Il Foglio ricorda Enzo Tortora e i guasti senza fine del giustizialismo

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    Fu con il caso Tortora che iniziò, almeno in buona parte, una delle patologia delle nostre istituzioni: quella della voglia di forca, come  scriveva Massimo Bordin sul Foglio (nel pezzo che riportiamo a seguire)

     

    Era 17 giugno del 1983 quando Enzo Tortora veniva svegliato alle 4 del mattino dai Carabinieri di Roma e arrestato con l’accusa di traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico.  Il sito del Foglio contiene un piccolo speciale, con materiale d’archivio, per ricordare Enzo Tortora e quel dramma giudiziario che ancora oggi dovrebbe farci riflettere sulle storture della giustizia italiana.

     

    Per ricordare Enzo Tortora non si può non essere sgradevoli. Ha perfettamente ragione l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini nel notare, come ha fatto ieri, che da quell’arresto “è cominciata la patologia delle nostre istituzioni”. La voglia di forca, il circuito mediatico e il dogma, per legge, della infallibilità del magistrato”. Naturalmente la giustizia italiana aveva gravi pecche anche prima ma è in quel caso che compare un fenomeno che da allora ci accompagna. E’ il cedimento a una sorta di rancore meta-politico che si afferma negli ambienti accreditati come civilmente “più evoluti”, o che almeno tali si ritengono. “Se lo hanno arrestato, qualcosa deve avere sicuramente fatto”. E’ l’argomentazione usata da Camilla Cederna sull’Espresso ma decisivo è quello che aggiunge: “Il personaggio non mi è mai piaciuto. E non mi piaceva il suo Portobello… Il successo ottenuto così si paga”. Grazie a una impietosa rassegna stampa pubblicata in rete da linkiesta.it, nella quale non si salvano nemmeno Montanelli e Forattini, si può capire come siano nati i tempi nei quali viviamo. E con quali levatrici.

    Massimo Bordin

     

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