo? Ah niente di complicato, piuttosto direi che bisogna essere costanti e ciò non è per nulla facile, io stessa lo eseguo solo quando mi ricordo ma conto su una vostra maggior volontà.

     

    Basta infatti portare un cucchiaio in bocca (senza inghiottire) di un olio vegetale ad uso alimentare da far ripassare su denti e gengive effettuando un movimento costante per una ventina di minuti, ma anche meno è sicuramente meglio di niente.

     

    Grazie al movimento meccanico effettuato (che è importante anche per la corretta mobilità della mascella) l’olio assumerà un aspetto biancastro e una maggior consistenza segno del fatto che ha assorbito i batteri e le tossine presenti nel cavo orale e dovrà essere sputato e la bocca risciacquata con acqua tiepida.

     

    Bene sarebbe sputare l’olio negli appositi contenitori per lo smaltimento degli oli esausti (non nel wc per carità come spesso leggo sul web perché si tratta di un’operazione altamente inquinante), ma anche nel caso dovesse essere ingerito non ci sarebbero problemi visto che stiamo parlando di olio ad uso alimentare. È anche possibile massaggiare le gengive con il polpastrello dopo aver sputato il tutto.

     

    Personalmente preferisco pulire successivamente i denti con il dentifricio e spazzolino elettrico, anzi mi sento di consigliarvelo assolutamente.

     

    Quanto agli oli da utilizzare, si consiglia il cocco o il sesamo biologici spremuti a freddo e a uso alimentare, ma spesso è utilizzato anche il ben più caro olio di oliva extravergine.

     

    Da recenti studi effettuati emergerebbe però la netta superiorità dell’olio di cocco che si è dimostrato l’unico in grado di eliminare lo streptococco mutans, molto comune nel cavo orale ritenuto in grado di produrre acidi capaci di contribuire alla formazione di carie dentali.

     

    Esistono peraltro in commercio anche prodotti appositi dal sapore decisamente piacevole come quelli proposti da Evergetikon in due distinte versioni: all’olio essenziale di mastice di Chio e all’olio essenziale di basilico.

     

    In particolare il mastice di Chio di cui poco si parla (in realtà si tratta di una resina vegetale) si rivela molto interessante per le sue proprietà antibatteriche ed antinfiammatorie nonché per la sua capacità di profumare l’alito, il che permettetemi di dirlo non è da poco perché il prodotto proposto da Evergetikon può tranquillamente essere utilizzato in sostituzione ai colluttori normalmente in commercio, ovviamente di natura chimica.

     

    Detto ciò mi sento anche di avvisarvi che non esistono evidenze scientifiche in merito alla sua utilità come panacea per tutti i mali (come potrete leggere in rete), per carenza di studi approfonditi, ma allo stesso tempo non sono noti effetti negativi o controindicazioni (purché ovviamente non si sia allergici all’olio utilizzato).

     

    In particolare, voci di corridoio sostengono che l’oil pulling sia anche in grado di curare patologie importanti, affermazione che sinceramente mi sembra inverosimile.

     

    Si narra che sia anche utile a regalare più energia grazie al fatto che gradualmente il corpo si disintossica dalle citate tossine e anche qui lo ritengo difficile da dimostrare. Piuttosto ritengo che abbinato a visite periodiche presso il proprio dentista possa avere un effetto positivo sull’igiene della bocca (sbiancamento escluso come spesso si sente dire) ed ecco perché ho deciso di parlarne sfatando alcuni miti.

    Tradotto se vi doveste trovare bene fatelo senza problemi ma non dimenticate spazzolino e dentifricio e soprattutto andate periodicamente dal dentista e ovviamente limitate il consumo di zuccheri, responsabili della formazione di carie.

    Cristina Garavaglia

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