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Il grido di dolore delle discoteche ‘massacrate’ dalle chiusure causa Covid

L'Hollywood di Milano: "Dateci delle certezze per riaprire, noi chiusi da 13 mesi"

MILANO – Sono passati 13 mesi dall’ultima serata dell’Hollywood. Poi sul dancefloor del locale di corso Como è calato il buio. Festa finita. Dal 23 febbraio 2020 le luci non si son più sono accese. “Nessuno sa dirci quando riapriremo” spiega all’Adnkronos Alberto Baldaccini, socio di una delle discoteche più note della città. Quella dei vip e non solo, punto di riferimento della vita notturna milanese da oltre 30 anni. Che in questi mesi, però, è in sofferenza, come tutto il mondo dell’intrattenimento, finito in fondo alla lista delle riaperture.

“A livello ufficiale un mese fa c’è stato un incontro con il ministero della Attività Produttive – spiega Baldaccini – ma per ora grandi novità sulle riaperture non ci sono. Mi sembra che non ci sia neanche la volontà di parlare di una riapertura delle discoteche”. Lo scenario, in effetti, fa tremare i polsi: “Oggi molti locali sono già falliti – sottolinea Baldaccini – una S.p.a. che sta chiusa 13 mesi con soli costi, fate voi…il debito quando raggiunge il 100-150% del fatturato è impossibile che si riesca a rimborsarlo. Siamo il settore più massacrato, non è una sensazione ma un’evidenza, assieme alle palestre e al mondo dei concerti”.

 

E pensare che l’Hollywood era il tempio della notte a Milano, dove chiunque varcasse la soglia sapeva di potersi ritrovare in pista con Leonardo Dicaprio, Charlize Theron, Robert De Niro o George Clooney, tutti vip passati tra le mura del locale meneghino. “Eppure oggi sono esattamente 13 mesi che siamo chiusi – dice con amarezza Baldaccini – può darsi che riapriremo, magari non col marchio Hollywood ma come ‘Hollywood corso Como’. Riapriremo a settembre, a dicembre? Chi lo sa…dipende da tante variabili. Oggi il problema vero è l’assoluta mancanza di certezze. Capisco che è stato difficile dare certezze finora ma oggi elementi per dare delle tempistiche ci sono, anche in base al piano vaccinale. Sarebbe utile avere delle date, così è difficile programmare anche la sopravvivenza”.

A destare preoccupazione è anche il numero di persone che lavorano nelle discoteche, tra barman, baristi, dj, promoter, vocalist e addetti alla sicurezza:All’Hollywood ci sono circa 15 dipendenti – spiega Baldaccini – se consideriamo le altre società del medesimo gruppo arriviamo a 300. Chi è rimasto si trova in cassa integrazione, altri invece si sono licenziati e hanno trovato lavoro altrove. Se faranno aprire le discoteche in autunno inoltrato spero che il Covid non desti più quella gravità sanitaria di oggi perché auspico che il
70% della popolazione sia stata vaccinata e a quel punto non avrebbe più senso limitare le attività”.

Piani sul futuro, Baldaccini, non ne azzarda: “Tecnicamente nel settore potremmo andare avanti 5 anni come 5 giorni – rimarca – tutto dipende dai tuoi debitori, è tutto nelle mani loro, dello Stato, dei fornitori. Dipende dalla capacità che hai di convincerli a non farti fallire. Oggi il settore è talmente iperindebitato che non ha le risorse e nessuno è salvo dal rischio di fallimento. Quando ti tagliano la corda basta, salti. Dipende solo da quello”.

Redazione

Redazione Ticino Notizie

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