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Il futuro dell’Accam ancora una volta al centro del consiglio comunale di Legnano

Bocciata dalla Giunta la proposta di Commissione dell'avvocato Brumana

LEGNANO- Accam, sempre Accam, fortissimamente Accam. Ancora una volta il destino futuro dell’inceneritore di Borsano di Busto Arsizio sale alla ribalta del consiglio comunale di Legnano. E ancora una volta non riesce a fondere le voci in un coro compatto. Tutto ha preso le mosse da una proposta del consigliere Franco Brumana del “Movimento  dei cittadini” con cui si chiede l’istituzione di una commissione di controllo per la verifica di ogni aspetto del problema.
Tutto, ha motivato Brumana, con lo scopo di poter decidere con cognizione di causa e sulla base di elementi concreti e frutto di opportuno approfondimento. Ma la giunta del sindaco Lorenzo Radice e la maggioranza che la sostiene, alla proposta, hanno fatto pollice verso affermando di voler adottare un percorso diverso. Brumana e altri consiglieri dell’opposizione hanno peraltro anche spinto sulla necessità di dedicare alla questione Accam un consiglio comunale monografico. Ma, andando con ordine, è stato Brumana ad accendere i riflettori sulla problematica: “la questione Accam è rilevante e molto complessa-  ha esordito – il consorzio non ha ancora presentato il bilancio del 2019 perchè dovrebbe compensare l’insolvenza accumulata nel tempo, precedente all’incendio che ha portato al blocco degli impianti; se non sarà approvato il bilancio, la società andrà incontro a un  fallimento o a un concordato preventivo”.
Brumana ricorda che Accam, “a febbraio 2020 aveva accumulato un  debito complessivo di oltre 18 miliardi di Euro” definendo il piano individuato da Amga a soccorso della società “un po’ strampalato”. E ha bocciato anche la soluzione di allargare il discorso a Cap Holding in quanto ,ha aggiunto, “questo comporterebbe il trasferimento a Legnano dei rifiuti degli impianti di depurazione di Cap Holding che ne ha ben sessantuno sul territorio”. Ripercorsa per sommi capi la vicenda, Brumana ha quindi calato la proposta di “istituire una commissione di controllo per avere piena conoscenza dei presupposti necessari per decidere facendo indagini, acquisendo documenti, chiedendo consigli e informando il consiglio comunale”. Se la proposta è stata sposata compattamente dall’opposizione, la giunta Radice ha invece optato per un cursus differente. “Quando ci siamo insediati – ha affermato il primo cittadino – Accam ci si è presentata come una matassa difficlle da sbrogliare, abbiamo cominciato ad affrontare il tema e a parlarne e, naturalmente, vogliamo proseguire in questa direzione nella consapevolezza che si tratta di una situazione da valutare con attenzione e approfondimento”. Fin qui perfetta identità di vedute con Brumana.
Le differenze sono affiorate invece sul percorso metodologico da seguire. “Non ci sembra opportuno istituire una commissione ad hoc- ha aggiunto il primus inter pares di palazzo Malinverni – esiste già la commissione sostenibilità, e per affrontare la questione abbiamo pensato a un percorso in tre tappe, la prima sarà cominciare a parlarne in un primo incontro il 18 gennaio, la seconda un confronto con Amga e con i tecnici per un ulteriore approfondimento, la terza sarà discutere, quando avremo acquisito tutti gli elementi,  di un indirizzo politico comune da adottare riteniamo per inizio febbraio”.  Un percorso che, per l’opposizione e in primis per Brumana, significa però “rimandare ulteriormente la discussione sul problema”.
Vi è da credere che al mulino della problematica Accam il mondo politico legnanese porterà ancora parecchia acqua. La questione è di vedere se i fiumi che per ora scorrono paralleli senza incontrarsi mai troveranno finalmente una foce comune.
Cristiano Comelli 

Redazione

Redazione Ticino Notizie

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