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Il dopo Saffa, Invernizzi: “Una storia destinata a proseguire”

MAGENTA- Marco Invernizzi lo aveva detto chiaramente: “La mostra sulla storia della Saffa non deve certo essere un’operazione nostalgia”. E così malgrado la kermesse sia andata più che bene – sono stati staccati quasi 4.300 ingresso (4.277 ndr) con la visita di numerose scolaresche tra cui gli studenti del Politecnico di Milano – adesso, al primo cittadino interessa più che mai “chiudere il cerchio”. “Il guaio della cultura – ha premesso Invernizzi – è che non dà subito riscontri economici. Ma in questa circostanza sono convinto che abbiamo avviato un percorso destinato a proseguire per almeno un ventennio”. Già perché per Invernizzi, la presenza in visita alla mostra di tre funzionari del Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, è un segno evidente che questa storia – che è un tratto distintivo per questo territorio – dovrà essere la premessa per scrivere presente e futuro del Magentino. Ed è così che il Sindaco è partito elencando le ‘certezze’. “L’archivio della Saffa rimarrà sul territorio è un grande patrimonio e il nostro auspicio è che potrà trovare una collocazione definitiva proprio all’interno dell’ex Cartiera”. Quindi, la collaborazione con il Politecnico di Milano e il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica. La sua finalità è il riciclo e il recupero energetico degli imballaggi (Comieco). Durante il seguente anno accademico, infatti, uno dei laboratori universitari dell’ateneo milanese sarà dedicato allo studio del ‘caso Saffa’. E sempre il Politecnico del capoluogo lombardo punta ad inserire l’area dell’ex fabbrica regina nella produzione di carta e fiammiferi all’interno dei cosiddetti ‘progetti di rilevanza internazionale’. Insomma, va da sé che dalle anticipazioni del Sindaco il ruolo di ‘regia’ del Politecnico di Milano pare essere un dato più che assodato. Così come la valenza di quest’area che viene fatta rientrare nel Piano Strategico della Città Metropolitanafoto 1. Le parole d’ordine per il primo cittadino, insomma, sono tecnologia, innovazione, ricerca e sviluppo. “Ora però – fa notare Invernizzi – tocca agli sponsor privati metterci del loro”. Invernizzi, pur con la dovuta scaramanzia, parla a ragion veduta. “Basta guardare la caratura degli stessi sponsor che hanno sostenuto questa mostra. Ma devo dire che gli incontri che stiamo avendo in questi giorni coi possibili investitori stanno andando tutti bene. Anzi, sono loro a dirci di fare in fretta sulla scorta del cammino avviato con questa mostra”. E’ chiaro che Invernizzi e la sua Amministrazione giocano molto della loro credibilità attorno al ‘dopo Saffa’. Ma il Sindaco ci crede e si sbilancia già anche sulla forma giuridica più appropriata. “Personalmente trattandosi di un mix pubblico – privato io vedrei bene la Fondazione. Ma – aggiunge Invernizzi – visto che la Saffa è un elemento straordinariamente identitario per Magenta io credo molto anche nell’azionariato popolare. Quote da 1.000 euro per essere compartecipi del futuro di questa areafoto 3 (68)” . Certo, Invernizzi non entra – o meglio non vuole entrare ancora nei dettagli del progetto – tuttavia, dai partner in campo è già abbastanza chiara la cornice. L’area Saffa, in questa prospettiva, potrebbe diventare a tutti gli effetti una sorta di campus universitario, dentro al quale dare il giusto rilievo anche a quei segni di ‘archeologia industriale’ di cui la stessa mostra di questi giorni sono una prima testimonianza. E un indizio importante in tal senso giunge dallo stesso Sindaco: “Diciamo che il progetto così come è partito con questo tipo di rassegna è stato trovato dai possibili finanziatori assolutamente coerente con i successivi sviluppi”.

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