Il ‘Cristo sofferente’ nella chiesa di San Gaudenzio a Galliate

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GALLIATE – Tra i tanti tesori misconosciuti, conservati nelle nostre chiese, il Crocifisso della chiesa di San Gaudenzio è una scultura barocca di grande qualità, realizzata da Giovanni Battista Antignati nel 1708 e donata alla chiesa di San Gaudenzio di Galliate da Ferdinando De Bayer nel 1810.
Domenica 19 agosto il Gruppo Dialettale, guidato da Gianni Belletti, lo ha riscoperto con una pubblicazione che ne raccoglie la storia secolare, primo volumetto della collana ‘Storia & arte a Galliate”, che proseguirà nei prossimi anni. La ricerca storica corregge inesattezze tramandate nel tempo che ne avevano alterato la memoria. Ispirato, nella sua leggiadra e tormentata composizione, dal chierico domenicano Pietro Frasa, fu scolpito dalla bottega dell’Antignati nel 1708 (Giuseppe Antignati è autore anche della Madonna del Carmine posta nella parrocchiale di Nosate). Queste le notizie fondamentali raccolte dal bolognese Mario Masini che, insieme alla ricostruzione della figura e del mecenatismo dello svizzero Ferdinando De Bayer (il Crocifisso arrivò a Galliate il 12 agosto del 1810, proveniente da Milano) di Roberto Cardano, hanno disegnato una vicenda storica di grande interesse storico e artistico.
‘DAL CRISTO REGALE AL CRISTO SOFFERENTE’
Intermezzo di grande spessore culturale è stato quello della dottoressa Fiorella Mattioli Carcano che ha tratteggiato la storia di tale figura emblematica, “Dal Cristo trionfante al Cristo sofferente”, con un precisa rappresentazione di quella che fu la “morte quotidiana con la quale si confrontarono le famiglie vissute nei secoli passati, dove le persone erano accompagnate al grande passo nella propria abitazione (non c’erano gli ospedali, le Rsa…), ma c’erano le ‘finestre dell’anima’ dove gli spiriti potevano uscire (le case Walser hanno degli abbaini così chiamati per dare la possibilità alle anime di volare in cielo), ma ancora oggi in certi ambiti popolari – quando muore un famigliare in casa – si lascia il tempo all’anima di lasciare il corpo…

MA CHI ERA IL MECENATE FERDINANDO DE BAYER?
Ricco proprietario terriero del Canton Ticino e capitano al servizio di Napoleone in quella che è passata alla storia come la II Campagna d’Italia, attraversò le nostre contrade alla fine di maggio del 1800. Fu allora che le armate francesi misero ‘a ferro e a fuoco Turbigo’ e, dopo aver attraversato il Ticino, si diressero verso Marengo dove, il 14 giugno, ottennero una grande vittoria sugli austriaci.
A Galliate Ferdinando De Bayer aveva conosciuto una ricca vedova, Angiola Marchesi che avrebbe sposato il 2 novembre 1800. Era il tempo delle soppressioni napoleoniche e, nel 1810, lo ‘svizzero-galliatese’ pensò bene di acquistare il Crocifisso che era in svendita presso una chiesa milanese soppressa, per indirizzarlo nella chiesa di san Gaudenzio, vicino alla quale dimorava con la sua famiglia. E così fu, il Crocifisso insieme ad altre donazioni arricchiscono ancora oggi la chiesa del rione Missanghèra.

All’incontro ha portato il saluto dell’Amministrazione l’assessore alla Cultura che ha ricordato la storia del Gruppo Dialettale e la figura del fondatore, l’indimenticato professor Belletti.
Il secondo appuntamento dell’anno con il Gruppo è in programma il 28 ottobre con il volumetto ‘I Galliatesi nella Grande Guerra’.

DIDA I relatori (da sx, Gianni Belletti, Roberto Cardano, Fiorella Mattioli Carcano, Flora Ugazio, Marta Belletti) con alle spalle il Crocifisso del XVIII secolo, i cui antecedenti stilistici sono rintracciabili nel scultura spagnola del XVII secolo, allora dominante in Italia

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