Il Duca, Fico e Putin. Di Emanuele Torreggiani

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    Anni fa, andati molti, molti, accompagnandomi, come costume, ad una ragazza, allora residente alle Nuove Orcadi, entrambi di stanza in Inghilterra per un corso semestrale, ci recammo a Londra per un giringiro. Alla Houston prendemmo un bus, piano superiore dove fumare era regola di vita, viaggio e compagnia, seduti ricordo che Rhoda mi baciò. Aveva le labbra rosa.

    Mentre guardo il traffico scorrere ordinato, dalla scala interna spunta un uomo. Scarpe di cuoio che hanno camminato tanto, principe di Galles, camicia azzurra e cravatta Oxford, borsa di pelle vissuta, capello di quel bianco che la gioventù lo volle biondo, s’accomoda e, estratta la borsa del tabacco, si rolla una paglia. Dall’aroma dolciastro avrei detto Senior Service. Accavalla le gambe e aspira con voluttà. Avvicinandosi al mio orecchio Rhoda, mentre scrivo riassaporo le sue labbra al mio lobo, sussurrò che quell’uomo era il Duca di Kent, connestabile del regno. Presiedeva la Camera dei Lord.

    Scese come noi a Westminster. Rhoda era una bella ragazza con i capelli rossi, gli occhi verdi e l’incarnato diafano. Mi amò. Non andai mai alle Nuove Orcadi. Ogni tanto do un occhio con Google earth, da qualche parte, dirimpetto il mare del Nord, in un camposanto immagino la grezza lapide di pietra muschiata con inciso il suo nome. Eretta alle piogge, la neve, il sole, il vento della notte, un ranuncolo di primavera e le folaghe che vanno e vengono. That’s it. Shakespeariano.

    Mio malgrado, l’alfabetizzazione produce una lettura automatica, scorgo articolesse di cosiddetti grandi giornalisti che firmano i cosiddetti grandi giornali sul neo Presidente della Camera in autobus a Roma. Ed i relativi, davvero, a mio avviso, men che modesti, richiami alle spese da lui rendicontate sull’utilizzo dei taxi. Come se il taxi sia, o fosse, un lusso quindi voluttuario o inutile. Fin quando i commentatori che inchiostrano quotidiani, che i Grandi resero grandi, si prostrano alla sub politica demagogica corrente, dalla palude del terzomondismo in cui simo sprofondati non ne usciremo. L’utilizzo di un bus, taxi o auto con il lampeggiante, non rappresenta un valore politico né in positivo né in negativo. Semplicemente una locomozione, la politica viene dopo.

    E dopo, o meglio nell’adesso, sempre i grandi commentatori dei quotidiani semifalliti se non ci fosse il contributo statale a garante di stipendi che le vendite non supportano, scandalizzano i magri lettori sulla vicinanza dei neo barbari, pentastellati e leghisti, riguardo Vladimiro Putin che, a volte, attraversa a piedi la Piazza Rossa. I neo barbari, nei confronti del biondo Russo, mostrerebbero un atteggiamento positivo mentre egli è, scrivono i grandi giornalisti, un autentico despota e semi-mafioso. Accade però che tutti i contratti che la Russia ha stipulato con l’Italia siano stati firmati dai predecessori dei neo barbari. Quelli che il popolo italiano, per così dire sovrano, ha mandato a casa in auto blu. Ecco, sarebbe interessante capire perché i neo barbari non considerino Putin, il camminatore, alla stregua dei notabili restituiti alla disoccupazione dorata. Sarebbe interessante capirlo dai grandi giornalisti dei grandi quotidiani che ieri, o l’altro ieri, osannavano ed oggi denigrano. La politica, come al solito, è altrove.

    Emanuele Torreggiani

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